Home Politica L’AFRICA E L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE, E NOI FACCIAMO PROPAGANDA INTERNA

L’AFRICA E L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE, E NOI FACCIAMO PROPAGANDA INTERNA

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di Giuseppe Augieri

Ritorno a “faccetta nera…..”
Land grabbing, accaparramento di terre: l’espressione indica l’acquisto e l’affitto di appezzamenti agricoli di vaste proporzioni in paesi stranieri, per lo più economicamente arretrati, da parte di governi e di imprese private. Per motivi diversi l’Arabia Saudita, il Giappone, la Cina da tempo hanno incominciato ad affittare e a comprare terreni all’estero. Tra i privati, le richieste provengono invece soprattutto dalle industrie produttrici di biocarburanti. Multinazionali in testa.
Alcune cifre rendono un’idea dell’entità del fenomeno: Corea del Sud proprietaria di almeno 2.306.000 ettari di terre all’estero; Cina, con 2.090.796 ettari; l’Arabia Saudita, con 1.610.117 ettari; gli Emirati Arabi Uniti, con 1.282.500 ettari; il Giappone, con 324.262 ettari. Tutto comprato a prezzi stracciati (2 euro per 10.000 metri quadri). In sostanza un modo economico e remunerativo di accedere a nuove risorse naturali e di produrre cibo ed energia.
Questi sono i dati – tratti da riviste scientifiche – del 2012-2013. E tratti dalle tabelle dell’ UNHCR.
A 10 anni di distanza il fenomeno è proseguito ad un ritmo incalzante: nei paesi più poveri ogni quattro giorni un’area di terra più grande dell’intera città di Roma viene venduta ad investitori stranieri. Ai Paesi già citati si è aggiunta l’India: ma non solo.
Questi terreni, se fossero coltivati potrebbero dar da mangiare al miliardo di esseri umani che soffrono la fame (Fonte: AfroFocus). Ma due terzi dei nuovi proprietari prevedono di esportare tutto quello che su queste terre viene e verrà prodotto.
Quasi il 60% di questa terra è destinata a colture utilizzabili per i biocarburanti. Mancano investimenti a favore dei piccoli agricoltori. L’ONU (Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale), la OXFAM, l’International Food Policy Research Institute (solo per citare alcune fonti) misero in piedi una sorta di vademecum per evitare che il Land grab portasse miseria anzicchè occasioni di vita. Tutte le indicazioni sono state sempre puntualmente disattese: dalla dimensione e qualità degli investimenti, alla sfruttamento della mano d’opera. Il nuovo colonialismo procede. E distrugge anziché creare.
I dati aggiornati al 2021 parlano di 93,2 milioni di ettari (più della superficie di Germania e Francia messe assieme) acquistati da stranieri; il grosso di essi si trova in Sud America (soprattutto Cile) ed in Africa. Ed è proprio in Africa che i Paesi Europei sono ben presenti in questa corsa, Inghilterra in testa. E poi Svizzera e Germania. Ma anche l’Italia, per quanto Cenerentola, non può dirsi innocente. E’ presente in Gabon, in Liberia, in Camerum. Il totale delle terre acquistate dall’Italia è di 2 milioni di ettari. L’obiettivo è quasi totalmente quello dello sfruttamento delle risorse minerarie. Non è solo l’ENI a muoversi: vi sono imprese come la Tozzi (Madagascar), la Tampieri (Senegal), la Sogein (Mozambico) e la Maccaferri (Mozambico).
Metà del PIL africano viene dai servizi: significa che la produzione agricola, lo sfruttamento del suolo e del sottosuolo sono assenti, perché a loro sottratte, dalle politiche economiche locali.
Accenno solo a due aspetti. Il primo: anche in Europa il land grabbing è in atto. In Russia da molti anni. Più recentemente – ma con un tasso di incremento altissimo – in Ucraina. Alzi la mano chi lo sapeva. Il secondo: il collegamento tra questo fenomeno e il finanziamento – diretto e occulto – alle guerra tribali è strettissimo. Ogni tanto qualcosa emerge: e viene subito messo a tacere. Non smentito, semplicemente desaparecido.
L’Africa peraltro ha avuto un incremento demografico esplosivo. Da 240 milioni a 1.500 milioni in 30 anni. La previsione dice un ulteriore 900 milioni entro il 2050. L’ UNHCR parla di 200 milioni di nuovi esodi nei prossimo 3-5 anni. La immensità di persone che morirà di stenti, di fame, di guerre, di mancanza di ogni speranza è destinata ad aumentare. E il neocolonialismo ne crea tutte le condizioni. Ma da noi si discute di sbarchi e di accoglienza. E solo di quello.
I numeri da citare sarebbero ancora molti. Chi è interessato può rintracciarli, con qualche difficoltà, ma con chiarezza delle fonti.
Non faccio commenti. Mi permetto solo di aggiungere che quando sento accusare questo Governo di aver fallito perché arrivano tanti migranti (ma guai a pensare di fermarli), di sbagliare ed essere incompetente nel rivolgersi all’ONU, di non riuscire a parlare con l’Europa perché “è isolato”, che è velleitaria ogni proposta di centri di accoglienza da dove si parte, a me viene, con tutto il rispetto, il voltastomaco.
“Il continente africano si trova di fronte a una nuova invasione coloniale, che non sarà meno devastante in termini di portata e d’impatto di quella che ha subito nel corso del XIX secolo”. Così, il direttore esecutivo di War on Want, John Hilary. Ed il rapporto di OXFAM, dal titolo “Chi ci prende la terra, ci prende la vita” aggiunge il resto.
Noi su questo ci facciamo polemica politica.
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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