
Le regioni ordinarie sono state istituite nel 1970 e tra il 1972 e il 1977 è stato disposto il primo (parziale) trasferimento di funzioni dall’amministrazione centrale a quelle territoriali.
In Emilia Romagna da oltre cinquant’anni governano giunte socialcomuniste. Il primo presidente è stato Guido Fanti (Pci). A seguire Sergio Cavina (Pci), Lanfranco Turci (Pci), Luciano Guerzoni (Pci), Enrico Boselli (Psi), Pier Luigi Bersani (Pds), Antonio La Forgia (Pds poi Ds), Vasco Errani (Ds e poi Pd), Stefano Bonaccini (Pd).
Gli assessori delle varie giunte sono appartenuti all’area social comunista.
Prima di passare oltre, leggiamo già commenti che imputano al governo i mancati provvedimenti per mettere in sicurezza il territorio.
Su questo argomento è aperto il concorso “Pagliaccio d’Italia”, perché solo un circo di pagliacci può tentare di evitare l’esame di realtà, con pagliacciate.
E l’esame di realtà dice che da cinquant’anni le giunte social-catto-comuniste non hanno fatto alcunché per mettere in sicurezza il territorio.
Ricordare la realtà non è sciacallaggio, ma mettere in chiaro le responsabilità.
L’istituzione delle regioni è stata fortemente voluta dal Partito Comunista Italiano, nell’ambito di un percorso della Democrazia Cristiana di quella che con linguaggio attuale si chiamerebbe inclusione progressiva al potere dei partiti della Prima Repubblica.
Il 4 dicembre del 1963 Aldo Moro compose il primo governo di centro-sinistra con la partecipazione attiva dei socialisti: nacque così il Centro-sinistra organico formato appunto dalla Democrazia Cristiana, con il PSDI, con il PRI ed anche con il PSI.
Il Partito Comunista Italiano, per i suoi rapporti con Mosca, non poteva essere associato al governo. Lo sarà solo dopo la fine dell’Unione Sovietica, la fine della Guerra Fredda, la caduta del Muro di Berlino.
La strategia della Democrazia cristiana fu quella di icludere il Partito Comunista Italiano al governo del Paese tramite le regioni.
Governare le regioni non comportava scelte di natura militare, geostrategica, di alleanze Nato e poteva servire a garantire un equilibrio politico del Paese che non escludesse partiti di massa come, appunto, il Pci.
Gli anni Settanta del secolo scorso sono quelli di Enrico Berlinguer.
La Regione Emilia Romagna, i cui enti locali sono stati governati da giunte socialcomuniste fin dalla fine della seconda guerra mondiale, è governata ininterrottamente dalla sua nascita da presidenti comunisti e socialisti e da giunte social-catto-comuniste.
Cosa hanno fatto in 54 anni quest presidenti e queste giunte per mettere in sicurezza il territorio?
Questa la domanda. Altro che sciacallaggio o ridicole affermazioni tendenti a scaricare sul governo centrale la mancanza di governo del territorio locale.
Hanno ragione gli esponenti del Comitato Unitario Vittime del Fango i quali scrivono: “Pretendiamo che chi ci amministra e chi ci governa abbiano la responsabilità e le competenze per farlo. Non siamo numeri che votano né oggetti non degni di considerazione ma siamo essere umani e così pretendiamo di essere trattati”.
Sui fondi per la messa in sicurezza del territorio destinati all’Emilia Romagna incombe un esposto del Codacons alla Corte dei Conti regionale e alle Procure della Repubblica di Bologna, Ferrara, Forli-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini.
Lo ha annunciato lo stesso Codacons: “Senza entrare nel merito delle diatribe politiche, e nell’esclusivo interesse di cittadini e imprese della regione, presentiamo un esposto alla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna, affinché verifichi eventuali usi distorti delle risorse pubbliche destinate alla messa in sicurezza del territorio, e una denuncia alle Procure della Repubblica competenti perché accertino possibili omissioni da parte delle amministrazioni locali”.
L’esame di realtà presuppone trasparenza. La attendiamo da tutti i livelli di governo del territorio, senza ignobili scaricabarile e idiotismi del tipo: è colpa dei negazionisti del climat change.





