di Alesssandro Roazzi
Secondo Mediobanca si dice con stupore i profitti sono saliti e i salari sono scesi. Lasciamo stare i risvolti ridicoli come il ritorno di fiamma del salario minimo quando la questione salariale e’ assai più generale e si lega alle prospettive non solo di una crescita economica di lungo termine, ma anche di rinnovi contrattuali, di emersione del salario nero, di maggiore equità redistributiva, di meccanismi in grado di rimuovere un appiattimento salariale che propone anche il tema delle professionalità.
Cascano le braccia invece nel constatare l’assenza di problemi, che una volta sarebbero stati impugnati immediatamente a cominciare dal fatto che gli investimenti non seguono di certo…i profitti, per continuare con il reclamare politiche industriali necessarie assai di più degli slogan e delle farneticazioni ambientaliste che stanno giustamente perdendo terreno nel mondo a favore di scelte più graduali e meno legate a fanatismi.
La questione salariale un tempo si sarebbe collocata all’interno di un disegno di sviluppo in grado di alimentare proposte politiche, iniziative sociali, ricerca culturale. Realizzare ricchezza, competitività, ma non fare come negli anni ‘60 ovvero lasciare il mondo del lavoro a bocca asciutta rispetto all’accumulazione capitalista di casa nostra.
Oggi con la prosopopea da terzo millennio ci accontentiamo di sgranare gli occhi, inveire contro il Governo di destra che prosegue per la sua strada, probabilmente inadeguata e forse fra non molto sciagurata, balbettare qualche luogo comune. E cosi il rischio di impoverimento economico diventa anche quello di impoverimento politico, culturale e sociale. E non si va da nessuna parte.




