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La crisi degli ideali e della pratica politica

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La crisi degli ideali e della pratica politica

Servono nuove strategie

Dopo il referendum, che ha spaccato l’Italia per l’ennesima volta, vorrei ricordare l’eterna emergenza in cui il nostro Paese, è stato costretto a vivere da una politica che non è stata mai in grado di unificarlo.

Molti aspetti della convivenza civile si sono deteriorati; dalla coesione alla solidarietà, dalla partecipazione al pluralismo si è passati alla egoismo e alla chiusura sempre più nelle mure amiche.

Nello scorrere gli avvenimenti critici che negli anni sì sono susseguiti possiamo constatare che a partire dal dopo guerra, solo per ricordarne alcuni, si è passati dalla crisi del petrolio con le domeniche a piedi e con gli uffici pubblici chiusi alle 17.00 per risparmiare energia al terrorismo che per anni ha insanguinato l’Italia; dalle ristrutturazioni delle fabbriche con relative perdite di posti di lavoro alla difficile transizione economica e sociale per entrare in Europa con tantissimi sacrifici da parte dei cittadini; dalla crisi della politica della prima Repubblica alla sparizione dei partiti; dalla economia dell’Austerity e del green alla grande crisi per la finanziarizzazione dell’economia; dalle catastrofi dei terremoti alle inondazioni di interi paesi per l’incuria con sui si sono tenuti i nostri territori; dalla politica dell’ambiente all’emergenza della Pandemia e, infine, alla guerra che è tornata in Europa e nel Medio Oriente.

Si sono così creati enormi problemi per la cittadinanza toccando tutti gli aspetti della vita delle persone.

In questi ultimi anni sono esplose altre emergenze che incutono timore solo a chi le subisce, e di cui il governo e le forze politiche non ci mettono il giusto impegno draconiano nell’affrontarle.

Parlo della povertà che aumenta, dei pensionati che vivono in uno stato di indigenza, delle crisi occupazionali, dei disoccupati, dei morti sul lavoro di cui se ne parla poco, dei redditi di lavoro e delle pensioni che perdono continuamente potere di acquisto, delle tariffe delle materie energetiche e dei riflessi sugli aumenti dei prezzi anche per le materie prime.

Una sanità, che pur spendendo ingenti risorse, sta portando i cittadini a non curarsi, per le disfunzioni e le lungaggini di quella pubblica e per gli alti costi di quella privata. Nonostante questo si continua finanziare la privata a discapito di quella pubblica,

La previdenza e di conseguenza le pensioni sono sempre in emergenza, senza mai riflettere che i tanti contratti precari non portano contributi alla gestione, con la conseguenza, che per la proprietà dei vasi comunicanti, diventa difficile mantenere la spesa delle pensioni. Per cui a ogni finanziaria si aumenta l’età delle pensioni e si riducono le prestazioni.

Stiamo attraversando uno dei momenti più difficili. Tutti i nodi politici, economici e sociali stanno venendo al pettine accentuati dalla stagnazione della produzione e, proprio nel momento di un maggior bisogno di solidarietà, prevalgono gli opposti egoismi.

In questo contesto i confini fra bisogni, fra povertà e benessere, diventano più netti e pertanto più esasperati.

Si continua ad abbattere a colpi di maglio lo stato sociale; ad accettare la logica dei tagli dell’occupazione in tutti i settori, senza minimamente intervenire con proposte organiche e allo stesso tempo si accolgono i ricatti delle corporazioni lobbistiche, così facendo sì determina una fase sempre più accentuata di restaurazione del neo liberismo, sempre più spinto e al di sopra e al di fuori di qualsiasi etica e solidarietà sociale.

Quando un Paese è costretto a vivere con milioni di disoccupati e il lavoro continua a mancare, occorre ripartire equamente le proprie risorse rilanciare il lavoro stabile, la ricchezza disponibile e distribuendo, soprattutto, equamente i sacrifici.

Questo Paese, proprio per questo, avrebbe bisogno di scelte politiche e di una filosofia di governo che sappia salvarlo dalla disgregazione.

Proprio perché stiamo vivendo, anche per le incapacità di realizzare misure idonee dai vari governi che si sono succeduti dopo la fine della prima Repubblica, bisognerebbe che ci fosse la forza di esprimere il dissenso da parte di tutti quelli che ancora credono nella democrazia e nella forza della Politica, Popper sosteneva: “La democrazia è la volontà di non arrendersi di fronte a qualsiasi forza, qualsiasi potere che pretende di essere irresistibile”.

Tutto questo dovrebbe far risvegliare le coscienze e far ritornare a propugnare alcuni dei valori considerati antichi, per riaffermare concetti di democrazia, partecipazione, libertà e coesione.

Al di là degli aspetti costituzionali e sociali che si sono determinati con queste costrizioni, compreso la clausura, imposta in modo imperativo, occorrerà verificare anche lo stato di salute del nostro sistema democratico.

Oggi non è in crisi, solo, un’idea di equità e solidarietà, ma in crisi una concezione ideale e di pratica politica che va ripristinata, altrimenti lo scontro sociale rischia di essere più forte e deleterio per la stessa democrazia.

Dopo il referendum coloro che si ritengono vincitori hanno festeggiato, convinti che alle prossime elezione potranno andare al governo.

Ma veramente c’è da festeggiare quando, pur aumentando i votanti rispetto ai passati momenti elettorali, circa il quaranta per cento degli elettori non si è recato alle urne?

Il governo crede che soltanto sostituendo alcuni dei suoi componenti potrà ridare smalto e consenso alla attività di governo?

Allora vuol dire che non si capiscono i veri problemi che vive la comunità. Tutte queste criticità che ho cercato di elencare non insegnano niente alla politica.

Ci vuole molto di più proprio sul piano della Politica nel governo dell’economia.

Bisogna cominciare a pensare a nuove strategie per individuare le soluzioni ai tanti problemi anche sulla base di una programmazione, definendone uno scala di priorità.

La cittadinanza merita risposte e la carenza di soluzioni allontano sempre più la società civile dalla politica. L’incapacità dei partiti a rispondere su tutta la gamma dei diritti della gente; la subordinazione della società civile rispetto all’arroganza e all’inefficienza dello Stato e in ultimo un bisogno di essere rappresentati pone innegabilmente la condizione che si superi la crisi di tutte le strutture partecipative di questo nostro Paese.

Proprio per questo va riflettuto su come ripristinare i valori antichi tra i quali la laicità e il riformismo. Sono più che convinto, anche oggi, che nel rispetto delle opinioni di tutti, il pluralismo è il sale della democrazia, e solo l’esistenza di relazioni anche contrapposte, dove ogni soggetto svolga la sua funzione, alimenta e da forza alla democrazia.

Bisognerebbe che la politica e le forze sociale svolgessero la funzione di ripristinare questa cultura, riaffermando una nuova concezione di ricostruzione degli interessi della cittadinanza, per dare vita a un’opinione pubblica che abbia di nuovo voglia di riprendersi gli spazi partecipativi e ridare fiato a regole di una società diversa nella quale, con il contributo dei pensieri critici, comunque si possa realizzare sempre più democrazia.

In questo scenario si dovrebbero promuovere vere discussioni in cui le persone possano ritornare a confrontarsi. Bisognerebbe promuovere nel territorio luoghi dove poterlo fare e bisognerebbe che i partiti si riaprissero alla partecipazione dei cittadini.

I diritti e le tutele vanno ripristinati, dopo l’euforia della manipolazione e della liberalizzazione del mercato.

E, per questo ci sarebbe bisogno anche di nuovi contenitori politici, quali dispensatori di dubbi e non di certezze, di valori e non di acritica adesione al potere.

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