
di Giuseppe Augieri
«In questi mesi Meloni ha fatto la bella addormentata nel bosco: a svegliarla non sarà un bacio del principe azzurro, ma un foglio Excel della Ragioneria».
Cito Renzi che però – oltre a sottovalutare le lettere Word dell’Europa sull’extra tassazione, sul debito e sul deficit che si aggiungeranno al foglio Excel – dimostra anche lui il vizietto di tutti: non riuscire a passare dalla denuncia alla proposta. Dire cioè come fare per superare le giustissime critiche che ci sono, con un progetto alternativo a quello Meloni.
Problema complicato quello sul tappeto. La presenza di una forte inflazione in tutta Europa, aggravata in Italia dal debito pubblico, porta a politiche economiche restrittive. Deflazionare significa quasi inevitabilmente rallentare l’economia: ed il rischio recessione – in Europa c’è già – è alle porte. Dunque la decisione da prendere per il Governo, in questi giorni, è scegliere tra una politica “contro-espansiva” o una manovra in ulteriore deficit. Sapendo che l’Europa, tra l’altro impegnata nel suo progetto di rendere l’Euro alternativo al dollaro (questione dimenticata ed anzi ignorata dall’informazione), non allenterà la morsa sui tassi di interesse (che per l’Italia equivale ad una condanna) e per la difesa della solidità delle banche (!!!). Anche perché dovrà vedersela con i primi segnali della crisi che viene dalla Cina. E dunque sui deficit di bilancio sarà durissima. L’intesa sulla riforma del “Patto di stabilità e crescita” è tutta in salita per noi. Che dormiamo: tutti, non solo Meloni.
Ricette facili non ve ne sono. Gli errori fatti in questo periodo non sono pochi e la tentazione di concedere qualcosa “alla piazza” aggrava la situazione. Vi sono promesse che cadranno nel vuoto: il che vuol dire non solo tensioni sociali ma anche ricerca di alternative. Che sono poche. Solo per fare un esempio, la celeberrima tassa sugli extraprofitti vale, forse, 1-2 miliardi di euro. Ma si tratta comunque di un’entrata una tantum e non strutturale. Quindi questi introiti non potranno essere utilizzati per tagliare le tasse: “Questa cosa non è possibile. Non verrebbe consentita dalla Ragioneria dello Stato”, dice l’Osservatorio sui Conti Pubblici. E se non c’è “bollinatura” …… E poi ci sarà il richiamo UE. Indiscutibile. Ed allora?
La manovra per il 2024, non potrebbe avvenire in deficit (Il deficit pubblico quest’anno è il 4,5%. per l’anno prossimo è programmato al 3,7% al di sopra del tetto Ue del 3% e su questo saremo crocifissi). Anche se la scadenza di alcuni provvedimenti (crediti fiscali del 110% messi sui bilanci 2021-2022; i 21 miliardi per il “caro-bollette” che non dovrebbero più esserci) faciliterà il primo passo resta il problemone centrale: cosa fare?. Una politica economica recessiva sembra quasi inevitabile: è la strada più ricca di trappole da percorrere perché il pericolo del “si salvi chi può”, con i più forti che sono naturalmente favoriti, e che inneschi altre ingiustizie sociali, è forte. Ci penserei mille volte, se fossi al posto dell’opposizione, nel fare richiesta “strane”. Cioè “giuste”…. e basta.
La vera sfida è: non solo contrastare, bisogna contrapporre.
Questo è l’imperativo per tutte le opposizioni. Renzi compreso.





