di Gianvito Caldararo
L’Ingorgo è il titolo di un film del 1979 diretto da Luigi Comencini e con la partecipazione dei migliori attori e attrici del cinema italiano. Il film racconta di uno spaventoso ingorgo che costringe ad un lungo fermo migliaia di automobilisti.
Nella politica odierna assistiamo a “L’Ingorgo delle Riforme”. Ogni partito di maggioranza si intesta una riforma. La Lega quella dell’Autonomia differenziata, Fratelli d’Italia quella della giustizia (si spera ndr) e Forza Italia la riforma fiscale e poi, con le dovute differenziazioni, quelle che discendono anche dagli impegni assunti in sede europea con il PNRR – Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza.
Il rischio che si corre è esattamente quanto illustrato nel film e cioè che si arrivi solo a parlare e di non vedere andare in porto nessuna di queste riforme, che sono puntualmente annunciate dai governi degli ultimi vent’anni.
Alle citate riforme viene poi fatta calare quella più attesa e maggiormente pubblicizzata, cioè la riforma della Costituzione.
Quello che sta emergendo è una profonda confusione. Infatti, ogni giorno nella maggioranza assistiamo al lancio di proposte sempre più diversificate. In materia fiscale c’è chi avanza la “flat tax” e chi propone la riduzione delle aliquote degli scaglioni di reddito. In materia di giustizia c’è chi avanza la divisione delle carriere e chi frena. In materia di riforma della Costituzione c’è chi sposa il presidenzialismo, c’è chi è per il semi-presidenzialismo, chi per il cancellierato e chi per la fiducia costruttiva.
In realtà, sia in maggioranza che nelle forze di minoranze si registrano tante proposte e voci più discordanti che concordanti. Nella maggioranza di governo è già iniziata un gioco sotterraneo per il reciproco e velenoso sabotaggio. Il primo segnale è venuto in materia di Autonomia differenziata, dove abbiamo letto sui principali quotidiani titoli come “Fratelli d’Italia gela Calderoli”.
In realtà il Servizio Bilancio del Senato ha rilanciato la “Nota di lettura” relativa alla riforma della Autonomia regionale differenziata, meglio nota come legge Calderoli, dal nome del ministro degli Affari regionali e delle autonomie.
La Nota, che fa a pezzi la legge Calderoli, è stata vista come una vera e propria bomba pronta ad esplodere in maggioranza. La verità è che molti parlamentari sono profondamente convinti che la Riforma Calderoli non sarà approvata, dal momento che non sarà facile superare l’ostacolo dei cosiddetti “LEP” – Livelli Essenziali di prestazioni per tutte le 23 materie delegate alle regioni.
Per garantire tali LEP necessitano tante risorse che non è possibile assicurare in relazione alla situazione del bilancio dello Stato, che registra un debito pubblico elevatissimo, cioè oltre 2.700 miliardi di euro.
Alla luce di tale situazione, sono in molti a pensare che la Riforma Calderoli, che minaccia di dimettersi se non passa la sua legge, non approderà a nulla. E così assisteremo alla stagione delle trappole e del fuoco amico tra le forze di maggioranza, con le incursioni, di volta in volta, delle forze politiche di minoranza.
Tra l’altro, aumenta di giorno in giorno il fronte di coloro che sostengono che la Riforma Calderoli è insostenibile per le casse pubbliche e socialmente ingiusta perché andrebbe ad aumentare le già profonde disuguaglianze.
E di questo passo ogni riforma resterà al palo e assisteremo alla stagione dei veti incrociati e dei dispetti reciproci. Le riforme si faranno quando il Parlamento smetterà di essere il “votificio” dei decreti-legge dei Governi di turno e deciderà di dare corso alle “sessioni per le riforme”.
Ma un Parlamento, costituito da parlamentari eletti perché scelti dal leader del partito in liste “bloccate”, è privo di quella necessaria autorevolezza per svolgere la importantissima autonoma funzione legislativa.
Quindi, le riforme le vedremo quando ci sarà una nuova legge elettorale che introdurrà (o meglio ripristinerà) il voto di preferenza. Solo con una legge elettorale del genere, sarà possibile far “rivivere” lo spirito contenuto nell’articolo 67 della Costituzione, cioè “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Ogni abbiamo solo degli esecutori di ordini.
Perciò, al momento, “Addio alle riforme”.




