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VIVA L’AFRICA!

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di Paolo Raffone

Africa, Afrique, continente nero (ma non solo) dove nell’immaginario italiano ci sono solo bambini sul punto di morire (grazie a quelle orrende pubblicità “umanitarie”), sottosviluppo e ignoranza (ma ne siete sicuri?), e soprattutto gli altissimi Vatussi e, per i nostalgici, le belle abissine. Ma anche basta con questa disgustosa ipocrisia e stereotipi inventati di cui dovremmo tutti vergognarci, anche “gli italiani brava gente” che hanno gasificato, stuprato, deportato, ucciso proprio come i francesi, gli inglesi, i tedeschi, i belgi, gli olandesi, un po’ anche spagnoli e portoghesi. Gli austriaci in Africa non avevano colonie perché preferivano orsi e iceberg, ma qualche volontario colonizzatore austriaco c’è stato per conto terzi. Il Lussemburgo non è stata una potenza coloniale (con quattro anime era impossibile) ma ha felicemente contribuito alle mostruosità dei suoi vicini belgi e francesi[1]. Il resto d’Europa, quella che abbiamo accolto dopo il 1989 con i vari allargamenti ha una storia molto diversa dalla nostra europea occidentale. Due Europe, due mondi. In alcuni paesi africani (ad esempio in Zambia) Ceausescu, esecrato e rigettato dittatore comunista rumeno, è adorato ancora oggi. Non parliamo dell’altro dittatore comunista jugoslavo, Tito, è osannato in molti paesi dell’Africa. Il regime sovietico, esecrabile dittatura comunista non democratica, ha lasciato un indelebile segno positivo, come quell’altra orribile dittatura orientale di Mao, nella vita di molti africani. Tutti ricordano che quei “dittatori” bianchi o gialli comunisti sono stati gli unici a ridare fiato ai popoli africani dopo qualche secolo di “civilizzazione” dei bianchi europei. Eh, ma in Belgio c’è ancora un museo, e tante statue e architetture artistiche, che celebrano come il “Belgio porta la civilizzazione”. Andate un po’ a chiederlo ai milioni di morti congolesi oppure a quelli a cui venivano tagliate le mani. L’epoca della prima decolonizzazione è finita (anche per motivi anagrafici), ma adesso in Africa, dopo un periodo di scimmie ammaestrate alla neo-colonizzazione (i “nostri” figli di puttana), sta sviluppandosi un processo di seconda decolonizzazione, autoctona e soprattutto giovane e connessa dalle infrastrutture digitali a banda larga che ha costruito la Cina. E’ normalissimo visto che l’età media del continente è 19 anni! Per crederci un po’ guardate ascoltate, se conoscete il francese, questo video rap di cinque anni fa: https://www.youtube.com/watch?v=OO-s94Rf36k. E vi sorprendete di quel che è successo in Mali, Guinea, Burkina Faso, Niger, Sudan? Tra l’altro, le ultime notizie sono che anche in Senegal, dove da mesi si susseguono le proteste anti francesi taciute dai media, il porto sicuro francese in Africa, la situazione stia ribollendo. Con la fine di FranceAfrique è la fine dell’ipocrita cooperazione europea allo sviluppo incoronata a Cotonou e il cui “santino” è vegliato da Ursula von der Leyen che ha avuto persino l’ardire di proporre all’organizzazione African Union un “partenariato tra eguali”. Nessuno le ha creduto, hanno preso i soldi e le hanno chiesto di andarsene. Sapete come è stato costituito il dipartimento di cooperazione allo sviluppo della Ceca, poi CEE e poi UE (oggi denominato Devco, e Relex confluita nel Seae)? I ministeri delle Colonie dei paesi membri (anche l’Italia) non potevano più esistere ma detenevano alcuni “capitali frutto del loro lavoro”. Così si decise di chiudere i ministeri delle Colonie e trasferire quei “capitali”, non ai legittimi proprietari colonizzati ma ad una struttura burocratica creata ad hoc (la CEE e poi l’UE). Ma forse a voi sotto l’ombrellone questa storia interessa poco. In Africa sono molto più attenti di voi, e non dimenticano.

Vediamo un po’ la realtà.

L’Africa è grande! Due terzi l’Asia e tre volte l’Europa intera (ma in realtà di più visto che con Europa, in geografia, si calcola anche la Russia occidentale). Quando noi “civilizzati” l’abbiamo “disegnata” (letteralmente e fisicamente) l’Africa aveva un terzo degli abitanti dell’Europa. Oggi ne ha il doppio. Nel 2050 il triplo. Noi europei saremo un terzo degli abitanti dell’Africa. Un’evoluzione demografica che non si adatta con la rappresentazione che noi diamo dell’Africa. Eh ma voi penserete che gli africani, svogliati fannulloni, vivevano sugli alberi. No, non è così, tranquilli. Ad esempio, qualcuno vi ha mai detto che nel XII secolo in Africa esistevano almeno quattro imperi e un gran numero di regni? E voi pensate ancora alla favola un po’ parecchio razzista che gli africani vorrebbero fare la sostituzione etnica degli italiani e degli europei? Ma per favore! Sciocchezze di cattivo gusto, frutto dell’ignoranza e della malafede. Solo una piccolissima parte, i meno poveri, dei migranti interni africani decide di tentare (e pagare molto) il viaggio verso l’Europa. Ascoltate le parole che padre Giulio Albanese, un vero esperto di Africa, vi dice: https://www.youtube.com/watch?v=0MZ2ttwARZI&t=1481s.

Antropologi di paesi non colonizzatori hanno studiato l’Africa senza mistificanti geografie e supremazie. Ad esempio, un antropologo norvegese che aveva simulato lo stato di sviluppo politico africano senza il colonialismo, basandosi sulla storia delle locali grandi partizioni tribali ha disegnato una carta geografica del tutto diversa dall’attuale, con più di 100 “Stati” in luogo della metà che si contano oggi, ma soprattutto con una articolazione dei confini del tutto diversa. Naturalmente darsi in ipotesi lo sviluppo su base tribale e non invece con nascita di imperi locali è un arbitrio come un altro. Tuttavia, l’esercizio mostrava con chiarezza quanto arbitrario disordine s’è introdotto nell’altrui corso storico imponendo nostre partizioni ed istituzioni. Il disordine può esser momentaneamente represso e messo sotto il tappeto, ma poi esplode. Vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo in Europa se una coalizione di imperi e monarchie per diritto divino fosse intervenuta militarmente nel 1789 in Francia (un po’ come voleva fare l’imbelle Macron, o come hanno fatto dire all’organizzazione regionale ECOWAS che su 15 Stati ne ha “congelati” 5)? Beh, la storia e la nostra cultura sarebbero assai diverse da quelle che oggi conosciamo e pretendiamo essere legittime.

Questo articolo vuole soltanto attirare la vostra attenzione sull’Africa che non è quel che vi hanno fatto credere di essere.

Chissà se la Meloni e i suoi consiglieri mi leggeranno. Ma, attenti al “piano Mattei”! Se non avete ben chiaro cosa sia l’Africa di oggi, dove la Russia e la Cina ci sono per restare e con rispetto, pensate bene alle vostre mosse.

Per completare, mi sono improvvisato cartografo casereccio (non ho i mezzi grafici di Limes o di Ispi). Ma la cartina che segue vi da l’idea del cambiamento profondo in atto in quell’Africa che voi immaginate ma che non è più come vi hanno detto.

Africa Countries

 

[1] https://www.nationalmusee.lu/fr/expositions/le-passe-colonial-du-luxembourg

Autore

  • Redazione

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