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End state USA, il cuore del Rimland

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Mentre l’Europa è devastata dalla peste verde

Una storia e due cuori.  Uno dei due è il Medio Oriente, cuore del Rimland, composto dalle regioni costiere, il grande anello delle coste che circonda l’altro cuore, quello di terra.

La geopolitica ha sempre sostenuto che chi controlla il mare controlla la terra, cosa vera fino ad un certo punto, in quanto va corretta con chi comanda i mari comanda le coste, in quanto una terra grande come la Russia, che è il cuore della terra, comanda la terra.

I due cuori oggi, quando stiamo parlando dell’Eurasia, sono USA e Russia, ossia Trump e Putin, i quali, guarda caso, hanno probabilmente fatto un patto del tipo “due cuori una capanna” nella gelida Alaska, a dimostrazione che non si tratta di trasporto amoroso, ma di intesa strategica.

In una live di Parabellum, un ottimo analista geopolitico come Amedeo Maddaluno, ha spiegato che per controllare il Rimland, effettivamente enorme, è oggi sufficiente controllarne il cuore e il cuore del Rimland, guarda caso, si chiama Medio Oriente, in quanto, a ben guardare, contiene il Medioceano Mediterraneo, il canale di Suez, il Mar Rosso e il Golfo Persico.

Prendo come spunto di riflessione questa affermazione, per ipotizzare che l’End State USA non sia altro che questo: il controllo del cuore del Rimland, ossia del Medio Oriente.

La guerra all’Iran non è per salvare un popolo da una dittatura, per abbattere un regime, per eliminare la bomba atomica, ma per depotenziare a livello del paleolitico una nazione che è l’alleato della Cina nel Medio Oriente e che, guarda caso, la Cina stava cercando di far andare d’accordo con l’Arabia Saudita in alternativa agli Accordi di Abramo, a guida USA e Israele.

Possiamo aggiungere che tutto questo ha a che fare con le supply chain (in italiano catena di approvvigionamento o filiera), ossia con l’insieme coordinato di tutte le attività, persone, organizzazioni, informazioni e risorse coinvolte nel trasferimento di un prodotto o servizio dal fornitore originario al cliente finale. Comprende la logistica, l’approvvigionamento di materie prime, la produzione e la distribuzione.

Energia, materie prime, sono il vero obbiettivo del controllo del cuore del Medio Oriente, che non deve avere nella Cina un attore che non sia, al massimo, un cliente del petrolio iraniano.

Per quanto riguarda la Russia, che controlla il cuore della terra, un’esclusione della Cina dal Medio Oriente favorisce il suo controllo della terra (guardare alle ex repubbliche sovietiche a nord della Turchia e dell’Iran), compresa l’Ucraina, per la parte che garantisce alla Russia l’accesso al mare in chiave non egemonica.

Un segnale di questo accordo da due cuori e una capanna lo si vede nella debolissima solidarietà della Russia all’Iran e nella assicurazione USA che in Siria manterrà le sue basi, così come in Libia.

I due cuori nella loro capanna hanno da spartirsi sicuramente l’Artico, dal quale la Cina va tenuta lontana.

Con la Cina la partita si gioca nel Pacifico, con il probabile sacrificio di Taiwan, destinato a fare la fine di Hong Kong (ma non è stagione).

Se l’End State USA è quello descritto, non è frutto delle pensate di Trump, ma è strategia vecchia di decenni, giocata con la tribalizzazione dell’Irak, dell’Afghanistan, della stessa Siria e della Libia, non da Trump, ma da Bush e Obama, ossia da repubblicani e democratici neocon.

Non è un caso che oggi sulla scena sia arrivato Marco Rubio, il più neocon dei trumpiani, mentre J.D.Vance si è messo in disparte.

Pensare che quanto sta avvenendo sia il frutto di un pazzo megalomane, significa pensare che Cia, Mossad, Pentagono, Shin Bet e via discorrendo si siano bevuti assieme il cervello in una sbaraccata guerrafondaia.

Regge questa analisi? Se si, la fine della guerra potrebbe essere quando l’Iran è talmente debole, riportata ad una totale incapacità bellica, da non poter essere una minaccia a quell’intesa stabilizzatrice del Medio Oriente che va sotto il nome di Accordi di Abramo; intesa che vede protagonista Israele, con la protezione imperiale degli Stati Uniti d’America.

Nel frattempo l’Europa dimostra di essere stata distrutta dalla peste verde che, nonostante i tempi che corrono, infuria per distrugge senza sosta il Vecchio Continente.

Dopo che Ursula von der Leyen ha detto che non si può più essere custodi di un vecchio ordine mondiale, che la strategia del no al nucleare è stata sbagliata e dannosa, con la solita coerenza da fuori di testa, ieri, con l’aria che tira, la Commissione europea ha bacchettato 19 stati membri, tra cui l’Italia, per non aver rispettato i tempi di presentazione dei progetti per i Piani nazionali di Ristrutturazione Edilizia previsti dalla Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici.

Nel dettaglio la Commissione ha deciso di aprire le procedure di violazione inviando una lettera di avviso formale al Belgio, alla Repubblica Ceca, alla Germania, all’Estonia, all’Irlanda, alla Grecia, alla Francia, all’Italia, a Cipro, alla Lettonia, al Lussemburgo, all’Ungheria, a Malta, ai Paesi Bassi, all’Austria, alla Polonia, al Portogallo, alla Slovacchia e alla Svezia «poiché non hanno presentato la loro bozza del Piano Nazionale di Ristrutturazione Edilizia alla Commissione (NBRP) entro la scadenza del 31 dicembre 2025», precise la Commissione.

I NBRP sono uno strumento essenziale e strategico per gli Stati membri per trasformare il proprio patrimonio edilizio in un asset ad alte prestazioni, efficienti dal punto di vista energetico e decarbonizzato entro il 2050.

Prestazioni Energetiche degli Edifici (Direttiva (UE) 2024/1275)  dice la Commissione,

garantiranno la necessaria stabilità e prevedibilità negli investimenti. Questi piani sono fondamentali per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e quindi contribuire a bollette energetiche più basse.

La presentazione tempestiva dei piani preliminari consente alla Commissione di valutare efficacemente la strategia di ciascuno Stato membro, garantendo che i piani finalizzati siano completi, attuabili e allineati agli attuali obiettivi nazionali ed europei di clima ed energia.

La Commissione ora chiede agli Stati membri interessati di presentare i loro progetti di piani senza ulteriori ritardi. Questi Stati membri hanno due mesi per rispondere alle lettere di notifica formale.

Non si capisce se lor signori sono pazzi o semplicemente schiavi di un’ideologia pestifera che ne ha fatto degli untori.

La peste verde infuria in Europa mentre il mondo assiste a fatti che rappresentano un mutamento epocale.

Prima si sana la peste e prima, forse, salviamo la pelle.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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