di Gianvito Caldararo
Craxi, “qualsiasi nomina facesse era sempre dettata dalla sua coscienza e presa nella convinzione di aver fatto la scelta del personaggio migliore e più adeguato a quella funzione”, ricorda Umberto Cicconi, suo stretto collaboratore. Era inflessibile se si trattasse di assegnare cariche istituzionali. Anzi, se c’era di mezzo l’interesse o il prestigio del Paese non guardava in faccia nessuno, nemmeno gli amici intimi o di lunga data. Marina Ripa di Meana, per esempio, come scrive Cicconi, ” lo assillava perchè facesse nominare il marito Carlo, presidente della Rai, fu irremovibile”. Craxi sosteneva che “Carlo non è l’uomo giusto per quel ruolo, diceva a Marina. La Rai è un ente molto importante e delicato. E poi, non è mia, ma degli italiani”.
Come noto, decise per Enrico Manca, che si rivelò un buon presidente della Rai. Carlo Ripa di Meana gli era amico sin da quando erano ragazzi, sin da quando iniziarono a fare assieme politica. Craxi era molto legato a Carlo, ma ne conosceva i limiti. Seguiva Bettino Craxi perché affascinato dalla sua esuberanza e dalla sua intelligenza e capacità politica. Divenuto segretario del PSI lo fece eleggere parlamentare europeo. Craxi, divenuto nel 1983 Presidente del Consiglio, si prodigò per far nominare Carlo Ripa di Meana Commissario europeo alla Cultura e all’Ambiente. I coniugi Ripa di Meana furono invitati anche al famoso viaggio in Cina, di cui tanto si è parlato e polemizzato. In tutte le tappe del viaggio Carlo e Marina abitavano nella stessa residenza presidenziale di cui era ospite la famiglia Craxi, mentre tutte le altre persone del seguito stavano in altri alberghi.
Umberto Cicconi, racconta un aneddoto che avvenne nell’ultimo giorno del viaggio, quando “appena sveglia, Marina cominciò ad urlare che dallo scrigno erano scomparsi tutti i suoi gioielli. Craxi appena appresa la notizia impallidì: e’ come accusare il Presidente della Repubblica cinese di furto, dato che ci troviamo in una delle sue residenze, quindi praticamente in casa sua”. Craxi, incaricò Cicconi di pregare Marina di guardare meglio nelle valigie, dove forse erano finiti per disattenzione i gioielli. Così feci, afferma Cicconi, e i gioielli saltarono fuori, stranamente erano finiti nella pattumiera del bagno. Così in Cina, scrive Cicconi, “si fece una figuraccia”.
Craxi, ricorda Cicconi, “è sempre stato un uomo coerente con i propri principi e con la fede socialista, talvolta in maniera esagerata. Non aveva particolari esigenze: era uomo semplice e sempre a disposizione di tutti. Viveva praticamente al partito fino alla sera tardi. In albergo andava solo per dormire.
Un giorno d’estate, racconta sempre Cicconi, nel suo libro “Segreti e Misfatti” – Gli ultimi vent’anni con Craxi – “Bettino aveva un importante appuntamento alle otto di sera al Raphael. Erano le otto e un quarto ed era ancora intento a scrivere. Credevo che se ne fosse dimenticato- Quando gli ricordai l’appuntamento, alzò gli occhi per guardare fuori dalla finestra: com’è possibile che siano già le otto se è ancora pieno giorno. Era estate, lui l’orologio non lo portava mai”.
Il 4 agosto 1983 Craxi fu designato da Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio e cominciò subito le consultazioni in una sala della Camera dei Deputati. Il giorno dopo, formato il governo, si recò al Quirinale per sciogliere la riserva. Era il primo governo socialista dell’Italia Repubblicana. Inizia per Craxi un periodo intenso di attività politica e di governo, ma anche di viaggi all’estero. Infatti, ricorda Cicconi, era sempre in giro per il mondo, invitato da tanti uomini politici e capi di Stato. Quindi, proprio nel momento di maggiore successo, pur essendo segretario del PSI, Craxi aveva meno visibilità.
Era importante che i socialisti fossero informati della sua frenetica attività politica e di governo. Fu allora che Umberto Cicconi, creò dei quaderni fotografici di periodicità quindicinale in titolati “Argomenti socialisti”, che venivano distribuiti alle federazioni e alle sezioni del PSI. Craxi era un uomo fiero. C’era un aneddoto che circolava nel partito. Si raccontava che nel 1979 con il Presidente Pertini ebbe un battibecco, che gli era costato quattro anni di attesa al premierato. Un giorno ad Hammamet fu lui stesso a parlarmene. Mi rivelò, afferma Cicconi, “che dopo essere diventato Capo dello Stato, Sandro Pertini aveva esaminato subito la possibilità di affidare ad un socialista la Presidenza del Consiglio dei ministri. Per valutare se la situazione politica fosse già matura per privare la DC della storica prerogativa di guidare il governo, il Presidente Pertini lo convocò al Quirinale.
Racconta Craxi: “Ci andai in giacca e cravatta, ma con i jeans, tanto per non essere troppo conformista. Del resto andavo a trovare un presidente socialista. Chi avrebbe mai supposto che si formalizzasse in quel modo. Pertini, invece, ritenne l’abbigliamento irriguardevole per l’istituzione che rappresentava e, con la spontaneità e la chiarezza che lo caratterizzava, lo cacciò via come uno scolaretto che si era sporcato il grembiule. Vai a cambiarti e torna con un abito scuro, gli gridò dietro Pertini”. Ma Craxi, giudicò offensivo il modo con cui Pertini l’aveva trattato. E pur rinunciando al sogno che avevo inseguito per tutta la vita, non tornai più al Quirinale, finché quattro anni dopo non fu Sandro Pertini a richiamarmi per affidarmi l’incarico”.
Craxi era un anticonformista per eccellenza, sia nell’abbigliamento e sia nel fare politica. Una volta divenuto Presidente del Consiglio, Craxi decise di cambiare abbigliamento. Nonostante gli impegni istituzionali e di partito, sentì il bisogno di far partecipi del proprio successo i vecchi compagni di scuola e i suoi insegnanti. Volle dedicare una intera giornata al Collegio “Edmondo De Amicis” di Cantù, dove il padre lo aveva mandato a 12 anni. Si trattava di una scuola cattolica il cui rettore era un sacerdote, che 40 anni prima era stato suo insegnante. Pacche sulle spalle e abbracci continui, i vecchi compagni gli ricordarono qualche marachella memorabile. Qualcuno si commosse. Anche Bettino ogni tanto si asciugava di nascosto qualche lacrima.
Bellissimo e infinito l’abbraccio con il vecchio rettore, sia all’arrivo che al momento del commiato. Il rettore gli ricordava: ” Eri un ottimo chierichetto ed ero pronto a scommettere che saresti diventato Papa. Da laico, infatti, sei diventato capo del governo”. Il fascino della tonaca gli durò fino a 16 anni, allorché affiorò in lui l’educazione laica ricevuta in famiglia. Quindi, non volle tornare in collegio e si iscrisse ad un istituto tecnico.
Decisivo per la sua carriera politica fu l’incontro con Antonio Natali, un vecchio socialista che gli insegnò tutti i segreti della politica. Nutrì per il suo mentore perenne gratitudine. Ma Natali non riuscì a modificare il carattere di Craxi, troppo generoso per un uomo politico, ma anche intollerante alle ingiustizie, molto irascibile e inflessibile al compromesso. Non sapeva essere accomodante davanti agli ostacoli: preferiva affrontarli e travolgerli. Non voleva mai scendere a patti. Un vero Leader e un grande Statista.




