
Il centrodestra che ha vinto le elezioni e ha un’ampia maggioranza alla Camera e al Senato su alcuni dossier si dimostra reticente, silente, quando non connivente.
Sulla partita green e clima la musica che suona il centrodestra è simile a quella della propaganda delle multinazionali. Di un ministro che piange per una sceneggiata sull’ecoansia cosa se ne fa?
Relativamente al dossier sanità sembra che al ministero ci sia un ministro del governo giallo rosso: un alias.
La partita sanitaria ha una valenza politica enorme, in quanto riguarda uno degli aspetti fondamentali del welfare e uno degli aspetti, altrettanto fondamentali, della fiducia tra cittadini e istituzioni, tra elettori e politica.
Se andare a votare non serve a niente, perché tanto tutto rimane come prima, allora, cari signori del centrodestra, questo significa che la politica ha ceduto il proprio ruolo alla finanza e alle multinazionali, che sono in grado, usando poteri e contropoteri, di bloccare qualsiasi processo democratico e qualsiasi processo di trasparenza in funzione di un esproprio della democrazia a tutto vantaggio di una democratura (democrazia formale e dittatura sostanziale) dove i parlamenti sono dei paraventi.
La questione della commissione parlamentare sulla gestione della pandemia non riguarda la sovrapposizione del Parlamento alla Magistratura, ma quella, fondamentale, della credibilità della politica.
Ha perfettamente ragione il campione di tempismo Matteo Renzi.
I cittadini, gli elettori, i parenti delle vittime, hanno il diritto di sapere quali sono stati i criteri con i quali si è contrastata la pandemia. È fondamentale dare un giudizio politico all’azione politica di contrasto alla pandemia, per identificare errori da non ripetere, procedure da correggere, leggi da modificare, istituzioni da risanare.
Non solo.
È necessario sapere fino a dove si è trattato, riguardo alla pandemia, di un percorso di contrasto al Covid, e dove, invece, si è trattato di un esperimento sociale di controllo delle masse.
Perché è necessario capire quel confine?
Per il semplice fatto che quel confine è il limes tra la democrazia è la democratura (demodittatura).
La commissione parlamentare non è un tribunale che deve sovrapporsi ai tribunali ordinari; è il luogo nel quale fare chiarezza su una questione fondamentale riguardante le caratteristiche della Repubblica italiana: democratica o democratura?
Nella democratica America (intesa come Stati Uniti) il Congresso indaga sul Covid, sulle sue origini, sulle responsabilità dei laboratori gain of function, sulle responsabilità di Anthony Fauci, sulla validità dei vaccini, sulle conseguenze dei vaccini, sul fatto che gli States abbiano finanziato Wuhan e sul fatto, fondamentale, che dalle manipolazioni eseguite in quel laboratorio sia uscito il virus che ha messo in ginocchio l’Occidente.
La politica è credibile se è capace di processare se stessa per correggere se stessa al fine di costruire un rapporto di fiducia con la sua fonte legittimante che è il popolo sovrano, come è scritto nella Costituzione della quale è custode il presidente della Repubblica.
Delegittimare la commissione parlamentare relativa alla pandemia o ridurne le capacità di indagine e di approfondimento è un pessimo servizio alla democrazia ed è un ottimo servizio alla democratura, ossia, nel caso specifico dell’Occidente, alla dittatura della finanza e delle multinazionali.
La commissione parlamentare è fondamentale ed è altrettanto fondamentale che possa lavorare in trasparenza per ridare al popolo fiducia nelle istituzioni delle quali è costituzionalmente la fonte legittimante.
Giorgia Meloni ha dimostrato e sta dimostrando di essere una leader politica e una statista, ma la sua compagine ministeriale è zoppicante e, in alcuni casi, non si capisce se alcuni ministri siano del governo di centrodestra o gli alias di quelli del centro sinistra. Peggio: giallorossi.
Giorgia Meloni torna dagli States con il gradimento dell’establishment Usa e con i suggerimenti da bocca a orecchio del maestro centenario della politica e della diplomazia, quell’Henry Kissinger che suggerisce il multipolarismo e la ragione per evitare che l’ideologia e l’irrazionalità conducano al disastro l’Occidente e il mondo.
Tornando a casa trova una squadra dove un ministro si commuove per il pianto da sceneggiata e ne trae la conseguenza di schierarsi con in talebani del clima e dove un altro ministro è incapace di iniziare a rimettere in asse uno dei pilastri del welfare, ossia il sistema sanitario italiano, distrutto da anni di politica esercitata dal centrosinistra e da governi tecnici proni ai diktat europei.
Giorgia Meloni trova però anche un Matteo Renzi che ha il coraggio di rompere il fronte della censura. Si può dire che lo fa perché deve levarsi molti sassolini? Lo si dica. Poco importa. Quello che importa è che Matteo Renzi ha rotto il fronte della censura per dare spazio alla riflessione politica su uno dei passaggi più importanti della vicenda storica della Repubblica italiana, dove si è giocata la partita di un cambio di regime.
Dal lavoro della commissione si deve capire quali antidoti si devono mettere in campo per evitare che multinazionali e finanza stabiliscano che la democrazia è sostituita dalla democratura.
Su questa questione il centrodestra non ha alibi e ogni silenzio è colpevole connivenza.





