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Alzare gli occhi oltre l’ombelico

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Alzare gli occhi oltre l'ombelico

Usare la testa e non la propaganda

Se vogliamo tentare di capire quanto sta accadendo in questo periodo di svolta epocale, dobbiamo alzare gli occhi dall’ombelico, guardare all’orizzonte, usare la testa, ossia lo spirito critico e non farci sedurre dalla propaganda.

Se guardiamo all’Ucraina, uno dei problemi aperti da quattro anni, non possiamo farci sedurre dalle idiozie di chi ci dice che qualcuno intenderebbe dare a Kiev armi nucleari.

Premesso che l’Ucraina le aveva e sono stati gli occidentali a fargliele consegnare alla Russia, chi potrebbe dare armi nucleari a Kiev senza il consenso degli Stati Uniti? Chi?

Il solito gallo bollito di Francia, che le darebbe con tanto di codici? L’Inghilterra? Quale? Quella che sta crollando sotto il peso degli scandali? Anche Londra consegnerebbe i codici?

“Ma mi faccia il piacere”. Siamo con la testa a posto o in compagnia di Totò e dell’onorevole Cosimo Trombetta?

Se vogliamo parlare di Ucraina e di Russia cominciamo a stabilire che, così come stanno le cose, la guerra di frizione in atto potrebbe anche durare anni, salvo che non ci sia il vuoto demografico ed economico di uno dei due contendenti.

L’Ucraina ormai economicamente non esiste più e dal punto di vista demografico è vicina all’inesistenza attuale e prossima. Quando si parla di economia, pertanto, si deve dire non Ucraina, ma Europa.

La Russia non sta benissimo, ma è sorretta economicamente dalla Cina e dall’India.

Il trascinarsi della guerra in Ucraina significa per l’Europa lo sfinimento economico e per la Russia la dipendenza dalla Cina e dall’India.

Lo scenario ci consegna il totale fallimento della finanza neocon, che voleva (e vorrebbe) far esplodere la Russia per farne, possibilmente a pezzi, la miniera a disposizione dell’Occidente.

Oggi, e lo ha capito Trump, ma non lo vogliono capire gli idioti europei, un crollo della Russia non significherebbe Mosca a disposizione dei finanzieri della Cupola, ma a disposizione di Cina e India.

Continuare a voler fare la guerra a tutti i costi, per gli europei, è puro masochismo idiota.

E di idioti in Europa c’è una discreta abbondanza.

Trump ha capito benissimo che un crollo di Mosca sarebbe il più grande regalo alla Cina e agisce di conseguenza, alla faccia dell’agglomerato di idioti che gestiscono la politica europea.

Se facciamo un giro d’orizzonte, vediamo che mercoledì Narendra Modi ha fatto visita a Gerusalemme, inaugurando una nuova stagione politica che attiva il corridoio IMEC, alternativo alla Via della Seta, con effetti diretti su sicurezza, rotte commerciali ed equilibri mediterranei.

La mossa di Narenda Modi è resa possibile dal fatto che con la creazione del Board of Peace, Donald Trump ha, di fatto, esteso gli Accordi di Abramo, consentendo l’avvio di una delle fondamentali opere per il Medio Oriente e per l’Europa.

Mercoledì, per la prima volta, un premier dell’India ha preso la parola in una seduta plenaria della Knesset, il parlamento israeliano. Questa la novità alla quale guardare.

Israele

India e Israele, la più grande democrazia del mondo e l’unica democrazia in Medio Oriente, firmano un partenariato strategico a tutto campo, con una forte implicazione politica, economica e militare in tutta la regione.

L’accordo progetto di IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, rappresenta la vera alternativa alla Via della Seta di Pechino e dà forza e sostanza all’accordo di libero scambio siglato fra India e Unione Europea.

IMEC è un progetto con una potenzialità straordinaria, che avvicinerà Mediterraneo e Oceano Indiano, creando un’unica grande regione con enormi potenzialità economiche e di sviluppo.

IMEC

 

La rete di connessioni mare/terra/mare fra l’India, la penisola arabica, il porto di Haifa (già oggi controllato dal gruppo indiano Adani) e il sistema dei porti del Mediterraneo (Pireo e Trieste) permetterà di bypassare le strozzature geopolitiche degli stretti di Hormuz e Bab el Mandab, il canale di Suez, creando una connessione geo-economica e geo-politica che cambierà in modo radicale il panorama del grande Medio Oriente.

Con gli accordi siglati in Israele da Modi, nasce una grande alleanza che scommette sulla pace e la stabilità del Golfo, che punta ad estendere a nuovi Paesi gli Accordi di Abramo e che mira a realizzare un’alleanza politica e militare fra le democrazie di India e Israele, le monarchie sunnite del Golfo e i Paesi europei del Mediterraneo.

Il nuovo accordo India Israele chiude definitivamente le mire espansioniste dell’Iran, dichiarando fallito il

progetto della Mezzaluna Sciita di Teheran, con annessi proxy e chiude le porte del Medio Oriente alla Cina.

La Russia abbozza, in quanto ha rapporti non solo con l’Iran e ha interessi nel Mediterraneo da salvaguardare, a cominciare dalle basi in Siria, per arrivare a quelle in Libia. Del resto la Russia ha ottimi rapporti con l’India e buoni con Israele.

L’Iran è un partner per Mosca, ma non è detto che debba smettere di esserlo se ne vanno gli ayatollah.

La nuova alleanza tra Israele e l’India avrà anche effetti nel Corno d’Africa, grazie allo storico riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, e può fondarsi anche su un pilastro mediterraneo, con l’accordo sulla sicurezza e difesa siglato fra Israele, Cipro e Grecia.

Il nuovo assetto del Medio Oriente però presuppone il disarmo totale dell’Iran.

IMEC è un corridoio multimodale, che collega l’India all’Europa attraverso un sistema logistico integrato che arriva via mare negli Emirati Arabi Uniti, taglia la penisola araba in ferrovia e arriva in Israele, da dove riparte via mare per ogni altra destinazione. Non è soltanto una ferrovia, ma la ferrovia ne è il nucleo geopolitico principale, per due motivi.

Una ferrovia è un obiettivo facilmente attaccabile e, pertanto, l’Iran, alleato della Cina, potrebbe attaccarlo e metterlo fuori uso con i pretesti più vari.

Costruire e far funzionare IMEC è un matrimonio politico tra i partecipanti che investono le proprie infrastrutture o il capitale per costruirle. Molto è stato già fatto.

Negli Emirati è già operativa Etihad Rail; l’Arabia Saudita ha investito nella propria rete est-ovest; Israele ha rafforzato il porto di Haifa, oggi parzialmente gestito dal gruppo indiano Adani Ports.

Il corridoio prevede inoltre infrastrutture energetiche e digitali parallele alla linea ferroviaria: pipeline per l’idrogeno, cavi in fibra ottica, connessioni dati ad alta capacità.

Possiamo pensare che l’Iran continui ad esistere come agente terroristico capace di mettere in discussione la Via del Cotone?

Qui, sta, il problema. O se ne vanno gli ayatollah o si devono cacciare. Non c’è altra alternativa.

Donald Trump vuole smantellare il potenziale bellico per impedire alla repubblica islamica di arrivare alla produzione della bomba atomica. “Non permetterò mai – ha detto Trump – che l’Iran abbia armi nucleari. Già dispone di missili per minacciare l’Europa e in futuro potrà raggiungere gli Usa”.

Questa la linea rossa che Trump ha tracciato nel discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso.

“Stiamo trattando: vogliono un accordo, ma non abbiamo ancora sentito le parole segrete… ‘non avremo mai un’arma nucleare'”, ha detto. Sullo sfondo, la prospettiva di un attacco americano. Gli Stati Uniti continuano a vagliare una serie di opzioni: dall’azione mirata contro obiettivi specifici all’offensiva più ampia, con possibili ricadute sulla stabilità del regime degli ayatollah.

Marco Rubio ha detto che Teheran sta anche “certamente cercando di realizzare missili balistici intercontinentali. L’Iran possiede un numero molto elevato di missili balistici, in particolare missili balistici a corto raggio che minacciano gli Stati Uniti e le nostre basi e partner nella regione. E tutte le nostre basi negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, in Bahrein.

Possiedono anche risorse navali che minacciano la navigazione e cercano di minacciare la Marina statunitense. Si tratta di una minaccia insostenibile, una minaccia grave”. Tuttavia, ha aggiunto il Segretario di Stato, “la diplomazia non è mai esclusa”.

Il vice presidente degli Stati Uniti J. D. Vance che, secondo le indiscrezioni, all’interno dell’amministrazione Trump è tra i meno favorevoli all’attacco ha detto a Fox News, che sebbene gli USA intendano cercare di “raggiungere l’obiettivo con mezzi diplomatici”, il presidente ha anche il “diritto” di ricorrere all’azione militare. “Non si può permettere al regime più folle e peggiore del mondo – ha detto Vance – di avere armi nucleari”.

L’eliminazione del regime teocratico fatto da una masnada di delinquenti è l’elemento fondamentale per un nuovo assetto del Madio Oriente, elemento essenziale per un nuovo assetto del mondo.

L’Ucraina, nel frattempo può aspettare, di sproloquio propagandistico in sproloquio propagandistico, mentre la gente muore a l’Europa si fa male da sola. Gli idioti abbondano.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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