
di Antonio Foccillo
Quello a cui assistiamo nel teatrino della politica dimostra che siamo ormai alla fine di un’importante stagione i cui processi si stanno esaurendo e che ha spalancato la soglia di una nuova fase, in cui l’avvenire, purtroppo, si presenta come una scommessa.
Il futuro, quindi, non è più programmabile secondo le regole certe statuite dalla Costituzione, ma richiede di essere affrontato con modi e scelte totalmente diverse da quelli del recente passato.
Invocare la troppa sensibilità dei costituenti per negare diritti che – oggi – sono percepiti come vitali, giusti e indispensabili, sarebbe forse legittimo da un certo punto di vista, ma piuttosto debole dal punto di vista politico, perché una norma priva di un sostegno, in senso lato, ‘politico’, difficilmente può resistere senza trasformarsi nell’oggetto di un’insofferenza diffusa e senza essere percepita come una ‘ingiusta’ violazione di diritti fondati.
In altri termini, per quanto si possa ritenere doveroso che i principi fondamentali delle costituzioni siano preservati e rispettati, non si può affatto escludere che quei principi vengano addirittura modificati, senza che – in via ipotetica – non vi sia una transizione verso un regime non democratico che si potrebbe produrre, basta vedere la demagogia ed i populismi che sono presenti in Europa.
E, soprattutto, non si può ipotizzare che quei principi – per quanto effettivamente ‘al di sopra’ del conflitto politico – possano completamente sottrarsi a un radicale mutamento politico, a una modificazione netta delle relazioni di potere e del contesto sociale.
La naturale reazione a queste vicende rischia innanzitutto, per estrema semplificazione, di assimilare il malcostume politico all’essenza stessa della democrazia, e l’insofferenza verso le autonomie, causata dagli effetti derivanti dall’assenza di controlli sulla gestione di fondi pubblici ed a una indifferenza preoccupante verso i partiti accreditano l’idea che solo la gestione centralistica possa assicurare la virtuosità.
Weber vedeva il Potere come moralmente fondato e giuridicamente disciplinato ed individuava una tensione fra i due elementi entro la quale è costantemente destinata a muoversi la politica.
In questa tensione si individuava il limite tragico della politica, dibattuta tra la fedeltà incondizionata al valore e la coscienza lucida dell’impossibilità di realizzarlo nel mondo.
Oggi la nostra classe politica in considerazione del fatto che il suo ideale politico non è conseguibile si è portata oltre queste contrapposizioni, ignorando il suo supremo scopo di un razionale ordine sociale, organizzato secondo principi morali, per cedere alla coscienza fredda e senza illusioni di una inutile ricerca del bene comune che perciò è stato sostituito con quello personale.
Ciò, non delegittima la funzione politica ma questa classe politica travolta nell’intrico dell’esistenza umana, stretta – come dice Ritter – da contrasti di interessi razionalmente insolubili e da quell’insufficienza morale con cui ogni essere umano sconta le conseguenze della sua misteriosa doppiezza di natura[1].
La politica tradizionale, fino ad oggi, non è stata capace di dare una risposta concreta alle disfunzioni e alle inefficienze della nostra macchina istituzionale e politica, e soprattutto alla sfiducia drammatica dei cittadini nei confronti del sistema.
Ne è derivata la scarsa fiducia nei partiti e nel Parlamento, per i sistemi elettorali che hanno ridimensionato la sovranità popolare, e ciò ha messo in discussione la democrazia di una Repubblica che non crea fiducia.
Per cercare di dare una risposta a questo stato di sfiducia, innanzitutto bisogna decidere se si ritiene di rafforzare le istituzioni indebolendo il ruolo dei partiti, come è nelle democrazie maggioritarie dove le leadership sono fortemente personalizzate e investite direttamente dal popolo, oppure rafforzare i partiti come unica difesa dello stato sociale, poiché essendo venute meno le premesse del compromesso socialdemocratico, per continuare a garantire un livello di adeguato di servizi e prestazioni pubbliche, deve intervenire la politica, e cioè i partiti.
Ciò impone la fine della strategia del maggioritario, delle primarie, della personalizzazione dei leader perché indeboliscono i partiti, mentre l’idea di un partito società, dotato di una forte cultura politica va nella direzione opposta.
Bisogna rivedere come fare selezione delle classi dirigenti perché non si può più usare il criterio dei pacchetti di voti come in passato, ma anche le moderne primarie scardinano il partito come organizzazione e accrescono il ruolo dei finanziatori esterni.
Bisogna ripristinare metodi basati sulle capacità politiche dimostrate sul campo.
Nella crisi si è fatta strada l’idea che la via individuale al benessere non funziona più e quindi i partiti possono tornare a essere terminali di una domanda di futuro ma per farlo devono smettere di essere macchine per la carriera. In definitiva devono ritornare ad essere credibili.
La nostra idea di credibilità, però, non attiene agli eventi politici che si sostiene abbiano determinata la sfiducia.
Per noi la credibilità politica è chi risulta attendibile e/o vero.
Questa convinzione si collega al concetto di coerenza, cioè la conformità fra le proprie convinzioni e l’agire pratico.
In sintesi, coerenza è fare ciò che si dice ed essendo coerenti, si amplia la propria credibilità.
Un Governo è credibile se instaura una relazione di fiducia, onestà e sincerità con i suoi cittadini; è in grado di far fronte ai bisogni plurimi della collettività; è capace di stimolare uno spirito di collaborazione fra i suoi pubblici uffici; è in grado di instaurare un dialogo costruttivo e formativo con tutte le categorie sociali.
Inoltre, siccome la credibilità di un governo cambia quotidianamente, in ragione della conferma della coerenza o meno fra quanto i cittadini percepiscono e osservano e i programmi politici dichiarati, sarebbe auspicabile un sistema informativo limpido, trasparente ed efficace che permetta uno scambio informativo efficiente.
La naturale reazione a tutto questo rischia innanzitutto, per estrema semplificazione, di assimilare alla disfunzione dell’attuale politica all’essenza stessa della democrazia, invece, la politica e quindi i partiti devono battersi per la ricerca di una nuova equità e la sconfitta di una linea neoliberista in economia devono essere le loro battaglie, rafforzando coesione, solidarietà e pari opportunità.
Su queste basi si può dare davvero l’addio al passato e trovare nuovi assetti costruttivi da porre a confronto; oggi questo è ancora possibile.
Le strategie sulle quali si deve riflettere sono, prevalentemente, relative alle risposte da dare oggi ai nuovi bisogni.
È opportuno fare proposte, aggredire le problematiche in un’ottica autenticamente riformista, che punta al progresso sulla base di valori e principi storicamente acquisiti nel patrimonio genetico del nostro passato: diritti e solidarietà sociale, che si declinano attraverso uno stato sociale rinnovato, più efficiente e rispondente alle esigenze mutate, ma che non abbandona ed esclude nessuno, salvaguardando pari opportunità e libertà per tutti i cittadini.
Troppi in questi anni hanno lavorato per distruggere la cultura del dialogo e del rispetto dell’altro ed hanno accentuato le difficoltà delle istituzioni, mettendone in risalto soltanto gli errori e, così facendo, hanno delegittimato i rappresentanti delle istituzioni stesse e qualsiasi elemento di partecipazione democratica.
Bisogna, invece, essere capaci di proporre “un patto per il progresso” tra soggetti autonomi, portatori di interessi diversi e con gradi diversi di responsabilità istituzionale, culturale e sociale, ma tutti uniti contro il rischio di un maggiore imbarbarimento della convivenza civile
Troppo tempo si è perso ed oggi va recuperata quell’anima riformista per riaffermare valori sociali che facciano andare avanti il cittadino e nello stesso tempo il valore del lavoro possa essere ripristinato e si metta fine alla carneficina delle morti sul lavoro.
[1] Ritter, Il volto demoniaco del potere, tr. it. di E. Melandri, Il Mulino, Bologna 1971





