
di Giuseppe Augieri
Tornano gli angeli del fango. Una nuova stagione per loro ed una diversa ragione di essere: salvare non opere d’arte ma vite umane. E quel che resta di una vita di sacrifici.
Il Verbo è lo stesso: Salvare. Le immagini di giovani che spalano fango tra i detriti e le scorie di ciò che ha rappresentato – mobili, elettrodomestici, indumenti, fotografie, ricordi – una vita familiare; dopo che Volontari e Vigili del Fuoco e Protezione Civile e comunque Donne e Uomini che fanno del loro mestiere una professione, che hanno portato in salvo – magari a cavalcioni sulle loro spalle – anziani e bambini e donne e persone incapaci di autonomia, sono immagini di disperazione ma anche di una Italia bella, veramente bella. Che riempie il cuore non solo di orrore, non solo di pietà.
Solidarietà. Empatia. Senso del vivere civile. Umanità. Fa sentire orgogliosi di appartenere al genere umano. Ma questo genere umano. E stuzzica la vergogna per essere noi stessi troppo spesso egoisti e indifferenti.
E’ un’Italia che meriterebbe una classe dirigente, politica ma non solo, degna di questo immenso afflato che di tanta gente fa un popolo, che di tante singolarità fa una comunità, una civiltà. Che potrebbe e dovrebbe essere esaltato non solo nell’emergenza. E talvolta lo si è fatto.
Invece anche questa è occasione per i distinguo, per polemizzare, per addossare responsabilità al “nemico”, per il gioco di qualche “voto in più”. Per fare “politica”, o meglio propaganda, per come ormai molti intendono questa parola: gettando in quello stesso fango che appare in televisione una missione che dovrebbe essere non meno nobile di chi in quel fango lavora per aiutare e per salvare.
E dietro chi compie questo scempio della ragione e del cuore, c’è una piccola folla che segue.
E’ la faccia della vergogna. E’ l’altra faccia di una Italia di donne e uomini che capisce cos’è la vita. E la vive.
Si può scegliere dove stare. Scusatemi, non è retorica: è emozione.





