Home Politica BONACCINI E L’ALLEANZA DEI FUORI GIOCO

BONACCINI E L’ALLEANZA DEI FUORI GIOCO

0

Si chiama “Energia Popolare”, la nuova corrente del Pd inaugurata da Stefano Bonaccini, ma sin dal suo esordio si presenta come una squadra fuori gioco, perché i giochi si svolgono altrove.

Il simbolo della “panchina” è Romano Prodi, il quale, al netto di quel che ha detto, è il rappresentante della linea ulivista storicamente ormai sconfitta e di quell’accordo con Massimo D’Alema bocciato ripetutamente dagli italiani, che non ha più ( e non avrà) il minimo di credibilità all’estero.

La politica dei vari governi ulivisti ha navigato opportunisticamente tra Nato, Usa, Unione Europea e Cina, mantenendo un approccio subordinato a tutti gli interessi meno che a quelli dell’Italia.

Dall’incontro sul Britannia, alla svendita del patrimonio pubblico italiano, al bombardamento della ex Jugoslavia, alla firma dei memorandum con la Cina per la Via della Seta, alla conduzione della vicenda pandemica, le maggioranze uliviste hanno indotto gli italiani a disfarsene con una nettezza tale che fa presumere che, per tutta la legislatura, al Pd non resti molto da fare se non attrezzarsi ad un’opposizione che non sia quella, incomprensibile, che proclama ogni giorno Elly Schlein.

Ricostruire un partito riformista rimettendo in prima fila i vecchi protagonisti ulivisti che hanno portato alla disfatta consegna “Energia Popolare” di Bonaccini ad essere, sin dall’inizio, una squadra fuori gioco, ossia esclusa da ogni possibile campionato, fosse anche quello dell’oratorio di Cesena.

Uno dei fondamentali della politica è relativo alla postura estera e qui “Energia Popolare” ha ben poco da sperare.

La legittimazione internazionale è passata di mano e ora è saldamente nelle mani di Giorgia Meloni.

Lo dimostra la Conferenza sulle migrazioni in svolgimento alla Farnesina, così come lo dimostra, ancora di più, il fatto che Joe Biden incontrerà giovedì 27 luglio il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Casa Bianca per “riaffermare i forti legami fra Stati Uniti e Italia”.

La conferma è arrivata ieri dalla Casa Bianca, la quale ha sottolineato che i due leader “discuteranno dei loro interessi strategici comuni, inclusi l’impegno condiviso a continuare a sostenere l’Ucraina, gli sviluppi in Nord Africa e una più stretto coordinamento transatlantico riguardo alla Cina.

I due parleranno inoltre della prossima presidenza italiana del G7 nel 2024″.  

Anche la legittimazione della Nato, che l’Ulivo (governi Dini e D’Alema) aveva ricercato servilmente accettando supinamente di bombardare la ex Jugoslavia, è passata interamente di mano. Oggi non v’è dubbio che Giorgia Meloni sia saldamente connessa, non solo come Presidente del Consiglio italiano, ma anche come leader di Ecr, il partito dei conservatori europei, che potrebbe, a breve, diventare forza di governo anche nell’Unione Europea.

La coalizione ulivista e il Pd sono stati per anni la succursale dell’Unione Europea a trazione franco-tedesca, inchinandosi a qualsiasi diktat di Bruxelles e sfornando, al fine di essere ossequienti, governi tecnici adatti alla bisogna.

Oggi, con una possibile svolta a destra dell’Unione Europea, che vede il leader dei socialisti Frans Timmermans abbandonare la nave che affonda, il Pd si trova anche senza sponda in Europa.

La stessa Ursula von der Leyen, che ha seguito Timmermans su tutte le follie green e climatiche, sta cercando una sponda a destra per tentare di rimanere a galla, in quanto esponente del Ppe anche con una coalizione con Ecr. Non a caso si sta dando un gran daffare nel seguire il programma di Giorgia Meloni nei confronti del Mediterraneo allargato.

Schlein, dispiace farlo notare al povero Bonaccini, in fondo è la sola novità, quella che porterà il Pd ad essere un partito radical chic, gender fluid, minoritario, ma in linea con Ocasio-Cortez e la follia della sinistra USA. Schlein una sponda da c’è l’ha: il suo è un partito che esercita la gestazione per altri, una sorta di utero in affitto, il quale ha in gestazione un pargolo sorosiano, armocromico, incomprensibile ai più, ma ben radicato nella sinistra Dem Usa.

A Bonaccini cosa rimane? Energia popolare? L’energia del popolo è andata a destra. A sinistra sono rimasti i seguaci del populismo alla Masaniello, ben incardinati nel M5S alla Giuseppe Conte e gli abitanti di un mondo radical chic caviar champagne che si accoppia con tutto quel che c’è di fluid gender, cancel culture, black lives matter, woke e via discorrendo.

Se l’energia popolare del Pd è questa, la sua interprete naturale è Elly Schelin. Se l’energia popolare è quella della componenti produttive del paese (operai, ceto medio) queste sono già andate da tempo e difficilmente torneranno.

Bonaccini può sperare in qualche sopravvivenza dello zoccolo duro territoriale, ma niente di più. Anche di territorio ne rimane poco.

In ogni caso, l’aver portato Prodi all’assemblea fondativa di Energia Popolare è stata la dimostrazione che più che ad un possibile futuro politico, il destino di Bonaccini è quello del circolo dei reduci di una stagione passata, ormai definitivamente finita.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui