
Laura Luigia Martini*
L’Osservatorio Smart Agrifood definisce con il termine “Agricoltura 4.0” quell’evoluzione dell’agricoltura di precisione che viene realizzata attraverso la raccolta automatica, l’integrazione e l’analisi dei dati provenienti dal campo, da sensori e da qualsiasi altra fonte terza. L’utilizzo di tecnologie digitali nel settore agroalimentare crea valore supportando l’agricoltore nel processo decisionale relativo non solo alla propria attività, ma anche al rapporto con altri soggetti della filiera, processo che genera una sorta di discontinuità (almeno potenziale) dei confini della singola impresa per abbracciare un contesto più ampio. L’utilizzo della tecnologia crea inoltre uno stretto legame tra sostenibilità e agricoltura, rendendo le pratiche agricole più efficienti e rispettose dell’ambiente.
Ma perché anche nel settore agricolo è necessario affrontare le sfide del cambiamento climatico, normato come sappiamo del raggiungimento di specifici Sustainable Development Goals (SDGs)?

Perché sostenibilità in agricoltura significa adottare pratiche che non solo soddisfino le esigenze attuali di produzione alimentare, ma che preservino anche le risorse naturali per le generazioni future. E l’agricoltura 4.0 contribuisce a questo obiettivo riducendo gli sprechi, migliorando l’efficienza delle risorse, minimizzando l’impatto ambientale e supportando la sostenibilità proprio attraverso l’uso di tecnologie che rendono le pratiche agricole più precise e meno impattanti sull’ambiente. Un approccio questo che non solo aiuta a preservare l’ambiente stesso, ma che può migliorare la qualità della vita degli agricoltori e delle comunità rurali.
Si tratta dunque di implementare un’agricoltura nuova, catalizzatrice della nascita delle cosiddette “smart farms”, “fattorie intelligenti” dove la tecnologia è al servizio delle più tradizionali attività manuali che richiederebbero senza di essa un enorme dispendio quantitativo di risorse ed energie.
Mi riferisco in particolare all’adozione di tecnologie digitali come l’IoT, i cui sensori monitorano continuamente le condizioni del suolo, l’umidità, la temperatura e altri parametri ambientali, producendo dati in tempo reale. Mi riferisco altresì all’utilizzo della robotica con intelligenza artificiale a bordo per eseguire compiti come la semina o la raccolta, aumentando l’efficienza dei processi, mentre l’analisi dei dati permette di identificare tendenze e modelli che migliorino la gestione delle aziende agricole, come la previsione dei rendimenti delle colture.
La mappatura dei campi e il monitoraggio delle colture medesime viene invece realizzata impiegando droni con sistema di visione intelligente, ma anche dati satellitari in grado di generare una mappa dettagliata che consente di identificare problemi specifici. I Decision Support Systems (DSS) utilizzano invece modelli matematici per fornire consigli agronomici basati sui dati raccolti, cosicché gli agricoltori possano prendere decisioni informate. Tutte queste tecnologie consentono fra l’altro di tenere sotto controllo in tempo reale le condizioni del suolo, ottimizzando l’uso di acqua, fertilizzanti e pesticidi.
Si tratta sostanzialmente di un progresso significativo per l’intero settore agricolo, le cui imprese sono chiamate a raccogliere le sfide della sostenibilità e della digitalizzazione insieme, con il fine ultimo di aumentare la profittabilità, ma anche di incentivare proprio la sostenibilità economica, ambientale e sociale dell’agricoltura.
Nei Paesi economicamente più avanzati l’adozione di tali tecnologie è già cominciata e viene perseguita con crescente successo. Sarebbe auspicabile che anche nelle zone rurali del pianeta particolarmente povere si promuovessero tali pratiche, poiché in queste aree il lavoro contestuale su digital e green costituisce ancor di più il volano per la costruzione di un futuro migliore. Ed è proprio in tali ambiti infatti che l’Agricoltura 4.0 trova il Suo più naturale sbocco strategico, poiché abilita un più efficace utilizzo delle risorse naturali presenti in loco.
Elencherò di seguito alcuni esempi e relativi benefici.
L’automazione dei processi può ridurre i costi di produzione e aumentare i rendimenti, di modo che l’agricoltura sia più accessibile e redditizia per i piccoli imprenditori del settore, mentre la formazione degli addetti all’utilizzo delle nuove tecnologie può includere l’uso di app per la gestione delle colture, l’analisi dei dati e le tecniche di agricoltura di precisione. Fondamentale anche la creazione di piattaforme digitali che colleghino direttamente gli agricoltori ai mercati, eliminando gli intermediari, il che può garantire prezzi più equi per i prodotti agricoli e aumentare i profitti degli agricoltori. È inoltre necessario investire in infrastrutture al fine di migliorare l’accesso a servizi di base come acqua potabile, elettricità, strade e internet ad alta velocità per lo sviluppo economico e sociale di tali zone. Investire inoltre in sostenibilità ambientale, in pratiche agricole sostenibili, aumenterebbe la produttività e la sicurezza alimentare, e investire infine sullo sviluppo economico diversificato e sulla protezione sociale tenderebbe a ridurre le disuguaglianze.
Ma qui il problema più rilevante è quello di accedere a flussi di finanziamento adeguati ad affrontare la sfida dell’innovazione e del cambiamento. Dove reperire i capitali necessari alla realizzazione di un così ambizioso progetto?
È necessario che tutti contribuiscano all’obiettivo, a partire dai governi, che potrebbero offrire sussidi per l’acquisto di tecnologie agricole avanzate, come sensori, droni e sistemi di irrigazione intelligenti. Le istituzioni finanziarie dal canto loro potrebbero fornire microcrediti a basso interesse per aiutare i piccoli agricoltori ad adottare tecnologie agricole moderne e potrebbero essere offerte agevolazioni fiscali alle aziende agricole che optano per le tecnologie 4.0, riducendo così il costo iniziale dell’investimento. Un grosso contributo verrebbe certamente dalla promozione dei partenariati pubblico-privati, collaborazioni tra governi, aziende private e organizzazioni non governative per finanziare e implementare progetti di agricoltura 4.0. Tutti questi incentivi sarebbero di grande aiuto al superamento delle barriere economiche e infrastrutturali e promuoverebbero una maggiore adozione delle tecnologie agricole avanzate nelle aree rurali e povere.
E quanto al ritorno di questi investimenti (ROI)?
Il Professor Andrea Rocchi, Presidente di CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), ha di recente affermato che l’agricoltura 4.0 è cresciuta del 19% nel 2023 rispetto all’anno precedente per un valore di svariati miliardi di Euro. Vero è che il ROI relativo agli investimenti in agricoltura 4.0 nelle zone rurali povere è estremamente variabile, e diversi sono i fattori che lo influenzano, tra cui il tipo di tecnologia implementata, la scala dell’investimento e le condizioni specifiche della zona rurale.
Ciononostante, si tratta senza dubbio di un investimento ad alto potenziale, potenziale che va valutato su scala globale e che aumenterebbe notevolmente se si coinvolgessero nello sviluppo tutte le aree rurali del mondo che vivono oggi in condizioni disagiate. Penso a zone geopoliticamente sensibili per l’argomento trattato, come il Sahel, il Nordafrica, ma anche il vicino Oriente, l’Asia Centrale, l’America Centrale e del Sud, solo per citare alcuni esempi.
Senza contare il valore del significativo miglioramento della vita degli individui, valore che non è quantificabile, ma che è immensamente più rilevante di quello puramente economico.
Vale la pena tentare!
*Nuclear Engineer, SDA Bocconi fellow





