
di Bruno Chiavazzo
In un clima da sagra paesana, gli orfani del partito di Silvio Berlusconi, si sono dati appuntamento a Paestum per ricordare il loro leader in occasione del suo compleanno. La cosa strana è che Berlusconi è morto da più di tre mesi e, invece, di lasciarlo in pace nel suo mausoleo di Arcore, continuano a chiamarlo a gran voce come se fosse ancora vivo.
C’è qualcosa di patologico in questo continuo richiamo al defunto per un partito (Forza Italia), che dalla sua scomparsa, sembra incapace di metabolizzare il lutto e ogni occasione e buona per riportarlo in vita. Antonio Tajani, ministro degli esteri e vicepresidente del Consiglio, invece di fare il segretario politico, sembra che abbia indossato i panni della prefica con il rosario in mano, invocando il “Santo Patrono” ad ogni piè sospinto.
Sono convinti, lui e gli altri capataz, che l’unico modo per tenere insieme il partito sia fare come se Lui fosse ancora al comando a dettare la linea. D’altra parte sono tutti “miracolati” dal fu Cavaliere, senza di lui sarebbero tutti impegnati a guadagnarsi la vita senza cariche, prebende e scappellamenti. Ecco perchè si aspettano un altro “miracolo” che in qualche modo li tenga al riparo dal triste e solitario finale.
Politicamente sono inesistenti, non contano nulla, la presidente Meloni attaccata un giorno sì e l’altro pure dal pazzo padano, gli alliscia il pelo, solo perchè senza il loro striminzito 8%, il governo andrebbe a gambe all’aria. Ma, si può mantenere in piedi un partito contando solo su un fantasma il cui nome giganteggia sul simbolo elettorale?
Veramente pensano che gli italiani che, forse, andranno a votare alle prossime elezioni, metteranno una croce (absit iniuria verbis) sul nome di uno che non c’è più? Al memorial all’ombra dei templi, non si è visto nessuno della famiglia: la “vedova” affranta è ancora barricata nel villone di Arcore e non accenna a traslocare, i figli hanno mandato una missiva, letta con enorme trasporto da Tajani, in cui si diceva che, per il momento, continueranno a sostenere Forza Italia.
Tradotto vuol dire che i 100 milioni di debiti del partito in mano a Fininvest non passeranno subito all’incasso, ma in un prossimo futuro chissà.
La kermesse a Paestum si è chiusa con Albano e Rita Dalla Chiesa che cantavano Felicità, ma forse era meglio un’altra hit del duo Albano-Romina: nostalgia canaglia.





