Home Opinioni STRATEGIA E COLLASSO, FANTASCIENZA O REALTA? – PARTE II

STRATEGIA E COLLASSO, FANTASCIENZA O REALTA? – PARTE II

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di Marco Della Luna

Nel giugno del 2019 il mercato dei Repo, quindi la creazione della liquidità interbancaria, stava già entrando in crisi. Nel settembre del 2019 la Banca dei Regolamenti Internazionali, in pratica la banca centrale delle banche centrali, lanciò l’allarme di imminente esplosione del sistema. Il 18 ottobre del 2019 a New York si tenne l’Event 201 in cui i potenti della Terra studiarono una simulazione della crisi in questione e misero a punto, come prevenzione, un piano per salvare capra e cavoli, ossia per continuare e ampliare l’immissione di nuova moneta onde evitare l’imminente crisi di insolvenza generale, e insieme per congelare l’economia, ossia gli investimenti, i commerci, la circolazione monetaria, così da evitare pure di accendere una forte inflazione. Questa operazione iniziava guarda caso in concomitanza dell’arrivo della pandemia poi nota come Covid-19, che avrebbe appunto da un lato originato l’iniezione attraverso le banche centrali di enormi quantità di moneta, e dall’altro lato di bloccare le persone e le merci con il lockdown e le quarantene, scongiurando così l’inflazione, e al contempo tenendo la gente a bada, visto che tutto era dovuto a cause naturali.

Il 20 gennaio 2020 i medesimi partecipanti si riunirono a New York e ricevettero il palinsesto su come procedere anche in campo sanitario e di public relation. I successivi fatti ci sono abbastanza noti. In Italia abbiamo visto come è andata riguardo il contagio, i morti e le cause dei decessi.

Il sistema bancario “ombra”, il settore REPO (REPURCHASE AGREEMENT, una sorta di pronti contro termine), è stato salvato e con esso i fondi di investimento che sostengono le pensioni. La gente è stata tenuta in casa. L’economia ha avuto una contrazione, poi ha iniziato a riprendersi, ma già nel 2022 è stata colpita da un rincaro dell’energia, delle materie prime e dei trasporti, che la farà flettere. 

Se l’impero del Dollaro avesse potuto continuare ad espandersi, allora la sua espansione avrebbe risolto il problema, traendo risorse dall’esterno, come ha sempre, analogamente a quanto faceva l’impero romano. Cosa che riguarda ai nostri giorni anche la guerra in Ucraina, ma con la particolarità riguardante he alcuni paesi che non vedono di buon occhio, soprattutto perchè  ormai l’espansione del dollaro comincia a configgere col blocco commerciale dei Brics, che sta ricercando una evoluzione “monetaria” autonoma. 

Da ciò consegue, come a suo tempo nel basso impero romano, l’impero del dollaro deve ricevere risorse da coloro che già sono suoi fedeli alleati, togliendole alla popolazione generale, e iniziando dai paesi periferici, come l’Italia. Lo fa mediante un mix (diversamente modulato da paese a paese) riguardante pressione fiscale, stretta creditizia, restrizione del commercio, degli spostamenti, dei trasporti, innalzamento dei dazi e delle sanzioni, forti rialzi del tasso di interesse, aumento della mortalità (malattie e vaccini) e calo delle nascite. Peraltro Washington, creando un vantaggio in termini di minore tassazione e minori costi dell’energia, attrae investimenti e imprese dall’Europa.

Come già cennato, si è beneficiato dell’arrivo del Covid e con le conseguenti restrizioni degli scambi commerciali, dei trasporti di merci e persone, con le quarantene e chiusure di frontiere, col lockdown, col greenpass etc. Questo insieme di cose ha causato una strozzatura delle forniture, quindi un rialzo dei prezzi non inflativo (cioè non derivato da eccesso di liquidità e di domanda sull’offerta), ma che è stato presentato all’opinione pubblica come inflattivo per giustificare una serie di aumenti dei tassi di interesse finalizzata a ri-congelare l’economia, come nel 2020 – guarda caso gli indici preannunciano un forte calo per l’autunno prossimo. Inoltre, Washington, che gode di autosufficienza – anzi di surplus energetico – ha imposto all’Europa occidentale tagli alle importazioni di prodotti energetici russi a buon mercato, e la loro sostituzione col molto più costoso gas americano, così da aumentare la domanda di dollari per pagarlo, oltre a realizzare un profitto, a rendere l’industria europea meno competitiva, e ad incentivarla a trasferire la sua produzione in America.

La produzione di nuova moneta, oltre che a sostenere il debito pubblico e privato nonché i livelli di borsa, viene canalizzata in impieghi inutili ai fini della crescita reale e della produzione di beni e servizi utili e prezzi migliori – impieghi come la falsa green transition e l’eguagliamento di gender (14 miliardi nel nostro PNRR).

Nella strategia rientrano anche le imposizioni della green transition, peraltro inutile perché non tocca i principali inquinatori, fra i quali primeggiano Cina e India. Come pure la sostituzione dei bianchi autoctoni, che costano molto, con immigrati semischiavi: i latinos negli USA, gli africani in Europa.

Cosa dire dopo le sopra esposte considerzioni che ci auguriamo siano smentite. Alla luce del presente conflitto militare, commerciale e finanziario con i paesi Brics, e delle loro iniziative volte a creare una nuova valuta internazionale, c’è addirittura da augurarsi alla fine che il sistema monetario sopra descritto, basato sulla moneta debito e sull’illimitato indebitamento del mondo, crolli, travolgendo i suoi manovratori e beneficiari, che sono poche grandi famiglie dinastiche ai vertici del sistema finanziario. Certamente è auspicabile un sistema monetario, basato su una moneta generata senza indebitamento e in modo assolutamente trasparente. Altrimenti, per una via o per l’altra, si tornerà sempre daccapo.

Ma al di là degli spetti squisitamente monetari e finanziari  rimane l’esigenza oggettiva di trovare una soluzione al sovraccarico demografico e all’esaurimento delle risorse planetarie. Il tutto tenendo presente che per effetto della finanziarizzazione dell’economia, della centralizzazione del potere reale, e dell’avvento dell’intelligenza artificiale, le masse sono divenute superflue, oltre che ecologicamente insostenibili. Pertanto se non interverrà un fattore qualitativamente innovativo, in un modo o nell’altro  le criticità rimarranno. (fine)

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