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Cina, le ‘Due Sessioni’ 2026

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Cina

Momento cruciale per definire le strategie cinesi

Le “Due Sessioni” (in cinese Lianghui) rappresentano l’evento politico più rilevante dell’agenda annuale della Repubblica Popolare Cinese, si tengono a Pechino presso la Grande Sala del Popolo e riuniscono i due principali organi deliberativi e consultivi del Paese.

Per il 2026, le date ufficiali di apertura sono state fissate per il 4 marzo (Conferenza Politica Consultiva) e il 5 marzo (Congresso Nazionale del Popolo) e  si terranno sotto il segno della cautela e della stabilità.

Il Congresso Nazionale del Popolo (APN) è il massimo organo del potere statale e detiene la funzione legislativa, conta circa 3.000 deputati che deliberano su leggi, bilanci e nomine governative.

La Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CCPPC) è, invece,  il principale organo consultivo politico, composto da oltre 2.000 membri che rappresentano vari settori della società, partiti minori e organizzazioni sociali. Il suo compito è fornire consulenza e supervisione sulle principali politiche statali.

Il governo annuncerà il target di crescita per l’anno in corso e gli analisti prevedono che Pechino possa puntare a una crescita intorno al 4,5% – 5%, confermando il passaggio verso uno sviluppo basato sulla qualità e sulla sicurezza, piuttosto che solo sulla quantità.

Il Partito Comunista Cinese mira a mantenere tale obiettivo senza ricorrere a misure di stimolo economico particolarmente aggressive, puntando invece su un sostegno fiscale selettivo e mirato.

Si prevede un forte accento sull’aggiornamento industriale e sull’innovazione per affrontare le frizioni tecnologiche globali. L’agenda include la discussione su temi critici come la crisi del settore immobiliare, le finanze dei governi locali e il supporto alla domanda interna tramite consumi e servizi.

In vista della visita del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, attesa tra il 31 marzo e il 2 aprile, il tono diplomatico della leadership cinese resta improntato alla moderazione.

Le relazioni tra Cina e Stati Uniti rimangono al centro dell’attenzione, soprattutto alla luce delle recenti tensioni commerciali e geopolitiche. In tale contesto, sono in corso negoziati per rilanciare gli investimenti reciproci, uno dei possibili risultati concreti che potrebbero emergere dall’incontro tra Pechino e Washington.

Tuttavia, al momento, la struttura e la portata di questi accordi rimangono oggetto di discussione e non sono stati ancora definiti in modo dettagliato.

Sul fronte internazionale, la Cina si sta impegnando attivamente per rafforzare la propria influenza nel Golfo Persico. Il Ministro degli Esteri Wang Yi, in una telefonata con il suo omologo omanita il 2 marzo 2026, ha invitato i Paesi del Golfo a unirsi contro le interferenze esterne, sottolineando l’importanza di mantenere la stabilità regionale e di sviluppare relazioni di buon vicinato.

L’appello arriva in un momento delicato, dopo che gli attacchi di USA e Israele contro l’Iran stanno rischiando di estendere il conflitto nella regione. Wang Yi ha ribadito che la Cina auspica che gli stati del Golfo possano “mantenere il proprio futuro e destino nelle loro mani”, promuovendo la coesione e la cooperazione.

Lo stesso giorno, durante un colloquio con il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, Wang Yi ha espresso fiducia nella capacità dell’Iran di preservare la stabilità interna e sociale, sottolineando l’importanza di ascoltare le legittime preoccupazioni dei Paesi vicini.

La Cina, dunque, si pone come interlocutore privilegiato nella gestione delle crisi regionali e cerca di rafforzare il proprio ruolo di mediatore, proponendo una visione multipolare e improntata al dialogo.

Le Due Sessioni 2026 si preannunciano come un momento cruciale per la definizione delle strategie cinesi, sia sul piano economico interno che su quello della politica estera.

Tra obiettivi di crescita rivisti, ricerca di stabilità e nuovi equilibri diplomatici, Pechino si muove con cautela ma con determinazione, ben consapevole che il proverbio “”不怕慢,只怕站” (Bù pà màn, zhǐpà zhàn- “Non temere di andare lento, temi solo di fermarti”) risuona oggi più che mai nelle stanze del potere cinese.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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