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IL RICORDO E LA RAZIONALITA’

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di Sergio Restelli

Si presentò da subito nel mondo della razionalità e delle emozioni un personaggio invisibile e potente chiamato Ricordo. Senza preavviso si avvicinava , partendo da luoghi remoti in un viaggio tortuoso attraverso le pieghe della memoria. Giungeva in quei luoghi fragili e privi di difese, dove la sua presenza si manifestava come un uragano impetuoso. Si insediava nel cuore e nella mente, attecchendo e radicandosi profondamente. A volte, la sua presenza alterava le giornate e gettava un’ombra su ogni cosa, procurando dolore e malinconia.
Come un viandante intraprendente, il Ricordo camminava sotto la pelle e navigava nelle vene, seguendo strade invisibili chiamate solitudine. Ascoltava ogni sussurro di empatia e ogni richiamo di mancanza. Non importava quanto tu pensassi di stare bene o di aver allontanato il passato, il Ricordo ritornava sempre per farti compagnia.Senza motivo apparente, si insinuava nelle tue giornate, disturbava i pasti, influenzava il sonno e modulava l’umore. Si chiamava il Ricordo.

In ogni piccolo spiraglio che trovava aperto, si intrufolava nella tua vita. Anche quando sembrava che si fosse dileguato per sempre, rimaneva lì, in agguato. Nelle tue incertezze e nei tuoi momenti di riflessione, il Ricordo emergeva nuovamente. Era intenso come la sua stessa assenza, presente come la sua mancanza. Si presentava come un caldo abbraccio nei giorni freddi e come un soffice cuscino per i momenti d’insonnia. Faceva parte del tuo oggi così come aveva fatto parte del tuo ieri.  Ma il tempo giocava il suo ruolo, trasformando il Ricordo da nemico a alleato. Ragione e Ricordo diventavano rivali: quando l’uno era presente, l’altro si ritirava. In presenza del Ricordo, la lucidità svaniva e si tornava indietro nel tempo, rivivendo momenti di gioia e spensieratezza,con il passare del tempo, l’aspetto tormentoso del Ricordo si attenuava e lasciava spazio a ricordi più dolci e sereni.

Con il passare delle stagioni, il Ricordo diventava una presenza più lieve. Si trasferiva nel cuore anziché nella mente. Non faceva più emergere le lacrime e le tristezze, ma risvegliava solo momenti di nostalgia. Bastava un profumo o una canzone per riscaldare il cuore e catapultarsi indietro nel tempo. Il Ricordo si presentava nei sogni, negli incubi e nelle visioni oniriche. Un tramonto o una melodia potevano scatenare l’incantesimo del Ricordo. Era un incontro magico, un’esperienza che si materializzava nel presente. Ma il Ricordo nascondeva anche una trappola. Se si fissava troppo a lungo nel passato, si rischiava di perdere ciò che stava davanti.

Questo intrico di pensieri e memorie poteva trasformare la vita in un circuito chiuso , imprigionando nel passato e impedendo di avanzare verso il futuro.Il Ricordo rivelava un segreto: nessuno può fare un bagno nello stesso fiume due volte, poiché tutto cambia. Il tempo scorre inesorabile, trasformando sia noi che i ricordi. Il dopo non è mai uguale al prima, può essere migliore o peggiore, ma mai identico. E così, nella danza ininterrotta tra passato, presente e futuro, il Ricordo continuava a esistere come un compagno silenzioso e potente, intrecciando le vite con il filo intangibile della memoria.

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  • Redazione

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