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L’ALTERNATIVA A GIORGIA MELONI

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di Gianvito Caldararo

Il centrodestra di Giorgia Meloni, può dormire sonni tranquilli, nonostante i diversi problemi e il calo di fiducia, fino a quando il cosiddetto “campo largo” si presenterà polverizzato e lacerato nei rapporti. Finanche i due principali protagonisti, cioè il PD della Schlein e il M5S di Conte, sono in una forte competizione e rapporti politici altalenanti. Sarebbe sana la competizione se aumentassero entrambi, ma se uno sale e l’altro scende, la situazione non cambia.
E’ evidente che uno schieramento alternativo all’attuale centrodestra passa, principalmente, attraverso un solido rapporto politico e programmatico tra il PD e il M5S. Invece, proprio Conte, di recente ha affermato: “Non se ne parla di rapporti con il PD, la ammucchiata”. E pochi giorni fa, durante una riunione con i gruppi parlamentari ha tuonato: “dobbiamo smetterla di andare a rimorchio degli altri partiti, senza avere una nostra agenda”.
Ormai Conte, è impegnato costantemente a marcare la distanza dal PD della Schlein su diversi temi, come la guerra in Ucraina, sui migranti e lo ius soli. Siamo in presenza di quella che qualcuno ha definito la “terza via del M5S”.
La forte competizione in atto sta avvantaggiando il M5S, che nei sondaggi attenua sempre di più la distanza percentuale dal PD. Infatti a Marzo del 2023, cioè con la Schlein eletta segretaria del PD, i sondaggi davano il PD al 22% e un M5S al 12%. Oggi, invece, quasi tutti le agenzie dei sondaggi concordano su un PD al 19,4% e un M5S al 16,4%, cioè un differenziale di appena 3 punti percentuali, a fronte dei 10 punti del marzo 2023. Quindi, la Schlein è avvisata e deve darsi da fare, da subito, per dare una precisa identità al suo PD e porre fine alle continue tensioni interne con la componente riformista.
I recenti acquisti conseguiti sulla via di “Lassie torna a casa” di Luca Pastorino, già fuoriuscito del PD e deputato di articolo 1, e dell’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati, che dopo l’uscita dal PD si è rifugiato silenziosamente sotto la protezione dell’ala vendoliana, sono entrambi gli artefici di aver regalato la regione Liguria al centrodestra di Giovanni Toti. Sergio Cofferati è anche ricordato come il sindaco di Bologna che si è caratterizzato per una gestione amministrativa di estrema ordinarietà, molto diversa di quella che è stata la vita amministrativa dei sindaci del PCI come Giuseppe Dozza, Guido Fanti, Renato Zangheri e Renzo Imbeni.
Cofferati, ritorna nel PD e attacca i riformisti sul Jobs Act, con il preciso segnale di dire che il PD deve spostarsi sempre più a sinistra e cancellare ogni provvedimento che è stato voluto da Renzi e il “renzismo”. Torna non per contribuire all’unità ma per lacerare sempre di più il PD e rendere più difficile il lavoro della Schlein, che pure è impegnata a preparare il partito per le prossime elezioni europee, sulle quali punta anche Conte, con l’obiettivo di superare in voti il PD.
Infatti, il noto giornalista, scrittore ed opinionista, Andrea Scanzi, ha rivelato che alle prossime elezioni europee il M5S spera di arrivare avanti al PD, “per dettare la linea”. Ma è altrettanto evidente che se dovesse prevalere il M5S e la linea dettata da Conte, realizzare il tanto atteso ” campo largo”, sarà ancora più difficile visti i difficili rapporti di Carlo Calenda verso Giuseppe Conte e il suo M5S.
E’ inutile evidenziare l’enorme distanza esistente tra Renzi e Conte. Una coalizione guidata da Conte, non vedrebbe mai la partecipazione di Azione di Calenda e meno che mai Italia Viva di Renzi.
La speranza di una coalizione alternativa all’attuale centrodestra di Giorgia Meloni, risiede in un rafforzamento del PD, che potrebbe, con la dovuta diplomazia e intelligenza politica, aggregare le altre forze politiche ed in modo particolare Azione di Calenda e tentare “in extremis” il recupero pure di Italia Viva di Renzi. Anche perchè in politica, con un certo pragmatismo esiste il classico: “mai dire mai”.
In conclusione, il problema più grosso ce l’ha la Elly Schlein, che deve compattare il PD, deve dargli una precisa identità e individuare temi e problematiche capaci di stimolare gli elettori che non votano più da anni, per farli tornare alle urne e convincerli a votare il suo Partito Democratico. Compito difficilissimo, ma necessario se si vuole realizzare un’alternativa al centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

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  • Redazione

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