Ieri è iniziato il confronto sulle riforme tra il governo e le opposizioni, le quali cheappaiono compatte, con il Terzo polo che fa trasparire una disponibilità a discutere.
La distanza che divide maggioranza e opposizioni è sensibile, e non sta solo sui temi che dovranno essere affrontati (presidenzialismo, premierato e quant’altro), ma sulla prova di forza che il premier intende fare su argomenti che le stanno a cuore e sui quali concedere margini di movimento ben ristretto a chi non la pensa come lei.
La ricerca di una formula che consenta a chi governa di farlo, liberandolo da ricatti, condizionamenti e dispetti è palese in Giorgia Meloni che, forte dei numeri che vanta in Parlamento, fa la voce grossa e, anche se mostra la volontà di dialogare, non dà certo l’impressione di volere avviare con le opposizioni una trattativa che stravolga quel che ha in testa lei.
La distanza che divide maggioranza e opposizioni è sensibile, e non sta solo sui temi che dovranno essere affrontati (presidenzialismo, premierato e quant’altro), ma sulla prova di forza che il premier intende fare su argomenti che le stanno a cuore e sui quali concedere margini di movimento ben ristretto a chi non la pensa come lei.
La ricerca di una formula che consenta a chi governa di farlo, liberandolo da ricatti, condizionamenti e dispetti è palese in Giorgia Meloni che, forte dei numeri che vanta in Parlamento, fa la voce grossa e, anche se mostra la volontà di dialogare, non dà certo l’impressione di volere avviare con le opposizioni una trattativa che stravolga quel che ha in testa lei.
La Meloni ha dichiarato ”Basta con le legislature ostaggio di chi cambia casacca. Il governo dialogherà con i rappresentanti dei partiti sulle riforme istituzionali necessarie all’Italia. Intendiamo ascoltare attentamente ogni proposto o critica, nel corso di quello che consideriamo un confronto importante per la nostra democrazia e per approvare misure improrogabili per il bene dei cittadini e della Nazione”.
Le distanze ci sono, la Meloni auspica il premierato, mentre Pd, Cinque Stelle e il resto della Sinistra si preparano alle barricate, con Italia Viva che mostra una disponibilità. La Lega che, con il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, precisa che voterà quel che c’è nel programma del centro-destra, ovvero l’elezione diretta del presidente della Repubblica, ma sul resto si deve discutere.




