Home Cultura ALIGHIERO TONDI, LA SPIA GESUITA DEI SOVIETICI IN VATICANO

ALIGHIERO TONDI, LA SPIA GESUITA DEI SOVIETICI IN VATICANO

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di Vito Sibilio

Nel 1943 Martin Bormann inviò a Roma un suo uomo di fiducia, Ludwig Wemmer, come funzionario dell’Ambasciata del Reich presso la Santa Sede. Wemmer doveva sorvegliare Ernst von Weiszäcker, l’ambasciatore tedesco, perché Bormann sospettava che volesse trattare segretamente con inglesi e americani.

L’agente nazista allacciò diverse relazioni importanti, tra le quali quella con un oscuro archivista del Vaticano, Alighiero Tondi. Nato a Roma nel 1908, gesuita, Tondi faceva parte della Segreteria di monsignor Giovanni Battista Montini e seguiva in quegli anni i dossier dei prigionieri di guerra di cui la Santa Sede si occupava per ragioni umanitarie. Wemmer frequentava anche quell’Alexander Kurtna al quale ho dedicato un articolo su queste colonne. Come Kurtna, anche Tondi era una spia al soldo dell’NKVD. Wemmer credette di poter reclutare Tondi, ma commise un grande errore. O forse era a conoscenza della segreta militanza spionistica del gesuita e volle intessere una relazione proficua per entrambi. Di certo c’è che Bormann aveva lui stesso rapporti stabili con l’NKVD, che lo salvò quando Berlino venne investita dall’Armata Rossa. Potrebbe essere stato lui stesso a suggerire al suo agente di contattare l’uomo di Mosca nella Segreteria di Montini.

Tondi frequentò nell’adolescenza un seminario gesuita, ma quando si decise ad entrare nell’Ordine, nel 1936, egli era stato già formato nelle scuole speciali dell’NKVD per gli agenti da infiltrare nella Chiesa Cattolica facendoli consacrare preti. Per ordine di un ufficiale del servizio sovietico di stanza a Vienna, Tondi  doveva coltivare preti e seminaristi simpatizzanti comunisti in chiave antifascista e antinazista, per farne agenti segreti. Grazie alle sue qualità e agli aiuti dei suoi alti protettori occulti, Tondi arrivò ad insegnare alla Pontificia Università Gregoriana e conobbe monsignor Montini. Entrando nella sua Segreteria, Tondi ebbe a disposizione una quantità enorme di documenti, comprese le mappe dei siti strategici dell’Armata giapponese al momento dello scoppio della guerra con gli USA, che arrivavano in Vaticano nei modi più disparati e che in questa maniera erano anche a disposizione, involontaria, dell’URSS.  Montini aveva rapporti stabili con l’OSS e le notizie per lui erano utili allo scopo di aiutare gli Alleati, ma alla sua ombra Tondi poteva a sua volta servire bene Mosca.

Il gesuita infedele rimase al suo posto a lungo dopo la guerra. Tra il 1949 e il 1952 i nomi dei sacerdoti inviati clandestinamente in URSS vennero passati da lui a Stalin, così che, non appena arrivavano, venivano intercettati e arrestati. La cosa non passò inosservata a Pio XII, che incaricò il Padre Agostini, già collaboratore dei servizi di sicurezza francesi, di indagare a fondo, in quanto era evidente che la fuga di notizie avveniva dal Vaticano.

Agostini colse Tondi in flagrante mentre, approfittando dell’assenza dei suoi superiori, apriva l’armadio dove era custodito l’ennesimo elenco di sacerdoti da mandare in URSS. Siccome ne aveva la chiave, non era stato per lui difficile. Condotto davanti al Papa, Tondi ammise di essere un agente dell’URSS e difese energicamente la sua azione, giustificandola con la necessità di dover convivere con i sovietici e di dover essere loro grati per il ruolo svolto nella resistenza al nazismo.

Pio XII, prima di decidere cosa fare della spia, convocò Giambattista Montini, il quale lo persuase a non far scoppiare uno scandalo e a non creare motivi di ulteriore tensione con Mosca e con i Partiti Comunisti occidentali. Papa Pacelli, dopo qualche settimana di riflessione, accettò il consiglio e gettò fuori dalle Mura Leonine il traditore, col divieto di rientrarvi.

In Italia, Tondi abbandonò platealmente la tonaca, mettendosi al servizio della propaganda del PCI, con toni talmente esagitati da creare imbarazzo a Botteghe Oscure. Ma non è assolutamente vero che egli fosse una spia del PCI in Vaticano. Ambrogio Donini, che lo contattò nel 1951, fu probabilmente imbeccato in  tal senso e indotto a credere che Tondi volesse iniziare un mestiere che invece era già suo da decenni. Di certo passò al PCI informazioni importanti sul progetto di Luigi Gedda di creare un partito cattolico più oltranzista e alternativo alla DC. Ma i referenti di Tondi rimasero i sovietici. Nel corso del suo periodo comunista, Tondi non solo sposò la sua amante e mentore Carmen Zanti, militante del PCI, dirigente UDI e donna vicina a Palmiro Togliatti, ma acclarò una versione romantica del suo impegno politico, facendo credere che egli si era avvicinato a Marx dopo essere diventato sacerdote e per la valenza sociale della sua filosofia, mentre era avvenuto esattamente il contrario. Tondi scrisse due libri: Vaticano e neofascismo, in cui leggeva tendenziosamente il progetto di Gedda di collaborare elettoralmente anche con l’MSI, e La Chiesa del Silenzio, con cui tentava di presentare i Paesi comunisti come un paradiso della libertà di coscienza. L’ex gesuita percorse diversi paesi dell’Est come funzionario del COMINFORM.

Nel 1957 Alighiero Tondi, apparentemente per contrasti con Botteghe Oscure che non ne condivideva l’attivismo esasperato e fanatico, lasciò l’Italia per acquartierarsi a Berlino Est come consigliere per gli affari religiosi di Walter Ulbricht, il capo della DDR. Era il 1963. Con lui, docente all’Università Humboldt, la fedele Zanti, alta funzionaria della Federazione Democratica Internazionale delle Donne. Poco dopo l’elezione di Paolo VI, Tondi fu ammesso al suo cospetto in Vaticano. Il Papa cercava sponde per la sua Ostpolitik e credeva che Tondi avesse debiti di gratitudine nei suoi confronti. Ma è una favola che Papa Montini fosse vicino ai sovietici: come dicevo, a livello di servizi segreti egli privilegiava, per ovvie ragioni, la CIA, succeduta all’OSS nel dopoguerra. Tuttavia il canale Montini-Tondi servì a poco, come la maggior parte dei contatti dell’Ostpolitik.

Il crepuscolo della vita di Tondi fu molto drammatico. Rientrato in Italia, vecchio arnese della guerra fredda, venne tenuto ai margini dal PCI. La moglie scalò la carriera parlamentare ma lui rimase in ombra. Ammalatasi e morta la Zanti nel 1979, Tondi iniziò un complesso e tormentato percorso di riavvicinamento alla Chiesa, culminato con il perdono di Giovanni Paolo II. Il gesuita che era stato una spia morì a Reggio Emilia il 25 settembre del 1984. Dopo la sua scomparsa, il mondo seppe che si era riconciliato con il Papato che aveva tanto tradito.

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