Home Opinioni COMUNISMO E CAPITALISMO, CI VUOLE UN NUOVO PARADIGMA

COMUNISMO E CAPITALISMO, CI VUOLE UN NUOVO PARADIGMA

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di Martino Mora
 
Marx, Engels, Lenin, Trotzky, Stalin, Mao e tutti i leader comunisti erano indubbiamente dei materialisti e degli economicisti integrali. Ma ciò che li muoveva non era la cupidigia del denaro che invece muove il grande capitale (il quale a sua volta non è esente da luciferina superbia), bensì l’orgoglio puro, distillato, megalomane.
Lo smisurato orgoglio prometeico della tabula rasa, che si realizza nell’utopia collettivista di una società senza classi. L’orgoglio per il quale non solo vengono rifiutati con odio Dio e la trascendenza, ma per cui qualsiasi disuguaglianza, anche materiale, risulta intollerabile.
Da qui il rifiuto della proprietà privata e la scelta del collettivismo economico organizzato, pianificato, razionalizzato dal partito- Stato. E da qui anche il gigantesco fallimento di questo totalitarismo collettivistico negatore di qualsiasi tipo di libertà.
Al contrario, l’altro economicismo smisurato, quello storicamente originario, il capitalismo, è capace di fare leva su quasiasi tipo di cupiditas, a partire dall’ossessione per la ricchezza, seppellendo il mondo sotto un gigantesco strato di merci, informazioni e nuovi divertimenti da consumare.
Il comunismo collettivista era grigio, fanatico, rigido e monocorde, e dopo i grandi successi iniziali (costati lacrime e tanto sangue) è imploso miseramente.
Il capitalismo (mercatismo) invece è altrettanto fanatico e senza misura, ma dopo la fase ottocentesca e primonovecentesca dello sfruttamento più bestiale, è divenuto sempre più colorato, allettante, flessibile, libertario, divertente, innovativo, volgare, sovversivo, brutalmente edonista, capace di quasiasi adattamento che consenta l’incremento indefinito del mercato e quindi del profitto.
Distrugge ogni forma di spiritualità e di tradizione più subdolamente e più efficacemente – perchè più a fondo – del comunismo.
Insomma: se il comunismo trae linfa dalla luciferina superbia, il capitalismo ne trae da tutti i vizi, superbia inclusa (George Soros non è meno megalomane di un Trotzky), forse esclusa la sola pigrizia. Gioca a tutto campo.
Oggi sembra trionfare nella sua forma plutocratica, folle ed esaperata. In cui l’economia improduttiva (banche e finanza) egemonizza e controlla quella produttiva, a cominciare dalle multinazionali. E in cui entrambe comandano gli Stati e i popoli.
E’ l’era di un nuovo paradigma che cambi tutto ciò.

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  • Redazione

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