
di Gianvito Caldararo
Francesco Alberoni, il sociologo dalle riflessioni profonde.
E’ morto Francesco Alberoni, sociologo, scrittore e giornalista, che ci lascia in eredità una enorme quantità di riflessioni sul cambiamento della società contemporanea. Al centro delle sue analisi e riflessioni abbiamo sempre trovato la massima attenzione verso le istituzioni educative, cioè la famiglia e la scuola. Nelle riflessioni di Alberoni, queste due istituzioni hanno subito “un declino nel loro valore e rilevanza”.
Quando parlava dei giovani, sosteneva “che si trovano impreparati, incapaci di raccontare la propria storia e di argomentare in maniera non efficace”. Attribuiva una certa responsabilità e anche influenza all’era digitale.
Secondo Alberoni, l’uso costante dei dispositivi mobili e la dipendenza dai social media “hanno ridotto la capacità di attenzione dei giovani”. Come pure la frammentazione dell’informazione, sia online che in televisione, secondo Alberoni, “ha dato vita a generazioni abituate a contenuti brevi e superficiali, secondo il metodo di ” farsi un’idea”. E quando passava a riflettere sulla Università, che secondo lui “rappresentava un baluardo della conoscenza”, la sua visione era abbastanza critica. Sosteneva che negli ultimi tempi l’Università era diventata una vera e propria “fabbrica di titoli “, offrendo una formazione spezzettata e non profonda”.
Il vero “sapere”, che dovrebbe nascere da un rapporto continuo e diretto tra studente e docente, secondo la visione di Alberoni, ” viene spesso messo in ombra da un rapporto meccanico e superficiale “. Il nostro sociologo Alberoni, ha anche rivolto la sua attenzione al carisma e alle qualità che deve possedere un leader carismatico. Ha cercato di dare delle argomentate riflessioni su cosa è il carisma ? Quando si dice che uno ha carisma ? Quando si può parlare di capo carismatico ? Quando una persona è capace di convincere altre persone a seguirlo, a formare un gruppo, un’associazione, un partito, un esercito, dando loro una meta, trasmettendo loro fiducia, entusiasmo e speranza ? Per ottenere questi risultati, secondo la visione di Alberoni, il capo deve possedere diverse qualità. La prima è capire, cioè ” intuire che cosa vuole la gente in quel momento, identificarsi con il pubblico, sentire come lui “.
Sosteneva che tutti i grandi generali sono stati sempre in mezzo ai soldati. Cesare dormiva su una brandina da campo. Alessandro era il primo in battaglia, cioè l’esempio è trascinante. Quando un capo perde il contatto con la gente è perduto. La seconda qualità del capo è di credere nella meta che propone e non dubitarne mai. A tal proposito, richiamava l’esempio di De Gaulle, che dopo la sconfitta della Francia, è andato in Inghilterra per continuare la guerra. Era solo, non aveva esercito, non aveva niente, ” salvo l’assoluta determinazione di tornare vittorioso a Parigi “. La terza qualità è ” l’intuito strategico, la capacità di cogliere fulmineamente l’essenziale, lasciando da parte tutto ciò che è secondario “, unitamente a ” una sicurezza e una rapidità che gli consente di vincere anche in situazioni disperate “.
La quarta qualità è quella di stabilire un rapporto affettivo con ciascuno dei suoi collaboratori. Quando stringe loro le mani, quando li abbraccia, quando li saluta, ciascuno ha l’impressione che si rivolga a lui come individuo, che lo ami come individuo. Infine, l’ultima qualità individuata da Alberoni, è la comunicazione. Il capo carismatico è anche un abilissimo comunicatore, sia attraverso le parole che i simboli. Il capo crede in quello che dice e resta legato alla gente. Con Alberoni. l’Italia perde uno studioso della società di elevate doti professionali e culturali.





