di Giuseppe Augieri
Ritorno sulla ipotesi da me fatta di una possibile stroncatura dell’evasione fiscale e chiarisco la mia ipotesi.
Ovviamente, non ho alcuna pretesa di avanzare “brillanti” proposte, la cui realizzabilità tra l’altro – lo so – è legata a mille fattori. Il mio è solo un tentativo di lanciare un possibile dibattito. E tra i promotori, io credo, ci debba essere il Movimento Sindacale.
Riepilogo: Il costo netto annuo, per lo Stato, di un lavoratore a livello medio è di 30.000 euro. (per una retribuzione netta di 1.600 euro per 14 mensilità). L’assunzione di 20.000 persone, da affiancare a quelle che già operano, e dedicate solo al recupero dell’evasione, costerebbe 600 milioni. I controlli potrebbero incrementarsi non di poco.
Se si pensa che 20.000 persone che si dedicassero solo ai controlli continui, per esempio, dell’evasione da mancanza di scontrini nelle attività commerciali; di ricevute e fatture da parte di professionisti quali medici, avvocati, insegnanti; di fatture da parte di meccanici, idraulici, elettricisti, vetrai, falegnami e tutta la genia di artigiani; se con questi controlli non riuscissero a recuperare evasione fiscale per un importo che copra tutta la spesa per le loro retribuzioni ed anzi lasciare ampi margini all’erario, vorrebbe dire che si pensa che l’evasione in realtà non viene dalle “partite IVA” ma da altra fonte. Ma Istat e Ministero delle finanze dicono il contrario (vedi grafico)
Un solo esempio: un recupero sulla sola IRPEF da lavoro autonomo del 5% varrebbe almeno 1,5 miliardi di Euro. Più del doppio della spesa.
Se poi le assunzioni riguardassero non solo giovani neo-assunti, ma anche lavoratori prossimi alla pensione, ai quali si potrebbe offrire di pagare l’importo della prossima pensione solo in quota parte (per esempio il 60%) e di aggiungere ad essa, cumulandola, una “retribuzione” più ampia del restante 40% (per esempio un ulteriore 60%), si avrebbe il duplice risultato di un guadagno in termini di erogazioni pensionistiche e – a parità di costo – di un ulteriore incremento delle assunzioni per la lotta all’evasione.
Credo sia possibile a tutti immaginare gli impatti – positivi – che ne deriverebbero sul welfare, sulla vita sociale e sulla vita economica del nostro Paese.
Si può fare? E se no, perché no?
Due brevi annotazioni.
La prima: Dalla nota di aggiornamento del DEF 2021 – Governo Draghi – si evidenzia che nell’anno, per la prima volta dal 2014, l’evasione fiscale scende sotto i 100 miliardi di euro annui. Merito delle misure di contrasto ben eseguite. Dunque è possibile….
La seconda: tra gli obiettivi previsti nel PNRR, è stata inclusa la “Riduzione del tax gap”. Nelle Raccomandazioni 2019, la CSR 1, riferita alla politica fiscale, l’Europa indica come prioritaria la riduzione della pressione fiscale sul lavoro, e la sua compensazione anche con il contrasto all’evasione, in particolare nella forma dell’omessa fatturazione. Dunque è un dovere non solo “etico”….
Chiederei che il Parlamento desse il massimo del suo impegno, di direzione della maggioranza e di controllo dell’opposizione, su questa materia. E che il Sindacato si facesse promotore di proposte, anche del tutto nuove, per contribuire a questo processo di giustizia.




