
di Alberto Frau
Nelle ultime settimane sono riprese le polemiche sui prezzi della benzina, con le consuete accuse da parte delle associazioni dei consumatori alle compagnie di speculare sulle partenze legate alle vacanze estive. In Italia c’è la certezza che le accise pesino molto sul “prezzo industriale” dei carburanti (oltre il 50%) ma cruciale (e sottovalutato) appare il costo della materia prima.
A ben vedere, i criteri di formazione dei prezzi di mercato dei cosiddetti “prodotti finiti” energetici (tra cui la benzina) oggi fanno esclusivo riferimento non ad un organismo internazionale, regolato e soggetto a controllo, bensì ad un’entità: il Platt’s, attualemnte parte della S&P Global, con sede a Londra (https://lnkd.in/dYAnUP-t).
Trattasi di un provider (rectius un fornitore) di informazioni energetiche sull’andamento della domanda e dell’offerta dei prodotti petroliferi (e non solo), creato nel 1909 da Warren C. Platt sotto forma di una rivista specializzata del settore, attualmente controllato dalla casa editrice statunitense McGrow Hill.
In particolare, è tramite la cosiddetta quotazione “Platts Cif High Med” del relativo prodotto raffinato che si può ricavare il prezzo industriale del carburante. Tale dato (definito in dollari americani) è utilizzato quale riferimento per i contratti di acquisto e vendita di prodotti petroliferi a livello mondiale a cui fanno riferimento centinaia di compagnie energetiche (e il 100% dei primi 50 operatori elettrici e del gas).
L’indice Platt’s varia in base a numerosi fattori, come la domanda e l’offerta di prodotti energetici, le condizioni economiche e politiche globali e le fluttuazioni dei tassi di cambio. In relazione a tale ultimo aspetto, poiché tale dato è poi valorizzato al cambio euro/dollaro del giorno di riferimento ne deriva che se il rapporto è sbilanciato verso la moneta americana, questo finisce per incidere sul prezzo!
Peccato che «le informazioni del Platts non sarebbero in nessun modo verificabili» e che «a nessuno è concesso di sapere sulla base di quali fattori, protetti dalla libertà di stampa», avvengano gli scambi. Essi sono, in altri termini, non governati da un organismo internazionale regolato e soggetto a controllo.
È a questo organismo, che ogni giorno pubblica i prezzi a cui si «sarebbero» effettuate transazioni nel bacino del Mediterraneo – secondo notizie in nessun modo verificabili, ma che, al contrario, sono assunte universalmente come veritiere e corrette – che si deve di fatto la definizione, ab origine, del prezzo industriale della benzina che si rifletterà sul prezzo finale del carburante alla pompa.
E’ forse compito di chi ci governa (soprattutto in Europa) ricondurre ad un effettivo controllo tutto cio?





