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SATIRA FUORI ONDA, C’E’ CHI VUOL FAR CADERE L’UNICO GOVERNO ELETTO NEGLI ULTIMI 15 ANNI

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di Vito Schepisi

C’era una volta, or non c’è più, quella correttezza che può ritenersi deontologica che tutelava tutti dall’invadenza mediatica.
A quei tempi nelle case, più che il pendolo del nonno, c’era “Striscia la notizia” che segnava i tempi serali delle famiglie.
Con “striscia” è nato anche un modo nuovo di fare televisione: meno censura, meno bigotti e più pluralismo, ed anche la possibilità di poter sorridere su tutti.
Senza mai trascendere, senza mai invadere più di tanto la sfera privata delle persone, la satira era, come da tradizione, lo strumento usato dai più deboli per ridicolizzare gli eccessi dei più forti, ma anche un modo simpatico per rendere più umani i potenti.
Gli eccessi di “Striscia” non sono mancati, come quelli di “torturare” la gente per strada, ossessionandola con la reiterata richiesta di riposte a domande a cui non non si voleva rispondere.
La satira è una battuta immediata, è l’imbarazzo d’un momento, non può essere una tortura mediatica.
L’obbligo di dover rispondere esiste solo per i testi in Tribunale, con le tutele legali adeguate, ed il PM non insegue il testimone per strada ripetendogli ossessivamente la stessa domanda.
Se gli eccessi, però, diventano la regola, e se s’usa l’effetto mediatico per far partire campagne di diffamazione, ovvero per ovviare alla mancanza di spessore politico d’una parte, mettendo in difficoltà l’altra, la satira finisce con essere un pessimo sistema di propaganda politica che privilegia il rilievo critico sulle scelte e sui modi degli avversari, alla proposta politica.
In questo contesto s’inquadrano i fuori onda dell’ormai ex compagno della Premier Meloni, con l’aggravante che è il papà della sua bambina di 7 anni.
In questi casi la prudenza dovrebbe essere doverosa.
Se è stato un modo per creare difficoltà nella vita privata del Capo del Governo, è apparso goffo.
Non cambia, infatti, niente sulla capacità del Premier d’assolvere le sue responsabilità pubbliche.
Un po’ come un … ti faccio del male così vedo se riesco a rodere di meno.
Lecito? Non lecito? … interessa poco: se non è legale, diviene roba da azzeccagarbugli!
Più interessante sarebbe osservare che l’Italia sia diventata la grande piazza della spettacolarizzazione della politica a discapito del buon governo.
C’è chi grida e chi insulta: è l’Italia di chi sciorina pregiudizi ed accusa gli avversari d’essere fascisti e razzisti, passando dall’essere tacciati come omofobi o islamofobi, solo se si sollevano perplessità e si denunciano pericoli. La questione che si vinca o si perda, non in funzione d’una strategia del divenire, ma contro qualcosa o qualcuno, è cosa preoccupante.
Così pèrdono tutti!
Se non è il mondo alla rovescia del Generale Vannacci, di certo in Italia è in corso il festival permanente dell’odio e dell’ipocrisia.
I talk Show negli studi televisivi, con l’arruffarsi sulle chiacchiere, hanno cooptato l’Agorà, una volta intesa come piazza in cui si discutevano le idee e le scelte delle comunità.
In TV si celebrano, senza soluzione di continuità, con gran confusione e tutti insieme, i comizi, i processi e il gossip politico-mondano del Paese.
Questo episodio della vita privata d’un uomo pubblico che, per questioni diverse da quelle che coinvolgono il proprio lavoro, possa essere messa in piazza con tutti i mezzi e gli scopi, anche subdoli, non è facile da digerire, se si pensa che la democrazia liberale consente a tutti di fare e dire ciò che vogliano, purché non violini le leggi e non siano a danno di altri.
La satira, come s’è detto, un tempo serviva per sorridere sulle classi dominanti, poi è diventato lo strumento per delegittimare l’opposizione, oggi è diventata una rivalsa per scaricare la bile di chi non sopporta che, dopo ben 15 anni, ci sia chi ha vinto le elezioni con una maggioranza autosufficiente e non di sinistra.

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