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MEDITERRANEO, L’EMERGENZA CLIMATICA CONTRO IL PIANO MATTEI

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Il Governo italiano ha posto tra i suoi obiettivi principali una nuova proiezione in Africa secondo i criteri e le logiche che furono di Enrico Mattei.

La linea governativa, più volte annunciata da Giorgia Meloni, ha già fatto registrare alcuni passaggi importanti, come quello riguardante la Tunisia.

Si sono riaperti rapporti che erano andati progressivamente logorandosi con molti Paesi africani e la nuova strategia del Governo prelude ad un insieme di azioni tese a fare dell’Italia l’hub energetico d’Europa, a contenere il fenomeno migratorio e a stabilire rapporti economici paritari con i Paesi africani, con reciproco vantaggio.

Sul progetto governativo è piombato, il 3 agosto, come una meteora, un appello dei presidenti di sei Repubbliche che si affacciano su Mediterraneo. Appello che sposta la priorità dell’azione sull’emergenza climatica, con toni da apocalisse, a dire il vero poco credibili e comunque enfatici, con un evidente tentativo di cambiare l’agenda riguardante il Mediterraneo.

Nell’ “Appello per il Mediterraneo” si legge: “Come previsto, la crisi climatica è arrivata e ha raggiunto dimensioni esplosive, tanto che si parla ormai di “stato di emergenza climatica”. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite alla fine di luglio ha definito la crisi attuale uno stato di “ebollizione globale”. I suoi effetti sono visibili soprattutto nella nostra regione, il Mediterraneo, che è gravemente colpita e a rischio immediato non soltanto di scarsità di acqua ed elettricità, ma anche di inondazioni, diffuse ondate di calore, incendi e desertificazione. I fenomeni naturali estremi stanno distruggendo l’ecosistema e minacciando la nostra vita quotidiana, il nostro stile di vita”.

“Non c’è più tempo da perdere – continua l’appello – , non c’è più tempo per scendere a compromessi per ragioni politiche o economiche. È imperativo agire e prendere iniziative urgenti ed efficaci. Tutti i Paesi del Mediterraneo devono coordinarsi e reagire, impegnarsi in uno sforzo collettivo per arrestare e invertire gli effetti della crisi climatica.

È dovere di tutti noi agire in questa direzione e adottare politiche concrete volte a questo sforzo. Sensibilizzare l’opinione pubblica, educare e ispirare in tutti l’etica della responsabilità ambientale. Non solo per il presente, ma anche per il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno. I Capi di Stato dei seguenti Paesi del Mediterraneo e membri del Gruppo Arraiolos si impegnano a sostenere pienamente le iniziative di azione congiunta e fanno appello all’Unione Europea, agli altri paesi del Mediterraneo e alla comunità internazionale affinché mantengano questo tema in cima alla loro agenda politica”.

Seguono le firme di Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica Italiana, Zoran Milanović – Presidente della Repubblica di Croazia, Katerina Sakellaropoulou – Presidente della Repubblica Ellenica, George Vella – Presidente della Repubblica di Malta, Marcelo Rebelo de Sousa – Presidente della Repubblica Portoghese, Nataša Pirc Musar – Presidente della Repubblica di Slovenia.

Scrivere di “ebollizione globale” e di “ stato di emergenza climatica”, ponendo l’accento sul Mediterraneo e indicando l’agenda climatica come priorità d’azione, appare a tutti gli effetti come un’entrata a gamba tesa nell’azione che il Governo italiano sta conducendo nel Mediterraneo allargato, anche in sintonia con Nato e Stati Uniti. Un’entrata a gamba tesa che, determinando una sovrapposizione di obiettivi, si pone oggettivamente come antitetica al Piano Mattei, spostando le priorità, i tempi, l’agenda.

Ancora una volta, l’“Appello per il Mediterraneo” vede il ruolo del Presidente della Repubblica esorbitare da quello di garante della Costituzione a quello di un soggetto politico che propone linee di politica geostrategica spettanti al Governo e al Parlamento.

A parte il fatto che frasi come “ebollizione globale” appartengono alla fantascienza, anche se sono pronunciate dal segretario generale dell’Onu, che non ha il “verbo”, non possiede la “verità” e non è uno scienziato del clima, sarebbe opportuno che, dato il ruolo istituzionale che riveste, il nostro Presidente della Repubblica non sposasse tesi di parte, quali sono quelle sull’emergenza climatica in chiave apocalittica e si ponesse in una posizione di neutralità, visto che gli scienziati sulla questione climatica sono divisi.

La presa di posizione dei sei presidenti suona come una sorta di “Anti Piano Mattei” che non è certamente, oggi più che mai, opportuno, dal momento che per molte ragioni il Mediterraneo Allargato è un elemento strategico per i nuovi equilibri geopolitici del mondo e non può essere messo a bollire nel pentolone della propaganda apocalittica sul clima.

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  • Redazione

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