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Pechino promette di espandere le importazioni

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L’intento della Cina è diversificare i mercati e coltivare nuovi driver commerciali

Pechino si è impegnata ad aumentare le importazioni e a utilizzare il suo vasto mercato per aiutare altri Paesi a incrementare le esportazioni verso la seconda economia mondiale.

Tale mossa potrebbe contribuire a riequilibrare il commercio globale in un momento in cui la macchina delle esportazioni cinese è sottoposta a un controllo sempre più attento.

La Repubblica Popolare Cinese prevede, inoltre, di diversificare i mercati e di coltivare nuovi driver commerciali come l’intelligenza artificiale.

Secondo i funzionari, tutto ciò mira a stabilizzare il commercio, mentre le catene di approvvigionamento globali subiscono pressioni a causa dei conflitti geopolitici.

In un contesto di crescente controllo globale sulle sue esportazioni, la Cina si è impegnata a sfruttare il suo mercato interno “sovradimensionato” per aumentare significativamente le importazioni. Funzionari ed economisti ritengono che ciò potrebbe contribuire a riequilibrare il commercio globale e a trasformare la seconda economia mondiale in una fonte stabile di domanda per i partner commerciali di tutto il mondo.

Intervenendo venerdì 6 marzo 2026 in una conferenza stampa a margine dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il Ministro del Commercio Wang Wentao ha delineato l’impegno di Pechino a “promuovere un commercio equilibrato” aumentando attivamente gli acquisti dall’estero ed ha sottolineato che la Cina sfrutterà i vantaggi del suo ampio mercato interno per espandere le importazioni di prodotti agricoli, beni di consumo di qualità, attrezzature tecnologiche avanzate e componenti chiave.

Wang ha paragonato esportazioni e importazioni alle due ruote di un veicolo, affermando che “più sono bilanciate, più il veicolo viaggia agevolmente e più lontano”.

L’annuncio arriva in un momento in cui la capacità di esportazione della seconda superpotenza mondiale è sottoposta a un esame approfondito a livello internazionale.

Nonostante un calo del 19,5% delle spedizioni verso gli Stati Uniti, le esportazioni complessive nel 2025 sono comunque cresciute del 6,1%. Tuttavia, i nuovi dati relativi ai primi due mesi del 2026 rivelano un’impennata del 18,3% nel commercio totale di beni e del 19,2% nelle esportazioni.

Tale performance evidenzia una resilienza che alcuni partner commerciali trovano difficile. La nuova iniziativa di Pechino punta a colmare questi squilibri trasformando la sua enorme base di consumatori in un’opportunità condivisa.

Si tratta di una svolta strategica, guidata dal capo economista dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, e la sua visione sta già prendendo forma attraverso iniziative concrete.

A novembre, Pechino ha lanciato la campagna “Grande Mercato per Tutti: Esporta in Cina”, una serie di eventi pensati per ampliare i canali di importazione dal punto di vista dei partner commerciali.

Sulla base di ciò, il Ministero del Commercio prevede di organizzare oltre 100 eventi di promozione delle importazioni nel 2026, mettendo in contatto venditori globali con acquirenti cinesi e garantendo l’accesso e la sicurezza delle vendite di prodotti di qualità. Secondo Wang, l’obiettivo è quello di collegare i Paesi di tutto il mondo.

I numeri sottolineano la portata dell’opportunità: nel 2025, le importazioni di beni dalla Cina hanno raggiunto i 18,48 trilioni di yuan (2,68 trilioni di dollari), rappresentando circa il 10% delle importazioni globali e segnando il 17° anno consecutivo come secondo mercato di importazione al mondo.

Fatto ancora più significativo, la Cina è diventata una delle principali destinazioni di esportazione per quasi 80 Paesi, con importazioni da oltre 130 nazioni e regioni in crescita.

Tale spinta alle importazioni è in linea anche con le priorità interne. Con l’aumento del benessere delle famiglie cinesi, la domanda di prodotti diversificati e di alta qualità è in aumento.

Poiché le importazioni cinesi sono ancora fortemente sbilanciate verso le materie prime, è pratico importare più beni di consumo di alta qualità, attrezzature avanzate e servizi specializzati per soddisfare meglio la domanda interna. Questo cambiamento, affermano gli analisti, sta passando dalla soddisfazione quantitativa all’arricchimento qualitativo.

Tale riequilibrio verso una crescita trainata dai consumi avrebbe benefici a livello globale e ciò contribuirebbe a ridurre gli squilibri commerciali globali e a sostenere uno sviluppo più sostenibile a livello mondiale.

Tale politica si sta traducendo in opportunità concrete per settori e regioni specifiche ed il cambiamento produrrà vantaggi misurabili per i principali partner commerciali. Ad esempio, le esportazioni dell’UE verso la Cina, in particolare di macchinari, componenti industriali e prodotti chimici, potrebbero crescere dal 3 al 5%.

Le esportazioni agricole ed energetiche degli Stati Uniti potrebbero registrare un aumento dal 2 al 4%. Nel frattempo, i Paesi dell’ASEAN sono destinati a beneficiare in modo significativo del commercio di beni intermedi e agricoli, mentre i Paesi africani potrebbero registrare una forte crescita.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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