
di Alberto Frau
L’Italia è oggi un Paese di immigrazione, con oltre cinque milioni di stranieri regolarmente residenti (Istat 2020), secondo solo a Germania (che ne ha oltre 10 milioni) e Regno Unito (con oltre 6 milioni).
Quello che contraddistingue (da sempre) il nostro contesto è però il fenomeno della immigrazione clandestina divenuto da anni un consolidato tratto distintivo della nostra società con l’accoglienza (e il futuro) degli immigrati clandestini un aspetto caratterizzante la gestione dei differenti Governi succedutisi nel tempo.
Pochi, credo, conoscono i dati reali di questo fenomeno e non solo di questi ultimi mesi.
Segnalo per completezza di informazione che il Ministero dell’Interno, nella sezione «documenti e statistiche», elabora da tempo un «cruscotto statistico» dove sono rappresentati e aggiornati (con cadenza quindicinale) i numeri inerenti al fenomeno degli sbarchi e dell’accoglienza dei migranti presso le strutture gestite dalla «Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo». (https://lnkd.in/dXKn4zpX).
Tanto per citare qualche dato, nell’ultimo triennio:
dal 1 gennaio di quest’anno (Governo Meloni) sono sbarcate 107.530 persone;
nel 2022 (Governo Draghi) gli sbarchi sono stati di 52.954 persone;
nel 2021 (Governo Draghi) gli sbarchi sono stati di 37.262 persone.
Si scopre, altresì, che:
nel 2020 (Governo Conte) gli sbarchi sono stati di 34.154 persone;
nel 2019 (Governo Conte) gli sbarchi sono stati di 11.471 persone;
nel 2018 (Governo Gentiloni-Conte) gli sbarchi sono stati di 23.370 persone;
nel 2017 (Governo Gentiloni) gli sbarchi sono stati di 119.310 persone;
nel 2016 (Governo Renzi) gli sbarchi sono stati di 181.436 persone.
La migrazione genera forti cambiamenti nella società, soprattutto quando assume dimensioni rilevanti come nell’ultimo decennio. Si tratta di un fenomeno che modifica profondamente gli equilibri economici, la cultura e la stessa identità dei Paesi d’origine dei migranti e anche di quelli di destinazione.
I nostri Governi hanno risposto a questi cambiamenti con azioni spesso contrastanti. Ma tali politiche sono risultate efficaci?





