
di Giuseppe Augieri
Si può fare….
Dopo S&P, anche l’agenzia Dbrs Morningstar ha dunque confermato il suo giudizio sulla politica economica italiana. In entrambi i casi colpisce che l’outlook, cioè la prospettiva per il futuro, sia “stabile”. Gli sfaceli previsti qui da noi non sono considerati probabili.
Detto in termini espliciti, le agenzie di rating – in attesa di Moody’s – dichiarano che l’equilibrio trovato dal Governo tra crescita e lotta all’inflazione è accettabile. Che lo dicano queste agenzie non è importante solo perché si tratta di giudizi tecnici di livello alto – quanto meno non inficiati da “passioni politiche” interne – ma soprattutto perché su questi giudizi riposa la credibilità italiana da parte della finanza internazionale, quella che copre una parte ancora notevole del nostro debito.
Se, al di là del “tifo” per le diverse parti politiche (è un gioco che non mi appartiene, ma la democrazia lo considera lecito; e dunque io, malvolentieri, l’accetto), si pensa che il nostro (cioè il di noi tutti) modestissimo parere possa incoraggiare l’opposizione affinché costruisca risposte migliori per gli italiani, se vogliamo questo, bisogna partire da qui.
Contestare il bilancio perché non è “sufficientemente espansivo”, magari contestando anche contemporaneamente che la lotta all’inflazione non è sufficiente; o contestare perché non si sono previsti alcuni aumenti della “spesa” (per esempio sulle pensioni) o ne sono stati previsti troppo poco ma senza indicare la relativa possibile copertura, e così su tanti altri argomenti, a me sembra solo tempo perso.
Se si contesta l’equilibrio tra espansione e lotta all’inflazione proposto, ne va indicato uno di dimostrabile miglioramento. Se questo non è possibile, e si vuole affrontare il tema delle risposte alla società, le richieste di spostamenti delle voci di spesa verso il welfare o verso classi sociali più deboli vanno accompagnati dall’indicazione di cosa invece tagliare.
E’ una questione di metodo, prima ancora che di contenuti. Fuori di questo, io vedo solo un dibattito molto populista, da pre-elezioni. Che non sono in programma. E neanche nell’elenco delle speranze. Se, dopo un anno, lo schieramento che forma la maggioranza dimostra più consensi di quelli presi alle elezioni, qualche sogno su legislature più brevi “a furor di popolo” credo debba essere assolutamente abbandonato.
Resta abbandonata invece quello che, a mio parere e l’ho già detto, dovrebbe essere la contestazione al vero punto debole di questa manovra: gran parte di quello che si propone vale per un solo anno. Ed è finanziato con deficit. Della serie: io speriamo che me la cavo; inaccettabile, ma bisogna dimostrarlo.
Su questo vedo silenzio: e immagino – ma non condivido – il perché. Eppure, affrontare questo tema significa davvero – non demagogicamente – mettere in discussione l’intero impianto di politica del Governo. Dimostrare agli italiani che si può fare diversamente. Si può fare.
Altrimenti, se questo Governo è incapace, l’alternativa non si presenta poi migliore.





