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DALLA DEMOCRAZIA VIGOROSA A QUELLA ANEMICA

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di Gianvito Caldararo
Con il passar degli anni il fenomeno dell’astensionismo  diventa sempre più preoccupante. Dalla democrazia vigorosa di partecipazione degli anni dell’entrata in vigore della Costituzione, da anni stiamo assistendo ad un crescente aumento del fenomeno dell’astensionismo. La partecipazione fino al 1979 superava la soglia del 90% e l’astensionismo non costituiva per niente un problema.
Con le elezioni del 1979 inizia la fase discendente della partecipazione da parte degli elettori. Infatti, dal 1979 a tutto il 2008 i non votanti aumento di circa il 10%, facendo passare la soglia di partecipazione dal 90,6% all’80,5%. Una caduta che consente all’Italia di essere tra i paesi caratterizzati dal “profilo partecipativo”, come avviene per il Belgio, il Lussemburgo, la Danimarca, l’Austria e la Germania.
Da uno studio effettuato dall’Istituto Cattaneo, in Italia si distinguono almeno tre periodi nella evoluzione della partecipazione. Un primo periodo va dal 1948 al 1976, quando si recavano alle urne 93 elettori su 100. La seconda fase va dal 1979 al 1992, quando le astensioni iniziano ad aumentare e si attestano su una percentuale a due cifre. Infatti dal 9,4% del 1976 si passa al 12,7% del 1992. L’ultima fase è quella che va dal 1996 al 2008, quando ad ogni elezioni aumenta il “partito del non voto”.
Alle ultime elezioni politiche del 25 settembre 2022, che ha visto la vittoria di Fratelli d’Italia, il partito della Meloni, ha votato appena il 64% degli elettori aventi diritto. Tale percentuale rappresenta quella più bassa di sempre. Il fenomeno è presente anche alle elezioni europee. Alle elezioni europee del 2019 l’affluenza alle urne è stata appena del 55% degli elettori. Nel 1970 vengono istituite le regioni e nelle prime votazioni si raggiunge un poderoso 92,5% di votanti, cinque anni dopo raggiunge la vetta del 92,7% di partecipazione. Alle ultime elezioni regionali le percentuali dei votanti è scesa notevolmente, come segue: regione Lazio con il 37%, La Lombardia con il 42% e l’Emilia Romagna con il 38%.
L’astensionismo è aumentato in maniera preoccupante. Anche le elezioni comunali sono state coinvolte dal fenomeno delle astensioni. Dal 1993, cioè da quando è stata prevista la elezione diretta del sindaco, è stata registrata una costante diminuzione di partecipazione al voto. Nelle elezioni del 2011 la partecipazione è stata mediamente del 65%, mentre nel 2006 era del 66% e nel 2001 del 77%. La percentuale di coloro che non votano si attesta su un 37,2% e fino al 40%. Alle recentissime elezioni per il collegio senatoriale di Monza, la partecipazione è stata di appena il 19,23%, cioè meno del 20% dei 702.008 degli elettori aventi diritto. Il problema della partecipazione è diventato un problema serio e preoccupante. Con l’aumento dell’astensionismo si rischia di avere una democrazia debole e gracile. Il problema della partecipazione va affrontato inserendo la preferenza, con la diffusione di forme di democrazia diretta e con una politica più seria, responsabile, eticamente ineccepibile e con un elevato senso e rispetto delle istituzioni. 

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  • Redazione

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