
Se ne sono andati in 35. La segretaria del PD alza le spalle e afferma che avevano sbagliato indirizzo. Rimane il fatto che chi se ne è andato stava nel PD prima che arrivasse lei e che il figlio dell’Ulivo, alias Partito Democratico, con l’arrivo di Elly Schlein, è diventato il Partito Dadaista.
Difficile infatti capire cosa dice questa segretaria se non interpretandola con il timbro dadaista.
Schlein, concludendo la Festa ha detto: “Il Pd è plurale, ha l’ambizione di unire culture diverse, ma anche di immaginare un progetto nuovo. Dobbiamo essere plurali, larghi, aperti, generosi, insieme”.
Tra le tecniche utilizzate dal movimento dadaista c’erano il collage, l’oggetto trovato, la scrittura automatica e le poesie sonore. Non era raro arrivare ad un incontro di dadaisti e trovare un gruppo di persone che recitava poesie allo stesso tempo, confuso dal suono di parole che si sovrappongono e perdendo ogni significato reale.
Esempio: Canzone di Funebrulicular
Vuoi quantía voglia
Lì mia zia è seduta
Dal momento che Ephraim ha ingoiato il salvadanaio
Wander – ayayay –
Laggiù e non pagare le tasse.
Wirt si inondava di sudore massaggiandosi il culo
Con l’applicazione!
Safte vita rati ruota sqa momofantieja,
Cosa stai piangendo, vecchia zia?
Oelisante è morto! Oelisante è morto!
Cielosantodiosmíocrucifixiónsacramentoschockmiseriaextrema!
Mi doveva ancora quindici e cinquanta centesimi.
Elly Schlein sarà ricordata dalla storia minore dei fatti politici come colei che ha introdotto il dadaismo nel linguaggio politico.
Se dalla letteratura passiamo all’arida matematica, i numeri fanno impallidire.
A sentire le conclusioni aperture ampie inclusive resilienti ed ecocompatibili della segretaria di quello che fu il Partito Democratico c’erano, dicono le cronache, duemila militanti.
Duemila militanti, ossia niente. Siamo lontani anni luce da quando Enrico Berlinguer, il 14 settembre 1980, chiudeva la Festa dell’Unità davanti a folle sterminate.
Se il conto dei partecipanti ha dei riflessi sulla mobilitazione della piazza annunciata dalla Schlein, c’è da spettarsi un flop annunciato o una piazza dadaista, pentastellata e trasformista, sicuramente non riformista, ma includente/escludente, resiliente e accogliente, armocromica e deludente, in quanto tale esaltante e promettente, futurante e progettante.
La segretaria Dem annuncia: “Dopo l’estate militante non ci riposeremo, ci attende un autunno di impegni e partecipazione, il Pd è pronto a scendere in piazza per una grande mobilitazione nazionale, è il nostro tempo, riprendiamoci il nostro futuro”.
Con duemila militanti ad ascoltarla alla chiusura della Festa dell’Unità c’è da pensare che quella dell’autunno sarà una grande mobilitazione.
Quelli che se ne sono andati hanno sbagliato indirizzo? No. È che lo stabile che fu del Partito Democratico è ora occupato dal Partito Dadaista.





