Urso chiede all’azienda di ritirare il piano: “Inaccettabile, serve nuova proposta industriale”
Il piano di riorganizzazione di Electrolux prevede – a quanto si apprende – un numero totale di tagli più alto dei 1.719 annunciati dall’azienda, dal momento che l’azienda non considera i contratti a termine che non verranno rinnovati (pari a 208): la cifra complessiva quindi potrebbe aggirarsi sui 2022 esuberi.
A Susegana gli operai passerebbero dagli attuali 728 a 418, con un totale di 310 esuberi. A Porcia l’organico verrebbe ridotto da 571 a 309 lavoratori, con 262 esuberi complessivi. Nello stabilimento di Solaro gli occupati passerebbero dagli attuali 615, di cui 111 con contratto a termine, a 398 lavoratori, determinando 217 esuberi.
A Forlì, invece, si scenderebbe da 683 occupati, di cui 97 a termine, a 345 addetti, con una riduzione totale di 338 posti di lavoro. Per Cerreto d’Esi è prevista la chiusura dello stabilimento, che attualmente conta 170 occupati, di cui 81 operai. Ai tagli sulla produzione si aggiungono inoltre 725 esuberi nelle attività di staff, comprese ricerca e sviluppo e altre funzioni aziendali.
Sul fronte produttivo, il piano di Electrolux prevede una riduzione dei volumi in diversi stabilimenti italiani, con l’eccezione di Solaro.
A Susegana la produzione passerebbe dagli attuali 532 mila pezzi a 450 mila unità future.
A Porcia i volumi scenderebbero da 728 mila a 500 mila pezzi. Lo stabilimento di Solaro rappresenta invece l’unico sito in crescita, con una produzione prevista in aumento da 680 mila a 690 mila pezzi. Più marcata la riduzione prevista a Forlì, dove i volumi produttivi passerebbero da 1,58 milioni di pezzi a 859 mila unità future.
In totale la perdita produttiva ammonta a oltre 1 milione di pezzi.
Il piano presentato dall’azienda Electrolux è “irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. Chiedo a Electrolux di ritirarlo e di aprire un confronto vero, per costruire una soluzione industriale condivisa e sostenibile, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”.
Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al tavolo Electrolux convocato oggi a palazzo Piacentini, dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo.
Presenti al tavolo nazionale anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e il sottosegretario di Stato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto.
Il ministro Urso ha quindi riconvocato il tavolo Electrolux per il 15 giugno alle ore 15, al Mimit, chiedendo all’azienda di sospendere subito ogni azione unilaterale e utilizzare i giorni che separano dalla nuova riunione per ritirare il piano e presentare una proposta industriale compatibile con le richieste avanzate da istituzioni, regioni, parti sociali e lavoratori.
“Il piano industriale annunciato da Electrolux, con il taglio di circa 1.700 posti di lavoro, è per il governo assolutamente inaccettabile. Non possiamo consentire che il peso delle riorganizzazioni industriali ricada ancora una volta sui lavoratori e sui territori.
È necessario che l’azienda si sieda con serietà al tavolo e presenti un nuovo piano industriale concreto, condiviso e sostenibile, fondato su investimenti, innovazione e tutela degli stabilimenti produttivi.
La salvaguardia dell’occupazione resta per noi una priorità assoluta e l’idea che abbiamo come governo su questo tavolo è condivisa in maniera unitaria da tutte le parti coinvolte. Come ha ricordato il ministro Urso, la strada da seguire è chiara ed è quella indicata dall’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ha dichiarato Bergamotto.
Nel corso dell’incontro, Urso ha richiamato il metodo seguito dal MIMIT nelle principali crisi industriali, a partire dal caso Beko, concluso senza licenziamenti collettivi, senza chiusure di stabilimenti e con nuovi investimenti.
“Le crisi industriali vanno governate, non subite: anche nelle situazioni più difficili si può arrivare a un accordo che non lasci nessuno indietro”, ha sottolineato il ministro, evidenziando come, nel corso della legislatura, siano già stati raggiunti 39 accordi e come il numero dei tavoli di crisi attivi al MIMIT sia sceso dai 55 ereditati agli attuali 43.
Urso ha infine evidenziato la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, un settore strategico sempre più esposto alla sovracapacità asiatica e a una tutela europea ancora insufficiente.
“Giovedì sarò a Bruxelles, dove porterò la questione al Consiglio competitività UE, a partire dal confronto con i ministri dei Paesi ancora maggiormente coinvolti nella produzione europea del comparto.
La Commissione ci ascolti, riconosca questo settore come strategico e, al pari dell’automotive, elabori un Piano per il comparto, che comprenda la revisione del CBAM con l’estensione a questi beni, reciprocità negli standard e strumenti di sostegno, anche europei, agli investimenti produttivi e alla domanda”, ha concluso.





