
Da qualsiasi parte la si guardi, la tornata elettorale spagnola consegna il destino di qualsiasi futuro governo nelle mani dei partiti indipendentisti catalani e baschi.
Per ora la prima mossa la dovrebbe fare il PP, il cui leader, Alberto Núñez Feijóo, ha annunciato che negozierà con i gruppi parlamentari e cercherà di formare un governo. Per questo ha chiesto che nessuno “blocchi” i suoi sforzi.
Il leader del PP ha ricordato che “nessuno ha governato in Spagna senza aver vinto le elezioni”.


Il PP ha ottenuto 136 seggi. Pur avendo la maggioranza relativa non è facile che formi una maggioranza parlamentare in quanto ha 170 deputati con Vox (33) e UPN (1) e ne mancano sei per la maggioranza. Un altro voto potrebbe arrivare da Coalición Canaria (1) che si colloca a destra, anche se non ama Vox.
Siamo a 171 e ne mancano 6 per fare 177, ossia un voto in più della maggioranza.
Un contributo al quorum potrebbe arrivare dal Partito nazionalista basco (EAJ), che ha cinque seggi ed è una formazione di ispirazione democratico cristiana, ma pare che abbia già deciso di guardare a sinistra.
Il PSOE (122) ha abbastanza seggi per proporre un’alternativa (se Feijóo dovesse fallire); , raggiunge infatti con il suo alleato maggiore (Sumar) i 153 seggi e con i vari cespugli potrebbe approssimarsi alla quota maggioritaria, ma ha comunque bisogno dei voti di Junts, il partito di Puigdemont e degli altri partiti indipendentisti, diventati, secondo i molti osservatori, gli inaspettati arbitri della situazione.
Con queste cifre, Sánchez potrebbe giurare al secondo turno e formare nuovamente un governo di coalizione progressista condannato a cedere continuamente ai movimenti indipendentisti per garantire la governabilità del Paese.
Rimane inoltre il fatto che al Senato il PP ha la maggioranza assoluta.

Non è improbabile che gli spagnoli siano chiamati a tornare alle urne abbastanza presto.
I risultati elettorali sono significativi per quanto riguarda la posizione della Spagna in Europa, dove attualmente ha la presidenza di turno che, dalle urne, esce indebolita, chiunque sia chi governerà il Paese.





