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AGNELLI OSCURI E SACRIFICALI

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di Carlo Di Stanislao

“Foste non fatti a viver come bruti”
Dante Alighieri 
 
Se esistesse il corrispettivo femminile del dandy, Marella Caracciolo di Castagneto ne rappresenterebbe l’esempio perfetto. Ella  è stata una delle donne italiane più eleganti dello scorso secolo. Sorella del principe Carlo Caracciolo che nel 1976 fondò il quotidiano La Repubblica e moglie di Gianni Agnelli, Marella, splendida musa d’artisti e  fotografi , ha sempre vissuto in un mondo fatto di lussi, danari e sofisticati piaceri estetici. Nonostante queste fortune si è vista costretta a fronteggiare uno dei più dolorosi avvenimenti che possono ferire la vita d’una madre: la morte del  figlio. Il 15 novembre del 2000, infatti, tra gli spietati titoli della stampa ed il dissidio economico coi nipoti Elkan ha perso Edoardo.
 
Tra lei ed il figlio vi era un rapporto d’affetto molto profondo e permeato di spiritualità, mentre Edoardo, col padre Gianni, aveva invece un rapporto molto difficoltoso.  Anche Margherita, la sorella che sposò Alain Elkann, consegnando l’impero economico di famiglia a questa nota famiglia ebraica, possedeva una notevole sensibilità, infatti durante al suo soggiorno in russia iniziò a dilettarsi dipingendo quadri naif ispirati alle icone russe ortodosse e scrisse una raccolta di poesie intitolata “Cenere”.
 
Per Edoardo questa  sensibilità verso al mondo della mistica e dell’arte fu però una condanna.  Fin da giovanissimo si appassionò di teologia e spiritualità, alla tenera età di 22 anni scrisse una serie di testi sull’esoterismo e si appassionò di cabala, angeli e esoterismo, definendosi lui stesso “ nato sotto l’influsso di saturno”.  Come insegnano però gli artisti saturnini, come Baudelaire, Verlaine e Rimbaud, la via della maledizione è spesso senza ritorno. Forse preoccupata per queste tendenze maudits del figlio, refrattario nei confronti del capitalismo ed animato da un’ingenua ricerca dell’utopia in terra, la madre , in modo speculare ma non autolesionistico, approfondì anche lei gli studi di spiritualità, leggendo i testi dell’esoterista russo Gurdjieff (1866-1949).  
 
Grazie all’amico Russel Page, celeberrimo giardiniere paesaggista e discepolo di Gurdjieff, ebbe modo di creare presso le proprie dimore luoghi verdi e fioriti in cui trovare ristoro. Come Wagner chiamò la propria villa Wahnfried, ossia “rasserenamento della proprio irrequietezza”, anche Marella amava chiamare i suoi bellissimi giardini hortus conclusus, ossia chiostri, perché vi percepiva  una pace dell’animo tale da farla sentire in un piccolo paradiso terrestre. 
 
Nella gioia del giardinaggio, nella cura delle siepi ben potate attorno alle fontane e lungo ai sentieri di marmo di Villa Perosa e villa Fresot, a Torino, o presso i laghetti di Villa Kassimou, in Marocco, Marella poteva ritrovare quei momenti di quiete e serenità che aiutano tutte le anime nobili, sovente sempre di fretta ed impegnate in opere di filantropia, mondanità e cultura, a dialogare con sé stesse. 
 
Edoardo, che nel suo sangue blu covava i germi del Weltschmerz più tremendo, non era però in grado di trovare la pace dentro sé stesso meditando sulla cosiddetta “quarta via” stando all’interno di uno splendido chiostro: viaggiò infatti per il mondo in modo frenetico per trovare quel Sacro Graal che invece avrebbe potuto scovare all’ombra di un roseto a casa propria, siccome si celava dentro di lui. Viaggiò in Cina, in india, in africa ed in America del sud, e per mezzo delle droghe cercò anche di esplorare quelle zone della psiche che i santoni e gli sciamani , che tanto lo affascinavano, riescono a raggiungere per mezzo della meditazione.  Ma ne rimase rovinato: in kenia, infatti, venne denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti.  
 
Questo giovane uomo dai pensieri complessi che amava condurre una vita semplice, quasi ascetica, per preservare quella sfera intima che il cognome pesante sembrava volergli sottrarre, riuscì però a trovare un certo equilibrio grazie al misticismo sciita, il sufismo
 
Tramite agli insegnamenti dell’ambasciatore iraniano in Messico, Mohammad Hassan Ghadiri, si convertì all’islam mistico e pacifico  e rinnegò il patrimonio aziendale di famiglia. Sua sorella, invece, venne fatta convertire all’ebraismo da Alain Elkann, che carpì la fiat dandola ai suoi figli, Lapo e John.  Nel romanzo di mamma Marella intitolato “ Ho coltivato il mio giardino” traspare quell’amore per i beni etici ed estetici che purtroppo oggi, nei nipoti di Gianni agnelli, ebrei in perenne ricerca di denaro ed accompagnati da donne belle ma spiritualmente vuote,  par estinto. 
 
Certi pregi, come il buon gusto, l’eleganza, la modestia e la raffinatezza dell’animo, che si manifesta nella capacità estetica di discernere il bello dal brutto, non si possono comprare neanche con tutti i denari della FIAT.

 

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  • Redazione

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