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Ma i Magistrati possono svolgere azioni mediatiche politiche?

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Il CSM da soggetto di autogoverno interno è diventato soggetto legislatore

In questi giorni sta montando la polemica relativa a quanto ha dichiarato Gratteri, Procuratore generale di Napoli, nei confronti del direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, in occasione di una telefonata ricevuta dal direttore stesso.

Nel corso della conversazione, stando a quanto quest’ultimo ha scritto, viene reso noto che: ‘Abbiamo chiamato Gratteri per capire perché ha detto che Sal Da Vinci voterà ‘no’ al referendum (falso). Ci ha detto: scherzavo. E ha aggiunto: ‘Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi de Il Foglio faremo i conti, tireremo su una rete‘.

Una dichiarazione certamente non commendevole, se non addirittura inaccettabile, che in un Paese normale non sarebbe ipotizzabile, anche dalle più fervide fantasie.

Di fronte a quanto accaduto, come non ricordare quanto ha recentemente riportato riguardo quanto asserito dall’avvocato Caiazza, che, a ogni buon conto, si rammenta?

“La magistratura italiana è politicizzata in un modo che è ignoto nel mondo. Vi invito a farmi un solo esempio di un Paese in cui la magistratura interloquisce col legislatore, dice cosa le piace e cosa non le piace, contesta il ministro, manifesta contro il governo. Queste cose non esistono in nessun’altra parte del mondo.

Questa soggettività politica ha modificato le convinzioni dei magistrati e di tutti noi: siamo stati coinvolti nell’idea che il CSM fosse diventato il parlamento delle toghe, dove vengono rappresentati i partiti dei magistrati. Ma il CSM non è un organo di rappresentanza politica: è un organo di alta amministrazione, che fa promozioni, valutazioni e trasferimenti”.

A questo punto, come non chiedersi come sia stato possibile arrivare a tanto? Si potrebbe scrivere al riguardo un’intera biblioteca.

Per non appesantire chi legge, basta ricordare quanto meno alcuni principi, peraltro ovvi, che chiunque immagina e condivide, quali appunto la ‘funzione sacrale’, che, peraltro, è stata uno dei caposaldi del diritto romano.

‘Funzione sacrale’ che, seppur ai nostri giorni non presente formalmente nel diritto moderno, rimane implicita nel comune sentire, che ogni cittadino di buon senso desidera riguardo la mission e la dignità dei magistrati, in quanto la stessa rimane simbolo e sostanza, che rassicura i cittadini per ciò che concerne l’applicazione imparziale della legge.

Peraltro, in ossequi a tale natura sacrale, viene richiesto ai magistrati il massimo riserbo, equilibrio e dignità, anche al di fuori dell’esercizio delle loro funzioni, al fine di non adombrare la credibilità del sistema, anche perché ogni sentenza, è bene ricordarlo, è emessa in nome del Popolo italiano.

Allora, come è possibile che un Ordine dello Stato assuma atteggiamenti tipici di un Potere dello Stato?

Come è possibile che funzionari dello Stato si contrappongano ai soggetto deputati a scrivere le regole?

Come pure che un funzionario dello Stato svolga un’attività nei fatti politica, senza che nessuno faccia notare tale anomalia, o peggio, che nessuno attivi una benché minima azione volta a garantire a un ritorno alla normalità?

La responsabilità di tale deriva non è ascrivibile al magistrato di turno, il quale, probabilmente assuefatto dal contesto nel quale siamo arrivati, considera ormai normale tutto questo, che, per quanto ovvio, normale non è.

Basti pensare, peraltro, cosa avviene nei Paesi ai quali è riconosciuta una grande tradizione democratica, come ad esempio nella tanto decantata Gran Bretagna e negli stati autenticamente democratici.

In realtà, è il sistema politico che non sa affrontare una problematica del genere, per ragione diverse, quali l’incapacità di governare, il timore di essere colpiti e gli inconfessabili interessi di coloro che lucrano grazie a questo contesto creatosi nel tempo.

Come pure dal fatto che, alla fine, una sorte di legislazione di fatto è stata ‘introdotta’ dal CSM, che, da soggetto di autogoverno interno, è di fatto diventato soggetto legislatore, che non ha fissato regole interne stringenti, anzi, lasciato spazio a chi si contrappone a chi rappresenta i cittadini elettori, ovvero il Parlamento e il Governo.

Eppure, la Costituzione ha dettato i principi di fondo, ai quali non ha fatto seguito una precisa e coerente legislazione, che nel Paese dei guelfi e ghibellini molti non vogliono, per miserabili ragioni partitocratiche.

Quanto sta accadendo riguardo la propaganda, che si sta propalando in occasione dell’imminente referendum, è in realtà la riprova che per il sistema il cittadino elettore è un suddito fedele al quale si dice quello che si vuole, al fine di strappargli il consenso formale, ancora necessario.

Ovviamente il problema deriva anche dal fatto che il cittadino si comporta da suddito, facendo il gioco di chi mente sapendo di mentire.

Riguardo il referendum basterebbe riflettere e capire che il vero problema è la gestione del CSM, che è fortemente influenzato dalle correnti, basterebbe solo pensare alle confessioni di Palamara e poi votare conseguentemente.

Ma purtroppo questo non sempre accade, visto che molti votano per logiche di appartenenza, senza pensare che in tal modo danneggiano se stessi e il complessivo sistema.

Purtroppo non siamo ancora un Paese ove i cittadini elettori sanno esercitare il loro ruolo ed attivarsi, al di là della difficoltà che tutto ciò comporta, soprattutto in un Paese che non consente agli elettori di scegliere chi deve entrare nei due rami del Parlamento e che tiene in vita barriere che rendono difficile l’accesso nel Parlamento stesso a nuovi soggetti politici.

Ma se si vuole veramente avvicinarsi a un sistema autenticamente democratico e rappresentativo tutto questo deve finire, a cominciare dalla sdegnata astensione, ovvero la fuga dalla politica, la quale non è la soluzione, ma un regalo a lor signori che sopravvivono grazie anche a questo.

Autore

  • Marforius

    MarforiusMarforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.

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