Aldilà della legittima indignazione seguita alla tragedia del missile caduto sull’ospedale di Gaza, nelle immediate 48 ore successive si è assistito ad un fiorire di accuse nei confronti di Israele indicato come l’unico responsabile del massacro.
Giornalisti come Vespa e quasi tutti i rappresentanti politici di 5 stelle del PD uniti ad novelli esperti di strategia militare non hanno esitato nell’indicare Israele come lo Stato canaglia.
Ora, grazie ai supporti tecnologici, risulterebbe evidente come il razzo provenisse invece dalle batterie di missili di Hamas, e di conseguenza la tragedia rappresenta un terribile errore da parte dell’organizzazione terroristica.
La vicenda rigurdante il bombardamento dell’ospedale di Gaza e la “manipolazione” di una notizia non ancora accertata, rappresenta una classica fake news la quale esprime l’approccio ideologico alla terribile attualita del conflitto. Quindi si tende a reinterpretare, anche senza riscontri oggettivi, un qualsiasi evento a supporto della propria posizione politica ed ideologica.
Le fake news rappresentano sicuramente un aspetto problematico nel contesto dell’ipercomunicazione digitale, ma spesso la loro stessa natura viene smascherata nel giro di 48 72 ore quindi ex post, come nel caso di Bruno Vespa.
Spacciare una notizia, da verificare come accertata, rappresenta la prima forma di fake news.
Viceversa, il tentativo della Unione Europea supportato da molti esponenti dell’Italia progressista, è quello di creare un sistema ex-ante assolutamente antidemocratico per individuare le fake news. Questa volontà nasconde, invece, essenzialmente la voglia del controllo assoluto della comunicazione ed una sostanziale desiderio di censura.
Questo delirio normativo rappresenta il tentativo della classe politica reggente di restringere il perimetro democratico a disposizione dei cittadini, all’interno del quale i social, con mille problematiche di credibilità, hanno assunto un ruolo fondamentale rispetto ai media tradizionali.
Paradossale poi come siano proprio i media tradizionali, molto spesso, a diffondere fake news come sostegno di tesi politiche ed ideologiche, in quanto ormai i media non rappresentano più una voce critica indipendente ma rispondono alle proprie scelte riguardanti lo schieramento politico di riferimento.
Proprio perché l’accesso digitale ai social esclude il ruolo istituzionale dei media tradizionali, emerge evidente come rappresenti una forma di libertà alla quale si opppne un nuovo controllo relativo alla comunicazione globale.
Non comprendere il pericolo verso il quale siamo indirizzati dimostra una istituzione Europea o nazionale assolutamente lontane dai principi democratici. Il pericolo è rappresentato sempre più dalla definizione di uno stato etico in spacciato come tutela dei cittadini.
All’interno di questo asset “democratico” la comunicazione risulta soggetta ad un ipotetico controllo, quando alla fine emerge semplicemente la voglia di una nuova censura digitale.
Quindi la strategia di uno stato sempre più totalitario.
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