
Annibale a Canne, il rimorso di Fabio Massimo Alessandro Roazzi edito da Amazon
E’ stata pubblicata in questo giorni l’ultima fatica letteraria di Alessandro Roazzi, nostra autorevole penna sin dalla prima ora. L’opera ci narra come di consueto un periodo della storia romana, della quale Roazzi è un autentico e sapiente cultore.
Ci narra di Fabio Massimo, il generale romano che seppe ribaltare la storia. Ci piace presentare la sua opera con una sintesi introduttiva che ci trasmette il contenuto e l’esprit di questo interessantissimo libro, ove come sempre cronaca e storia trasmettono l’essenza degli accadimenti.
Il genio militare di Annbale si rivelò’ soprattutto a Canne dove infranse la sicurezza dei Romani che ritenevano le loro legioni, per forza e organizzazione praticamente imbattibili. Eppure il dubbio che i due consoli, Varrone ed Emilio, siano usciti da Roma gia’ battuti rimane in piedi.
I Romani isolarono Fabio Massimo che aveva puntato sul logoramenti di Annibale per spingerlo a tornare a Cartagine ed inanellarono errori su errori. E non fu estranea alla arroganza romana la lotta politica interna alla citta’ fra il partito della prudenza soccombente e quello che propugnava per uno scontro rapido con Annibale. Il leader di quest’ultimo era Terenzio Varrone ambizioso capo del partito popolare che sperava di sconfiggere Annibale e ridurre il peso politico del patriziato.
Ma la vicenda e’ raccontata puntando suprattutto su una moltitudine di protagonisti dei due schieramenti con le loro passioni, attese e insicurezze. Racconta questo grande e dramnatico episodio un fromboliere siracusano che prese parte alla battaglia dalla parte dei Romani, amico fedele di Fabio Massimo. Con lui si ripercorre l’avanzata romana verso Canne con le trappole sventate di Annibale da parte di un cauto Paolo Emilio che morira’ a Canne. E il ricordo della battaglia fa emergere poi episodi di coraggio, disperazione, commoventi e spietati.
Nel racconto con le loro emozioni fanno la comparsa tanti personaggi, minori ma anche con un grande futuro come il giovane Publio Cornelio Scipione. Giganteggia la figura di Fabio Massimo ritratto nella sua ultima impresa, la riconquista di Taranto ma prima ancora rievocato nel suo fronteggiare da dittatore Annibale mentre viene osteggiato in ogni modo da buona parte della societa’ romana che criticava il suo attendismo fino a relegarlo in una solitudine nella quale matura invano il suo “rimorso” per non aver convinto i Romani ad isolare Annibale senza cercare un pericoloso scontro frontale.
Dopo Canne i Romani angosciati per la disfatta lo… riscoprono e con lui capiscono che si deve imparare dalle sconfitte. Quei giorni infausti sono rievocati attraverso le paure ma anche la volonta’ di riscatto di Roma ancora una volta alle prese con il rischio di annientamento. Ed il dolore che domina la citta’ sara’ da Fabio Massimo piegato alla superiore necessita’ di ritrovare unita’ e freno al disfattismo.
I Romani reprimeranno le loro angosce, diventeranno imprevedibili e si affideranno a comandanti esperti fino a quando a Zama Publio Cornelio Scipione prevarra’ nella battaglia perfetta di due grandi condottieri sul terribile nemico, Annibale.
Fabio Massimo era gia’ morto, con lui tramontava anche la convinzione che Roma restasse una potenza italica. Scipione la proiettera’ verso un inarrestabile imperialismo mediterraneo. Ma l’affetto riconoscente di Roma verso Fabio Massimo non ne verra’ scalfito.





