
di Vito Schepisi
La democrazia è quel sistema che consente a tutti d’essere partecipi dI un progetto politico e, sempre a tutti, di discuterlo, emendarlo ed osteggiarlo, come sancito per i diversi assetti assembleari previsti dalla Costituzione.
L’opposto della democrazia non è solo il fascismo – inteso come sentimento politico statalista, burocratico, classista, ed illiberale, sviluppatosi in Italia negli anni venti del secolo scorso – ma tutto ciò che in modo pregiudiziale, massimalista e violento, di fatto, contrasta con la libera pluralità delle espressioni.
Manifestamente contrario alla democrazia è stato anche il comunismo, con il suo centralismo che nel definirlo “democratico” é servito solo a nascondere goffamente l’inganno.
Non è un caso che l’Europa, in almeno due risoluzioni, abbia accomunato i misfatti del nazifascismo a quelli del comunismo.
Le due espressioni politiche (Nazifascismo e Comunismo), infatti, hanno caratterizzato i due più terribili drammi politico-sociali ed umani del ventesimo secolo.
Le condanne europee, l’ultima del 2019, sono arrivate per imprimere nella coscienza popolare dei popoli della Comunità la “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”.
Nella condanna della risoluzione del 2019, il pensiero ed i modi, come l’ideologia ed i simboli del comunismo, sono equiparati a quelli del nazifascismo.
E’ solo che in Italia dall’orecchio sinistro non sembra che vi sia tanta disponibilità a prenderne atto.
Ed è per questo che sono ancora tanti quei comunisti, vecchi e nuovi, che si comportano ancora da tali.
Tutto il resto, fatto d’accuse e d’insulti, sono fandonie e finzioni, sono chiacchiere da piazza o da salotto, sono retaggi ideologici, sono reconditi pensieri di interessi particolari, sono pregiudizi di modo, sono ruffianerie, sono mestiere ed altre ciarlatanate politiche.
Detto così, ed osservando e ascoltando il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, appare anche più che ragionevole, ma con l’amarezza di chi avrebbe voglia di dir basta, dar ragione a Platone quando, parlando di democrazia, nel quinto secolo avanti Cristo, ne parlava come d’una forma di “governo degli incompetenti, dove bisogna ascoltare il parere di qualsiasi stolto e dove ciascuno pensa a sé”.
Ma lo stesso Platone fu ancor più profondo nel definire la democrazia come “una forma affascinante di governo, piena di varietà e disordine, e dispensatrice di una forma di uguaglianza agli eguali e ai diseguali allo stesso modo”.
Un po’ come dire che la democrazia non è quel sistema che ci rende del tutto liberi e che ci salva dagli idioti, ma che per l’appunto perché certifica che esistono, debba essere plausibile che s’esprimano (una forma di uguaglianza agli uguali ed ai diseguali allo stesso modo), anche perché poi costoro incontrino altri uguali e disuguali che siano pronti a seguirli.
In quest’Italia in cui si sono espressi in tanti, persino Di Pietro e Di Maio, anche Landini, e non solo lui, hanno diritto di tribuna perché s’esprimano in libertà.
Un metodo che si dovrebbe reciprocamente adattare a tutti, anche se non è detto che tutti lo capiscano o che lo sappiano usare.
Non se ne può fare a meno (della democrazia), senza dar torto a Winston Churchill che dal modo di Landini è mille miglia lontano e che, a quasi due millenni e mezzo di distanza temporale da Platone, sosteneva che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora“.
Le espressioni “Noi siamo pronti a tutto” (Landini) ci ricordano, purtroppo, un passato che andava in senso opposto alla democrazia.
Il centrodestra ha vinto le elezioni ed è democraticamente legittimato a governare, possibilmente anche senza insulti e minacce.
Minacciare il Governo d’essere “pronti a tutto” (a tutto cosa?), perché il primo maggio il governo ha lavorato per tagliare un po’ di tasse ai redditi medio-bassi, raggiunge il colmo del pregiudizio politico.
Il guaio è che l’Italia è anche la patria dei “Tafazzi”!
Ci vorrebbe, invece, redivivo, il grande e indimenticabile Lucio Dalla che canti: sarà tre volte primo maggio … ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno … ed anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno.
Nell’attesa dei sordi che sentono, dei muti che parlano, e di tre decreti primo maggio l’anno, ci s’accontenti, da subito, delle parole di Norberto Bobbio, sulla democrazia:
“Premetto che l’unico modo d’intendersi quando si parla di democrazia, in quanto contrapposta a tutte le forme di governo autocratico, è di considerarla caratterizzata da un insieme di regole (primarie o fondamentali) che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure”.
Parlare però di Platone, di Churchill, di Bobbio a Landini è come sperare che “senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età”.





