
di Francesco Pontelli
La maggioranza di governo persegue due obiettivi programmatici ambiziosi e considerati compatibili.
Il primo è rappresentato dal riconoscimento di una maggiore autonomia per le regioni del Veneto Lombardia ed Emilia Romagna.
Il secondo, viceversa, prevede una forte riforma istituzionale e contemporaneamente la divisione dei poteri attraverso l’elezione diretta del Presidente del Consiglio o in subordine del Presidente della Repubblica.
Nel caso in cui queste due importanti riforme venissero entrambe approvate dai due rami del Parlamento ci troveremmo di fronte a un asset istituzionale caratterizzato da un insostenibile terzetto di istituzioni locali.
In quanto alle cinque regioni a statuto autonomo si dovrebbero aggiungere altre tre dotate di una maggiore autonomia amministrativa in relazione alle materie delegate ed infine una terza rappresentato dalle regioni a statuto ordinario.
In questo contesto la stessa elezione diretta del Presidente del Consiglio rappresenterebbe per gli abitanti delle tre tipologie di regioni prerogative ed aspettative decisamente differenti proprio in rapporto al livello di autonomia conseguito dalla propria regione di residenza.
Uno stato federale, infatti, non si può reggere su tre diversi asset istituzionali, la cui differenza si basa sul riconoscimento di tre tipologie di autonomia amministrativa e fiscale.
Viceversa, tutti gli asset istituzionali basati sul riconoscimento del federalismo trovano la propria ragione costitutiva quando esprimono un stato centrale più o meno titolare di prerogative, in aggiunta al riconoscimento dei poteri locali.
Quindi, al di là delle dichiarazioni formali della maggioranza, emerge evidente come molto probabilmente verranno disattese le legittime aspettative di maggiore autonomia amministrativa da parte ad esempio dei veneti, contemporaneamente si abbandonerà una qualsiasi riforma verso un presidenzialismo anche se spurio.
La realtà politica attuale dimostra come nessuno di questi obiettivi di ” riforme istituzionali ” sia nella realtà raggiungibile, in quanto il vero l’obiettivo di queste “visioni istituzionali” rimane quello di sostenere un alto interesse che rappresenta la molla per mantenere il proprio consenso elettorale.





