Home Cultura Il Cilento: antica terra di giganti – Parte III

Il Cilento: antica terra di giganti – Parte III

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Il Cilento

Il bosco sacro

Scrive Amedeo La Greca che:

” … il Cilento fu invece investito alcuni decenni più tardi dalle scorrerie dei Vandali di Genserico che si erano stanziati sulle coste dell’Africa. Da qui, via mare, a partire dal 439, essi assalirono le coste della Sicilia, della Calabria e della Lucania, provocando la quasi totale scomparsa dei piccoli insediamenti costieri e la dispersione di gran parte degli abitanti, molti dei quali, catturati furono venduti come schiavi. Licosa, Erculam, Sapri, Velia e Bussento furono saccheggiate tra il 440 e il 460; le prime non si ripresero più, mentre i sopravvissuti di Velia e Bussento, stretti attorno all’unica autorità capace di coordinare la vita sociale, il vescovo cristiano, continuarono la loro esistenza ai margini della sopravvivenza”1.

In realtà Bussento, abbiamo visto nella Cartina (parte prima), conquistata in epoca romana (194 a.C.) fu chiamata Buxentum2. Ma, ancor prima, il suo nome era Pixous e derivava dalla presenza di numerose piante di bosso.

Caratteristica questa che viene mantenuta anche mediante il toponimo attuale di Policastro Bussentino, nome acquisito in epoca bizantina nel corso del VII secolo d.C., dopo che agli inizi del VI secolo era stata già sede vescovile.

L’area attuale conserva una vivida immagine di allora: cinta dalle mura e da una torre di guardia, all’interno, nella piazza centrale del paese, insiste un’imponente cattedrale parte della Diocesi di Teggiano – Policastro.

Ordunque, è evidente come nel corso di oltre 2.300 anni di storia il centro abitato abbia mantenuto il suo più antico nome, che fa riferimento alla pianta del bosso, ma anche alla foce del fiume, il luogo in cui il fiume Bussento sfocia nel Mar Tirreno ed esattamente nel Golfo che dal nome della città prende il nome: Golfo di Policastro.

Il Bussento nasce dal Monte Cervati, nell’Appennino lucano, 1899 metri s.l.m. È il monte più alto della Campania. Il fiume è lungo circa 37 Km.

Sorge nel comune di Sanza e, dopo un percorso carsico, nei pressi dell’attuale comune di Caselle in Pittari, attraverso gole e anfratti inospitali, il fiume riemerge nell’area dell’attuale oasi del WWF sita nel territorio comunale odierno di Morigerati.

In prossimità del quale, a distanza di circa 3 Km, insistono anche delle suggestive cascate, denominate Capelli di Venere. Da Morigerati, il fiume prosegue il suo cammino fino alla foce.

Dalla presenza attuale dell’immagine dei capelli di Venere al nome di Morigerati, accade, così, che il mito e la storia, in un’area che definirei “bosco sacro”, mutano forma l’uno con l’altra e viceversa.

Infatti, occorre subito annotare che “bosco sacro” è uno soltanto dei significati a cui è possibile ricondurre il nome Lucania, e dunque il nome di quelli che potrebbero ritenersi i più antichi abitanti dell’area.

In latino, lucus sta per bosco; ma il termine potrebbe anche derivare dal greco λύκος [-ου, ὁ], λύκαινα [ἡ] o, sempre dal latino, lux, ma in questo caso riconducibile alla radice protoindoeuropea *leuk-.

Il mistero allora s’infittisce, proprio come in un bosco sacro riportato alla luce attraverso i sentieri interrotti (Holzwege) del più moderno tra i poeti, Martin Heidegger.

E, infatti, una leggenda vuole che il nome fosse stato dato da un popolo diretto verso sud giunto in una terra dove sorgeva il Sole e quindi la terra fu denominata “terra della luce”.

Ma non è l’unico indizio che abbiamo, in cui la storia sfocia nel mito e in qualche modo si svela a coloro che intendono saper vedere e saper ascoltare la natura.

E così, quasi come in uno scherzo del destino, riappaiono le parole di Diogene Laerzio, secondo cui “Senofane di Colofone, figlio di Dexio o di Ortomeno… lasciata la patria, dimorò a Zancle (l’odierna Messina) di Sicilia e poi prese parte alla colonia diretta a Elea e qui insegnò”3.

Ora, è perfino superfluo dire che Senofane di Colofone è ritenuto comunemente il maestro di Parmenide, di cui ampiamente detto. Ma, particolare che qui, per la vicenda che stiamo in qualche modo cercando di acquisire e ricostruire, sia pure sempre in parte (!), lo stesso Senofane aveva un figlio conosciuto come Antioco di Siracusa, primo storico della Sicilia e dell’Occidente greco, nato intorno al 460 a.C. circa.

Pertanto, leggiamo in un testo di Dionigi di Alicarnasso, tradotto dal greco in italiano: “Che se qualcuno vuole investigare cose ancor più remote, troverà una terza Roma, più antica, innalzata prima che Enea giungesse in Italia con i Troiani. E questo non viene raccontato da uno storico moderno, ma da Antioco di Siracusa (…) Egli dice che quando Morgete regnava sull’Italia (che a quel tempo comprendeva tutta la costa tra Taranto e Posidonia) (N.d.r.: letteralmente ἦν δὲ τότε Ἰταλία ἡ ἀπὸ Τάραντος ἄχρι Ποσειδωνίας παράλιος) vi giunse un uomo esiliato da Roma. Ecco cosa dice Antioco: ‘Dopo che Italo invecchiò, Morgete prese il comando, e durante il suo regno giunse un fuggitivo da Roma: Sikelo era il suo nome'”4.

Morgete potrebbe aver dato e darebbe ancora il nome all’attuale Morigerati. Ma Morgete: chi era costui?

Se, come dice Antioco di Siracusa, è stato un re che ha governato l’Italia dalla costa di Taranto a quella di Posidonia, allora potremmo risalire anche all’origine dei Morgeti.

Di questo più antico popolo, si legge su Wikipedia:
“I Morgeti facevano parte del gruppo delle cosiddette genti “italiche”, che occuparono le aree della Calabria ionica e tirrenica. Secondo alcuni storici si tratterebbe di uno dei tre rami in cui si distinsero gli Enotri (Itali, Morgeti, Siculi). Per altri, invece, furono popoli italici che furono scacciati dalle loro terre dagli Enotri, rifugiandosi poi in Sicilia. Altri ancora, li identificano tra coloro che, tra gli Itali, alla morte del re Italo/Italos accettarono suo figlio Morgete/Morgetes quale suo successore, prendendone il nome. Un’ulteriore partizione avrebbe originato i Siculi, che si sarebbero spostati in Sicilia sotto la guida del re omonimo, con Siculo/Sikelòs indicato sia come parente di Italo (che sarebbe stato fratello o padre), sia come proveniente da Roma” (URL 05/08/2026).

Tra l’altro, una terza Roma che, per antichità, sarebbe la prima.
Ma ciò vuole solo dire e mostrare che la storia non s’interrompe, mai; e, se non ha un “principio” che viene narrato, ha sempre un “elemento”: un paesaggio un po’ come se fossero le prime immagini della superficie di un pianeta lontano trasmesse a terra da una sonda spaziale.

Allora vi chiederete cosa sia il Cilento. Lungo il corso del mio viaggio, la risposta è: un’antica terra di giganti.

1 https://saprirovinata.com/2017/01/16/il-monachesimo-basiliano-alle-falde-del-monte-bulgheria/ URL 04/08/2026.

2 Livio, Ab Urbe condita libri, XXXII, 29,4.

3 L’Autore visse nel III secolo a.C. Storico greco, la cui opera, Vite dei filosofi (e in specie IX, 18-20), è ritenuta comunemente una delle fonti principali relative alla storia della filosofia greca.

4  Dion. Hal., Ant. Rom., I, 73, 4 FGrHist 555 F 6. URL 04/08/2026.

Autore

  • Angelo Giubileo

    Angelo GiubileoAngelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.

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