
di Giuseppe Augieri
«Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa . La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.»
Qualcuno deve spiegarmi come è possibile che la recente storica sentenza della Cassazione, che sancisce la prevalenza di tale articolo sulle previsioni dei Contratti di Lavoro, possa essere strombazzata come un via libera al salario minimo per legge. Anzi ad un “quasi obbligo” a legiferare in materia.
Secondo la Cassazione, il giudice può metter in discussione i “contratti poveri”. E afferma che per stabilire un giusto salario, la contrattazione applicata al singolo caso non basta, ma si può fare riferimento non solo ad altri Ccnl affini, ma anche a indicatori economici e statistici, nonché alla Direttiva Ue 2022/2041, per la quale il salario non deve solo consentire di uscire dalla povertà, ma anche di ‘partecipare ad attività culturali, educative e sociali’. Di fatto la cassazione ripropone che il giudice possa agire per via equitativa nel decidere sugli importi delle retribuzioni: un qualcosa cioè che era “dentro” i principi del codice civile e di procedura civile e che era stato accantonato in ossequio al “peso” che il Movimento aveva assunto nel Paese.
Due le cose chiare dalla Cassazione: 1) non si riconosce più il primato della contrattazione collettiva in materia di minimi salariali; 2) la contrattazione collettiva ‘non può tradursi, in fattore di compressione del giusto livello di salario e di ‘dumping salariale’. Una “sveglia”, secondo me mortificante, alle Organizzazioni Sindacali “maggiormente rappresentative”, non certo al Governo.
Bisogna muoversi, e subito: anche perché la sentenza si presta a interpretazioni, diciamo così “estensive”, dai risultati esplosivi. Giusto l’appello ad agire di conseguenza: rivolto a chi – come consente la sentenza – ha oggi maggiori possibilità di arrivare sino a chiamare il giudice a cancellare di fatto i contratti “pirata”; e con essi i sindacati aziendali e i comodo. Di riproporre le condizioni affinché la contrattazione abbia, di fatto, una valenza erga omnes. A fare chiarezza in un mondo dove le regole sono sempre meno e sempre più derogate.
Attraverso la legge? E perché? Sempre in tema di Costituzione bisogna domandarsi perché non viene realizzato quanto previsto dall’articolo 39, che risolverebbe da solo il problema, E perché si finge di ignorare che lo stesso articolo 36 dice con chiarezza cosa deve essere obbligatoriamente regolamentato per legge: solo la durata massima della giornata lavorativa. Se avesse voluto altro, lo avrebbe detto.
Chi “fa il gioco delle tre carte” non è il Governo, come dice Schlein che continua a mostrare un’ignoranza spaventosa. Sarebbe bene che ne parlasse con Landini, tanto per cominciare.
Aspetto che anche su questo la CISL, che ha mostrato più di altri coraggio, faccia sentire la sua voce.





