
La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), organo giurisdizionale del Consiglio d’Europa ha ordinato all’Italia di risarcire tre migranti tunisini, stabilendo che sono stati sottoposti a un trattamento “inumano e degradante” sull’isola italiana di Lampedusa. I tre ricorrenti avevano raggiunto clandestinamente le coste italiane tra il 2017 e il 2019 prima di essere collocati in un centro di accoglienza sull’isola.
Come si poteva pensare, la Corte viene in soccorso di chi anziché solidarizzare con l’Italia per lo sforzo immane che sostiene, intende destrutturare le norme italiane, per favorire l’immigrazione selvaggia.
E’ il caso di ricordare, come scrive Roberto Pecchioli nel suo Libro sull’Opens society di Soros, lo scandalo che ha investito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Un rapporto dell’ ECLJ, pubblicato nel febbraio 2020, ha rivelato che almeno ventidue dei cento giudici della Corte dal 2009 al 2019 sono stati collaboratori di ben sette ONG, e
e hanno trattato in numerose occasioni casi sostenuti dalle stesse ONG, in flagrante conflitto di interessi. Ben dodici membri dell’Open Society Foundations sono diventati giudici della Corte a Strasburgo e la rete di Soros è tra i finanziatori delle altre sei.
Diciotto giudici si sono occupati di ottantotto casi patrocinati dalle ONG di loro provenienza. In astratto, si potrebbe ipotizzare che un’associazione legata a Soros fosse in grado di presentare ricorsi – ad esempio in materia di porti aperti all’immigrazione o di adozione di bambini a coppie omosessuali – e poi ottenere una sentenza da parte di un collegio giudicante – o addirittura di un giudice monocratico- legato a quella stessa organizzazione.
Molte sono le cause che consentono al sistema di prosperare. La prima è che Soros e le ONG che egli finanzia dominano l’industria dei diritti umani tra i Balcani e gli Stati baltici. I suoi milioni inondano questi piccoli Paesi (dal 1992 Soros avrebbe speso 131 milioni di dollari in Albania), ed essi effettuano dubbie nomine di giudici nella Corte Europea per i Diritti Umani, che decide su questioni inerenti i diritti umani con giurisdizione sui quarantasette StatimembridelConsiglio d’Europa. In secondo luogo, nuoveprocedureintrodottenel2012 introducono le ONG nel procedimento di selezione dei giudici della Corte. Esse possono proporre candidati ed esercitare attività per promuovere e influenzare la loro nomina. Lo hanno fatto in diverse occasioni, come dimostrato dal rapporto ECJL.
Questa è la Corte che sentenzia contro l’Italia affermando che per diverse settimane, durante la loro permanenza, i tre tunisini sono stati “sottoposti a trattamenti inumani e degradanti”. In questo centro sull’isola di 6.500 abitanti, ha rilevato il tribunale, l’esistenza di due soli servizi igienici per 40 persone e una mancanza di spazio che ha costretto alcune persone a dormire su materassi all’aperto.
“In assenza di un ordine che giustifichi la loro detenzione”, la Corte ha ritenuto che i ricorrenti fossero stati “arbitrariamente privati della loro libertà”, ha scritto in tre sentenze separate.
La CEDU ha quindi concluso che le misure adottate dalle autorità italiane violavano l’articolo 5 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, che stabilisce che ogni persona detenuta ha il diritto di essere informata dei motivi della sua detenzione e deve poter esercitare il diritto di ricorso. Il tribunale ha quindi ordinato a Roma di risarcire i tre ricorrenti.





