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Accoltellamenti e belve impunibili

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Abbassiamo la soglia per l’imputabilità dei minori

Ha tredici anni. Accoltella la professoressa in classe davanti a tutti. Non è certo un bambino come sostiene il codice.

Lo fa in diretta Telegram, con lo smartphone legato al collo come una bodycam da guerra.

Pantaloni mimetici, maglietta con la scritta “Vendetta”, coltello da combattimento e pistola scacciacani nello zaino. A casa, materiale esplosivo.

Non è un raptus. È una produzione. Regia, costume, scenografia, piattaforma di distribuzione. A tredici anni.

Il sangue schizzava dappertutto, raccontano i compagni.

La professoressa Chiara Mocchi è viva per miracolo. La belva è stata affidata a una comunità per minori. Perché l’articolo 97 del codice penale – anno 1930 – stabilisce che sotto i quattordici anni non si è capaci di intendere e di volere.

Nel 1930 un tredicenne andava a bottega. La pubertà arrivava a sedici, diciassette anni. Oggi le ragazzine hanno il primo ciclo a undici, i ragazzi si sviluppano a dodici. Le neuroscienze aggiungono il resto: a tredici anni il sistema limbico, quello che governa impulsi e aggressività, è al massimo sviluppo. La corteccia prefrontale, quella che frena e valuta le conseguenze, non matura prima dei venticinque.

Corpo da adulto, pulsioni da adulto, zero freni inibitori. Non è il cervello di un bambino. È il più pericoloso possibile. Il tredicenne di Trescore Balneario ne è la dimostrazione perfetta. Eppure, per il codice penale è un bambino.

Bambino. Guardiamoli, questi bambini.

Negli anni si sono succeduti eventi clamorosi.

Roba da Arancia Meccanica. A Milano, agosto 2025, quattro ragazzini tra gli 11 e i 13 anni rubano un’auto, investono e ammazzano una donna di 71 anni. Non imputabili. Nessun processo, nessuna condanna.

A Castelbelforte due tredicenni attirano una coetanea in un luogo appartato e la massacrano a forbiciate. Non imputabili.

A Bari minorenni reclutano le compagne di classe all’uscita di scuola per farle prostituire: duecento euro in due, cento per una.

A Milano le “ragazze doccia”: quattordicenni di buona famiglia che si vendono ogni giorno nei bagni delle scuole private, con il menu delle prestazioni che gira sui telefonini nelle prime ore di lezione.

Ai Parioli un giro di sessanta clienti con ragazzine di quattordici anni che arruolano le amiche di banco. Bambine.

Ma non basta.

Il primo bicchiere in Italia si beve a 11 anni: record europeo. Ventiquattromila ragazzini tra gli 11 e i 15 anni si ubriacano almeno una volta l’anno. Settantaquattromila sono classificati come binge drinker dall’Istituto Superiore di Sanità. A undici anni. Il binge drinking è bere fino a vomitare.

Le droghe sotto i quindici anni l’Italia non le misura nemmeno. Lo studio ESPAD, l’unico strumento serio, parte dai quindici. Per la fascia 11 – 14 – quella della belva di Trescore – il Paese non ha una rilevazione. Non li studia, non li conta, non li cerca. Ma certifica che non sono capaci di intendere e di volere.

Questi soggetti organizzano, pianificano, gestiscono, decidono. Che si tratti di un tariffario per prestazioni sessuali o di un accoltellamento in diretta streaming, la capacità è la stessa. Adulta. Criminalmente adulta.

Ma il codice li protegge. Lo Stato non li vede. E il ministro Valditara da Parigi invoca il metal detector. Come se il problema fosse la lama e non la testa che l’ha impugnata. Come se si potesse scansionare la diretta Telegram, il costume da stragista, gli esplosivi assemblati in cameretta.

Le famiglie dove stanno, chiede il ministro. Domanda giusta posta dall’uomo sbagliato.

Perché la vera domanda è un’altra: dove sta lo Stato? Quello che non sa quanti dodicenni si drogano, si prostituiscono e non ha mai toccato il codice penale, scritto quando Mussolini si affacciava dal Balcone. Salvo poi scoprire che i ragazzini sono pericolosi solo quando il sangue arriva in televisione.

Basterebbe poco. Abbassare la soglia. Come in Inghilterra a dieci anni, in Olanda e Irlanda a dodici anni. Paesi che non odiano i bambini. Paesi che non li chiamano così quando accoltellano una donna alla gola.

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