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CASO ZAKI, FIGLI E FIGLIASTRI

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di Bruno Chiavazzo

Allora, Patrick Zaki è stato graziato dal presidente egiziano, dopo essere stato condannato a tre anni di carcere per aver sostenuto in alcuni post, apparsi sui social, i diritti e la libertà religiosa per la chiesa cristiana copta in Egitto, a cui appartengono i suoi genitori e la sua famiglia.

Laureato in farmacia in Germania, Patrick stava studiando a Bologna per un master in “studi di genere”, un corso in cui si esplorano i trattamenti di genere e della sessualità umana in vari contesti teorici e pratici. Anche se, all’atto pratico, non ho capito bene a cosa possa portare un master in queste tematiche, è stata una sua legittima scelta e meno male che l’ha potuta fare in Italia.

Comunque la storia la conosciamo tutti, l’arresto, la detenzione, i processi, la condanna e la grazia. Che l’Egitto non sia proprio una democrazia liberale lo sappiamo molto bene, il presidente è un generale e l’esercito fa quello che vuole. La miseria è tanta, come la violenza e la repressione contro chiunque si azzardi a mettere in discussione il potere costituito.

La mia domanda è: ma se Patrick non fosse stato uno studente dell’Università di Bologna ci sarebbero stati i moti di protesta a cui abbiamo assistito? Quanti studenti, sindacalisti, intellettuali sono rinchiusi nelle carceri egiziane senza che nessuno, nel mondo libero occidentale, faccia alcunché per liberarli? Che ci sia stata una “coloritura politica” della vicenda Zaki per mettere in difficoltà il governo italiano diventa lecito pensarlo, dopo che una volta ottenuta la grazia, lo studente ha rifiutato di tornare in Italia con un volo messo a disposizione dalle autorità italiane. Ha preferito prendere un volo di linea e domani dovrebbe atterrare a Milano, evitando così di stringere la mano alla Meloni che aveva annunciato “urbi et orbi” in diretta la grazia, dopo una telefonata del presidente egiziano.
I suoi avvocati, gli stessi che hanno assistito impotenti alla condanna, hanno comunicato la volontà del loro assistito all’ambasciata italiana del Cairo, che ora dovrà garantire la sua incolumità, visto che nonostante la grazia in patria non può dirsi al sicuro.

Misteri della politica italiana, c’è chi dice che per Patrick è pronta una candidatura alle prossime europee nelle file del PD, qualche altro che l’arrivo a Bologna e le manifestazioni di giubilo devono rendere chiaro che Patrick è stato liberato per la pressione “popolare” e non per l’impegno del governo.

Insomma la solita “ammuina” italiana, prima che qualche altro evento scalzi dalle cronache il buon Patrick e le sue vicende.

Autore

  • Redazione

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