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IL DIBATTITO CLIMATICO

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di Giovanni Bernardini

Parlando di clima capita di ascoltare argomenti più o meno di questo tipo: “è vero, Greta dice un sacco di fesserie, i media drammatizzano la situazione, io non sono d’accordo con loro, ma… ” ed il “ma” è seguito da più o meno convincenti argomenti scientifici, citazioni di riviste, risultati di convegni eccetera che confermerebbero la gravità dei cambiamenti climatici in atto. Per farla breve, si cerca di depurare il dibattito sul clima dagli strilli di Greta, dagli scioperi contro l’ingiustizia climatica, dalle palle dei media eccetera.
Il punto debole di simili argomentazioni è però sin troppo facile da individuare. Gli strilli di Greta, i cortei contro “l’ingiustizia climatica”, le palle dei media sull’estate che stiamo vivendo presentata come la “più calda di sempre” non sono un semplice fenomeno marginale, una sorta di esagerazione che si innesta su un dibattito serio, sono il cuore del dibattito stesso. E’ a queste “esagerazioni” che sono legati provvedimenti come l’auto elettrica, le caldaie a pompa di calore, i “cappotti termici” alle abitazioni, la lotta alle flautolenze delle mucche, la farina di grillo, la criminalizzazione della plastica, le pale eoliche ed i pannelli solari ovunque, in un crescendo che sembra non incontrare più limite alcuno. Quello in corso sul clima non è un normale dibattito scientifico, non verte sugli “zero virgola” degli scienziati ma sugli strilli dei talebani dell’ecologia.
E sono sempre collegate a questi strilli le proposte liberticide di introduzione del reato di “negazionismo climatico”, qualcosa che fa impallidire il tribunale della Santa Inquisizione che a suo tempo costrinse Galileo a ritrattare. Per inciso, lo obbligò a ritrattare al termine di un dibattito di assai elevato livello culturale. Anni luce separano la cultura del cardinale Bellarmino dalle scemenze di Greta Thunberg.
Si rassegnino le persone serie: non è possibile parlare di clima ignorando il “clima” isterico che caratterizza il dibattito su un simile argomento. Perché QUESTO è alla base delle misure sempre più demenziali, illiberali ed antieconomche che i talebani climatici cercano di imporci.

Autore

  • Redazione

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