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Le riforme non possono più aspettare!

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Chromis Chromis

Da Napoli parte un coraggioso progetto per rilanciare l’Europa

L’Europa ha rotto le palle ormai quasi a tutti.

La recente crisi mediorientale ha posto ancora una volta in luce la realtà del carrozzone burocratico che dovrebbe rappresentare il sogno europeo e, al contrario, è diventato un orrore oppressivo che dei diritti dei suoi cittadini se ne sbatte altamente.

Pedro, l’idolo degli italiani progressisti,  (mi viene in mente un’antica canzone degli Squallor che aveva un personaggio che si chiamava così) ha detto che non partecipava e poi ha partecipato.

UK (che non è dentro, ma neppure realmente fuori) sta vivendo la più grande umiliazione dopo Dunkirk.

Non avete idee cosa abbia scatenato il rifiuto di Trump: le vostre portaerei tenetele a casa. La vostra marina mandatela a raccogliere le vongole nella Manica …

La France fa le sue solite figure cerchiobottiste guidate dal suo ambiguo leader, sempre meno popolare e sempre più agitato.

Greci campioni del mondo!

Malgrado le risorse non eccezionali, mentre gli altri si contemplavano l’ombelico seduti sul vasino, i poveri e scassati greci ci mettevano la faccia.

Indovinate chi è ancora presidente della UE? I Ciprioti, quelli che non contano nulla.

Non vi spaventate la loro presidenza scade a giugno e dopo potremo ricominciare a trattarli a calci nel sedere senza alcuna remora.

Ma questa Europa di emme, c’è l’ha ancora un dossier sull’invasione di Cipro da parte dei nostri alleati già ottomani (nome derivante dal fatto che, lasciati liberi, con tutte quelle mani in più si prenderebbero anche Rodi, Creta etc.)?

Perché i ciprioti non li vendiamo direttamente ai Turchi?

Così compriamo altre armi da mandare in Ucraina.

Per fortuna sembra che i delinquenti che, dietro le quinte, manovravano il sistema Europa, “sponsorizzando” tanti politici, siano in grande difficoltà.

Ecco perché Giorgia Meloni che, secondo altri prezzolati di bassi costumi, doveva rimanere isolata in Europa, sta oggi riscuotendo sempre più consensi a livello internazionale.

Anche un maggiordomo della Famiglia come Merz ora ha bisogno di Giorgia per salvare una Germania ridotta in una situazione terribile.

Una di quelle situazioni in cui nel germano medio risorge dentro la proverbiale e ben nota bonomia già  descritta da Marco Anneo Lucano come Furor Teutonicus.

Prima che gli insoddisfatti germani comincino a dar fuoco agli altri è meglio scendere a patti con l’italiana macarona e salire sul carretto giusto, quello del pazzo puzzone arancione: Donald J Trump.

Apro parentesi: ci sono molti poverini che ritengono che una guerra organizzata dalla CIA e dal Mossad e messa in atto dall’IDF e dalle forze armate americane sia in realtà frutto della mente malata di Trump … certo che sì!

O che Israele obbedisca come un automa agli ordini del dittatore Netanyahu … certo che sì!

Tornando a  noi, con Giorgia si può ragionare; è una politica pragmatica, prudente ed esperta.

Anche se Merz probabilmente odia in cuor suo tutto ciò che Meloni rappresenta, non ci sono Alternative (für Deutschland) al Sacro Romano Impero 2.0.

La Germania ha bisogno di mani libere e il progetto europeo di Giorgia riporta il pallino ai singoli paesi, impedendo così che la prossima von der Pippen si dichiari direttamente fuhrer d’Europa.

È necessario, inoltre, ridurre le spese. Questo carrozzone è pieno di ladri e di gente che si fa finanziare la qualunque se trova il canale “giusto.”

L’Europa è piena di consulenti che fanno solo questo; tu li paghi e loro ti trovano i finanziamenti per il tuo progetto per bislacco che sia.

Ovviamente lavorano per una giusta mercede(s).

Ogni volta che la magistratura si “ricorda” di indagare trova mazzette ovunque.

Ma anche quando non rubano, questi strapagati parenti di … (ce ne sono tantissimi che, fortunatamente per loro, vincono i concorsi) producono in maggioranza carta inutile, se non direttamente dannosa per i cittadini.

Non ce ne frega nulla se regolamenti e regolamentini unificano i coni gelati e i ghiaccioli in tutta Europa.

Se non ce ne siamo accorti, ci sono altri problemi, leggermente più gravi.

Per invertire la rotta c’è una riforma da introdurre immediatamente: ci vuole una legge che preveda la pena che potremmo chiamare del “tappino di plastica,” già oggetto di una profonda e “necessaria” riforma a sfondo green.

Ogni volta che un burocrate verrà colto in fallo, ovvero un parlamentare europeo verrà beccato a far male, dovrà essere punito mediante l’inserimento forzoso di tappini in materiale plastico in qualche orifizio (a discrezione del giudice).

Questa pena risulta però correntemente inapplicabile, in quanto nessuno riesce più a staccare il tappino dalla bottiglia e, frequentemente, ad aprire il tappino stesso.

Ma da una delle più antiche e sagge città del mondo, Napoli, in appoggio agli sforzi dell’esecutivo italiano è giunta una proposta riguardante i tre simboli fondamentali della nuova Europa: il nome, la bandiera e l’inno.

Per quanto attiene al nome, UE non comunica le vibrazioni giuste.

In primo luogo, è ambiguo: c’è chi lo pronunzia ÙE e chi mette l’accento sulla E, UÈ.

In secondo luogo, è troppo corto; gli USA hanno tre lettere, il minimo sindacale.

E qui entra in gioco il genio partenopeo: da “UÈ” a “UÈ-UÈ.”

In realtà non devi neppure cambiare subito la carta intestata.

Lo fai con calma, tanto è sempre la vecchia UE, ma con una spruzzata di Angostura.

Poi questo nome nuovo, ma con le radici nella tradizione mediterranea, esprime tutto il rispetto che i cittadini europei portano a questa augusta istituzione e, nel contempo, richiama l’azione seria ed efficace di gente che ha fatto la moneta unica senza banca centrale.

Questa UÈ-UÈ deve essere degnamente rappresentata da un simbolo potente, da una bandiera ispirante.

Diciamo la verità, quella attuale è noiosa e scialba.

Bisogna pensare in grande. Si devono esprimere i valori fondanti della UÈ-UÈ: diritti individuali calpestati, appalti segreti, soldi sperperati, funzionari idioti e, soprattutto, la santa trinità rappresentata da aborto-eutanasia-LGBTQ+.

Araldicamente non è facile:

Come colore di fondo proporrei un bel giallo codardia.

Nel quarto in alto a sinistra un classico sacco di bisanti d’oro che mostra il fondamento di un Europa che ha rifiutato con giusto orgoglio il proprio retaggio giudaico cristiano: un’Europa di baiocchini, bottegai e affamati vari.

Nel quarto in alto a destra il destrocherio rampante in campo altrui che va a confermare che i bisanti non devono rimanere nelle tasche dei cittadini a marcire: in pieno spirito socialista devono essere messi a disposizione di totti, pardon di tutti (quelli giusti).

Nella metà inferiore sinistra, un infante in braccio ad un anziano, soggetti improduttivi e bisognosi di cure costose che ricevono la misericordia (famoso pugnale) che hanno meritato.

Eutanasia massiccia e aborto senza limiti fino a nove mesi sono due colonne fondamentali di questa Europa, con la benedizione della chiesa zuppica che da sostegno morale a queste belle e giuste iniziative,

A completare la simbologia di questa nuova Europa Triumphans, nell’ultimo quarto un drago, dopo aver sconfitto San Giorgio, sta per finire il malcapitato cavaliere, sdraiato impotente a terra con la lancia spezzata.

Questa geniale rappresentazione dileggia (attraverso la lancia rotta, simbolo dell’umiliazione del fallo) il patriarcato sia attuale che di ancien regime, mette a loro posto gli stupidi credenti e ristabilisce la giusta gerarchia tra bene e Male.

Risolto il problema della bandiera resta solamente l’inno.

E quello “alla gioia” appare assurdo. Tutti questi stolti che cantano felici … ma felici di che?

Quando non ti tartassano, ti costringono a cose che ti rovinano; ti vogliono rieducare secondo i dettami del loro stato etico, travalicano i loro poteri e ti disturbano in mille maniere: ti vogliono controllare in tutto e per tutto … Tutto il resto è noia; no, non ho scritto gioia.

Per l’inno arriva la proposta di un’antica melodia della tradizione partenopea che ben rappresenta i valori europei:

Si chiama O’ Guarracino (pesce detto Castagnola – Chromis Chromis).

O’ Guarracino è una canzone napoletana della fine del ‘700, di autore ignoto.

La canzone narra una vicenda rocambolesca che si svolge tra moltissime specie ittiche.

Il Guarracino (la Castagnola) si veste come un elegantone e se ne va a zonzo per trovare una dolce metà. Poiché il nome è maschile ma il pesce, la castagnola, è femmina, questo inno affronta subito il tema centrale dei transessuali.

Un ottimo inizio per l’Inno d’Europa! Dopo il delicato richiamo alla bellezza della  transessualità arriva il giusto omaggio al mondo della moda, una delle colonne della cultura e dell’economia europee.

Scienza, letteratura, filosofia sono cose vecchie! Ora c’è il pensiero unico europeo che tutto comprende in maniera ellittica.

Che i ragazzi si dedichino a questo fondamentale settore oppure all’altrettanto centrale campo della paraculaggine, volevo dire della comunicazione!

Studiate anni per imparare a mentire, non a salvare vite o a costruire cose utili.

Sono minuziosamente elencati i prodotti delle manifatture del fashion: vestiti, cappelli, accessori …

Il Guarracino, poi, si innamora della sardella, ex fidanzata dell’Alletterato, un bel tonnetto che, a causa della soffiata della patella, viene a sapere del nuovo amore e, dopo essersi armato pesantemente, scatena una rissa furibonda tra avverse fazioni ittiche. Trattasi di un fantastico incitamento al riarmo europeo simboleggiato dalle decisive azioni dell’Alletterato:

 

jette a la casa e s’armaje e rasulo,
se carrecaje comm’a no mulo
de scoppette e de spingarde,
povere, palle, stoppa e scarde;
quattro pistole e tre bajonette
dint’a la sacca se mettette.
‘Ncopp’a li spalle sittanta pistune,
ottanta mbomme e novanta cannune;
e comm’a guappo Pallarino
jeva trovanno lo Guarracino;

andò a casa, s’armò di rasoio,
si caricò come un mulo
di schioppi, di spingarde,
polvere, palle, stoppa e schegge,
quattro pistole e tre baionette
in tasca si mise.
Sulle spalle settanta colubrine,
ottanta bombe e novanta cannoni
e come Guappo Pallarino
andava cercando il Guarracino.

La lite si estende a tutti i pesci del vicinato, simbolo della difficile situazione geopolitica in cui versa l’Europa, che se le danno di santa ragione.

Non sapremo mai come andò a finire, simbolo potente dell’incertezza della vita.

La canzone, infatti, non ci comunica l’esito della rissa perché al cantante viene a mancare il fiato; perciò, chiede ai presenti di concedergli una bella bevuta ristoratrice alla buona salute degli ascoltatori.

Ecco, nel finale c’è un richiamo all’Inno alla Gioia: un coro di ubriachi, talmente fuori di testa da non comprendere più come li rovina l’Europa, si sgola cantando sciocchezze incomprensibili come quelle che, ormai, rappresentano il 90% di ciò che ci viene proposto …

A proposito vi prego vivamente di ascoltare la magnifica versione di questo capolavoro della nostra tradizione a cura di Pino De Vittorio e Marco Beasley con l’Accordone:

https://www.youtube.com/watch?v=eax3x1ZOyXc

Questi sono gli artisti che lo stato dovrebbe supportare e curare, non quei sicofanti falliti che producono quasi solo robaccia socialcattocomunista che nessuno utilizza.

 

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