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ALCUNE PRATICHE PER IL NOSTRO RISVEGLIO

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di Angelo Ciccarella

L’Opera, ovvero le pratiche connesse al risveglio,  consiste nell’avere una volontà unica, una direzione sola e precisa.
Scandurra (il mio Maestro) ci ha fornito chiavi pratiche che ci hanno portati, con risultati diversi, alla trasmutazione e ad una diversa percezione del tempo e dello spazio. L’Occidente non è da meno dell’Oriente in quanto a tecniche realizzative, ma la nostra storia ha orientato il suo corso verso la razionalità e la scienza, e le tecniche dell’unione sono diventate obsolete o perseguitate. Ma non tutto è perduto. Un segnale ad alta frequenza partì da Atlantide fino ai giorni nostri, raccolto da generazione di nobili d’animo e non di cuja, come diceva Scandurra. Il Nostro più che vantaggi ci ha indicato oneri, responsabilità, una volta conseguiti gli obiettivi. Una particolarità del suo insegnamento verte sulla trasmissione orale e asserisce che senza di essa il nucleo sfugge. Gli scritti talvolta tradiscono il significato, così come le traduzioni, pertanto ciò che si riceve direttamente ha il crisma dell’originario.
I limiti della nostra natura decaduta vanno superati solo se sconfiggiamo l’autoinganno. È la prima regoletta, ma decisiva. Gli steccati che il sistema ci impone vanno anch’essi superati, disinteressandoci dell’opinione altrui, ma non dobbiamo ostentare la nostra singolarità né esporci. Fascinazione e magnetismo sono gli elementi base per la formazione e l’apertura dei rubinetti mentali.
Fu un principe romano (nobile anche d’animo, evidentemente) a trasmettere a Scandurra il “lumen” e le tecniche per accedere alle “botole interdimensionali”. L’incontro fu curioso. Soldato di leva alla Cecchignola, il Nostro durante una libera uscita domenicale girovagava per le stradine di un storico quartiere di Roma, quando vide due balordi armati di coltello aggredire un anziano signore. “Daje giù” era la sua frase tipo prima di un’impresa: li prese a schiaffoni tanto da farli cadere. I due malcapitati fuggirono senza nemmeno voltarsi. Da quel giorno il signore, un noto principe della Capitale, lo prese sotto le sue ali e lo iniziò alla sapienza. Che dire del principe? Sintesi di due impulsi, sacerdotale e guerriero, signore della Spada, insegnava il senso del dominio e del sacro. Aiutava in maniera riservata le persone in difficoltà, umile seppur autorevole. Era un viaggiante. Ma questa è un’altra storia.
Una pratica importante nell’iter scandurriano è la costruzione di immagini per unire volontà e immaginazione, chiave che permette di imprimere una direzione al presente sul piano fisico e produrre situazioni che vogliamo, purché non lesive della libertà altrui. Per fissare il nostro mercurio, costruiamo immagini che appaiano sullo schermo mentale. Il corpo sia libero da tensioni. Non sforziamoci. Dobbiamo esser sciolti. Scandurra ci consiglia di osservare un’immagine fortemente illuminata così da proiettare un riflesso, poi di chiudere gli occhi e ricordarla esattamente. La luce riflessa migliora la memoria ritentiva. In molte tradizioni, infatti, gli ierofanti collocavano sorgenti luminose vicino a simboli archetipali. L’immagine che sceglieremo sarà connessa all’obiettivo, cosa o funzione.
Le chiavi funzionano solo se siamo armati di sani intenti. La mente si accende per uno scopo alto, altrimenti esplode.
«Lo Spirito Santo, Luce del mondo,» scrive Fulcanelli «insegna il mistero delle cose e svela le più nascoste verità».
 

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