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“PIANO MATTEI”: LEADERSHIP ITALIANA E FONDI SPECIALI EUROPEI

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di Paolo Raffone

Le ragioni per cui nel mio precedente articolo ho suggerito un approccio di dialogo e cooperazione quadrilaterale (UE, Africa, India e Cina) si possono facilmente capire dal peso dei primi tre blocchi economici in Africa che insieme totalizzano circa il 60% degli scambi commerciali africani.

La Russia in Africa è presente con un ruolo prevalentemente nel settore sicurezza e armamenti che al momento, come si può leggere, non sarebbe compatibile con principi democratici di pace e benessere ai quali, vogliamo sperare, si ispirerà anche l’annunciato “piano Mattei”. E’ da escludere che l’Italia possa agire da sola, anche solo limitatamente a qualche paese del Mediterraneo. Sarebbe impossibile visti i legami europei e la posizione geopolitica globale del paese. L’Italia può approfittare di una congiuntura che mesi fa sarebbe stata insperabile. Gli Stati Uniti entrano in una difficile campagna elettorale che non permetterà fino a inizio 2025 di avere un’amministrazione stabile ed efficace. L’UE è nel momento della sua massima debolezza e confusione che si protrarrà almeno fino alla fine del 2024, mentre allo stesso tempo sia la Francia che la Germania hanno gravi problemi interni (oltre a litigare tra loro) che riducono la loro capacità di leadership. Se il “piano Mattei” da annuncio (vuoto) si strutturerà in modo strategico e intelligente potrà diventare il modo per l’Italia di riempire il vuoto e guidare l’intervento europeo in Africa e nel Mediterraneo con un approccio di dialogo e cooperazione quadrilaterale che russi e americani non rigetteranno affatto a priori.

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Gli scambi commerciali tra l’UE (che ha competenza esclusiva sui suoi stati membri, incluso il settore degli armamenti) con l’insieme dei 54 paesi africani (attraverso accordi quadro con l’AU e le comunità economiche regionali, e alcuni casi di accordi bilaterali) sono quasi esclusivamente centrati sull’importazione in Europa di commodities e beni primari. Nonostante il settore dei servizi sia una componente importante degli scambi a livello globale, negli scambi UE-Africa lo scambio in servizi è quasi assente. Le esportazioni dell’UE in Africa sono per circa il 70% prodotti manufatti (56% prodotti raffinati dal petrolio, 7.7% medicine, 6.1% antisieri, 5.5% automobili, ecc…). L’insieme degli scambi EU-Africa conta per il 23% del totale degli scambi esterni africani. Nel 2022 l’UE ha finanziato l’AU con un fondo d’emergenza dii 600 milioni di euro e una “nuova strategia per l’Africa” è stata approvata e parzialmente finanziata dagli stati membri. Ma nel rapporto del Parlamento europeo del giugno 2023 si legge: “Nonostante i 150 miliardi di euro proposti per gli investimenti nelle infrastrutture (Global Gateway) per il periodo 2021-2027 e l’impegno a sostenere l’industria africana dei vaccini, l’attuazione della strategia progredisce lentamente. Ciò è dovuto in particolare al fatto che una serie di differenze sull’aggressione russa all’Ucraina e sul suo impatto nella gestione dei migranti e dei richiedenti asilo e sul sostegno dell’UE alle operazioni di pace africane, gli analisti sottolineano anche una mancanza di strategia dell’AU per quanto riguarda le relazioni dei paesi africani con l’UE”[1].

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Tra il 2020 ed oggi il commercio estero dell’Africa ha subito un cambiamento epocale, che ha riflessi geopolitici evidenti.

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Gli scambi commerciali tra la Cina e l’Africa dal 2009 vedono una crescita sostenuta e costante che ha largamente superato di vari fattori in valore quella tra US-Africa e dal 2023 anche quella in volume EU-Africa. Si stima che il volume totale degli scambi commerciali sino-africani nel 2023 abbia superato il 23% del totale.

A differenza dell’Occidente, che molti in Africa vedono in declino, Pechino crede nelle virtù del suo modello culturale, politico ed economico. La Cina sta cambiando approccio verso l’Africa, più commercio e meno infrastrutture. Un adattamento cinese all’Agenda 2063 dell’AU. Oggi la Cina è il partner commerciale più grande in Africa ed anche il principale prestatore finanziario (garantito dalle commodities). Nonostante un quadro geopolitico globale che pone dei problemi anche per la Cina, le previsioni sono di un’intensificazione significativa delle relazioni economiche sino-africane che potrebbero raggiungere nel 2035 il 35% degli scambi esterni totali dell’Africa (2035 Vision for China-Africa Cooperation). E’ fondamentale capire che la flessibilità di adattamento della Cina in Africa è anche dettata da pressanti fattori interni cinesi che implicano la necessità di sviluppare in Africa solide capacità produttive, nell’ICT e nel settore farmaceutico. E’ decisiva la curva demografica cinese rispetto a quella africana.

Mentre le materie prime rimarranno rilevanti, il commercio tra la Cina e i paesi africani sta attraversando un processo di diversificazione. La Cina sta aumentando le sue importazioni di prodotti agricoli, manufatti e servizi mentre esporta più tecnologia.

Come per le infrastrutture, Pechino sta anche aumentando la sua impronta nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) africane nell’ambito dell’iniziativa Digital Silk Road (DSR). Il suo obiettivo strategico è creare ed espandere le sfere di influenza digitale e consolidare lo status della Cina come superpotenza digitale. Le aziende cinesi sono ben posizionate nei settori delle telecomunicazioni in diversi hub chiave, tra cui Egitto, Algeria, Kenya, Nigeria e Sud Africa. Huawei opera in 40 paesi africani e ha stabilito partnership con più governi, compresi progetti per lo sviluppo di data center. Secondo un recente rapporto dell’Atlantic Council’s African Center, il 50% delle reti 3G e il 70% delle reti 4G in Africa sono state costruite da Huawei. I vantaggi competitivi delle aziende cinesi nei settori delle telecomunicazioni e del digitale sono gli stessi delle infrastrutture: accesso più facile ai finanziamenti, nessun vincolo politico e servizi veloci a prezzi competitivi.

Nel 2023, il commercio India-Africa supererà presto i 100 miliardi di dollari, secondo il ministro degli Esteri indiano S Jaishankar, superando gli Stati Uniti di almeno un terzo. L’India che può contare su quasi 5 milioni di indiani che vivono da lungo tempo stabilmente in vari paesi africani, vede nei rapporti con l’Africa un modo per riequilibrare quelli globali. Con più di 13 miliardi di prestiti concessi ai paesi africani, l’India ha in cantiere quasi 200 progetti in una varietà di settori: acqua potabile, irrigazione, impianti rurali di elettrificazione solare e fabbriche rurali di zucchero e tessili.

A differenza di gran parte dell’Europa, la Russia non ha avuto una presenza coloniale ufficiale in Africa, ma l’Unione Sovietica ha cercato relazioni cordiali e alleati in Africa durante la Guerra Fredda, cercando così di stabilire stretti legami con i movimenti e i governi socialisti nel continente. Nel periodo successivo al crollo dell’Unione Sovietica, la Russia non ha avuto l’influenza e la presenza del passato, causando la chiusura di alcune missioni diplomatiche russe in Africa nel 1990. Ma nell’ultimo decennio, la Russia ha prestato maggiore attenzione al continente africano, proprio come varie nazioni africane hanno iniziato rivalutazioni critiche della loro eredità coloniale europea, in gran parte con opinioni negative. Con la crescente presenza di potenze come la Cina e l’India in Africa, Mosca vede il continente africano come un partner multilaterale significativo in un futuro ordine mondiale multipolare.

Alla fine di marzo 2023 è stato approvato un nuovo concetto di politica estera russa[2]. Questo documento affronta questioni come l’equilibrio del potere globale e la creazione di un sistema internazionale multipolare, la trasformazione strutturale dell’economia mondiale, l’approfondimento della globalizzazione economica, l’espansione di nuovi sistemi di pagamento nazionali e transfrontalieri, nuove valute di riserva internazionali e la diversificazione dei meccanismi di cooperazione economica internazionale. Nel documento di politica estera russa si legge: “La Russia è solidale con gli stati africani nel loro desiderio di un mondo policentrico più equo e di eliminare la disuguaglianza sociale ed economica, che sta crescendo a causa delle sofisticate politiche neocoloniali di alcuni stati sviluppati nei confronti dell’Africa. La Federazione Russa intende sostenere ulteriormente l’affermazione dell’Africa come centro distintivo e influente dello sviluppo mondiale”.

Tuttavia, nonostante una robusta crescita dell’intercambio russo-africano negli ultimi anni, il valore complessivo degli scambi nel 2023 è di circa 18 miliardi di dollari (un ottavo di quello indiano). L’intenzione russa è di duplicare il valore degli scambi entro i prossimi cinque anni. I principali settori di scambio russo-africani sono il grano, il petrolio e le armi. Ed è proprio il mercato africano delle armi (40% del totale africano) che è il punto di forza della Russia in Africa. Le vecchie amicizie sovietiche nel continente “pagano” ancora oggi. Nonostante la guerra con l’Ucraina, la Russia ha superato la Cina come principale fornitore di armi alle forze armate dell’Africa sub-sahariana. La Russia è rapidamente diventata il principale fornitore di armi per le forze armate dell’Africa sub-sahariana, nonostante i conflitti armati in corso con l’Ucraina. Questo sviluppo ha visto la nazione superare la Cina come principale fornitore di armi nella regione. La Russia ha attivamente cercato di espandere la sua presenza in Africa, e questo si è riflesso nell’aumento della fornitura di armi alle nazioni africane, scrive il noto SIPRI in un recente e dettagliato rapporto che stigmatizza anche il crescente volume globale, ma declinante in Africa, delle esportazioni di armamenti americani e francesi[3]. E’ in quest’ottica che si inserisce il gruppo privato Wagner (ampiamente finanziato dai servizi segreti militari russi). Oltre a diffondere notizie tramite le ben note “troll farms” per creare un sentimento anti-occidentale, il gruppo fornisce servizi di sicurezza a numerosi stati africani, ma anche alle imprese cinesi in Africa, oltre a sostenere le azioni militari con supporto logistico, formazione e forniture parallele di armamenti. Il prestigio e il rispetto del gruppo Wagner, soprattutto nei paesi del Sahel e in regioni limitrofe sub-sahariane, lo si deve all’efficacia dimostrata nel tenere a bada e allontanare gruppi armati variamente organizzati di matrice jihadista (ad esempio in Mali, Sudan, Burkina Faso e nella Repubblica Centrafricana). Il gruppo Wagner si inserisce in un fiorente mercato competitivo nel quale si trovano anche compagnie private israeliane, britanniche, americane e francesi.  

Nella migliore tradizione italiana, quella che ha avuto successo, si è amici di tutti. Da brava meretrice mediterranea l’Italia non deve avere pregiudizi di alcun genere ma operare sinergicamente nel rispetto di tutti per la propria tutela. Per l’Italia, Europeismo, Patto Atlantico, Eurasianismo e Panafricanismo non si devono escludere a vicenda. Anzi si armonizzano pacatamente, con rispetto e pragmatismo. Un ruolo che se giocato con intelligenza potrebbe convenire a molti nostri partner.

 

[1] https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-international-trade-inta/file-towards-a-comprehensive-strategy-with-africa

[2] https://www.russia-briefing.com/news/an-introduction-to-russia-s-new-2023-foreign-policy-concept.html/

[3] https://sipri.org/media/press-release/2023/surge-arms-imports-europe-while-us-dominance-global-arms-trade-increases

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  • Redazione

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